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Il geco Alfonso come i migranti di Alfano: rifiuta di farsi rimpatriare. Dubbi etici e intenti criminali. Episode 2.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

FV003di Rina Brundu. L’antefatto è noto. Ieri, giorno di Ferragosto, mi è entrato un geco in casa, spaventandomi a morte, disturbando il mio lavoro e la concentrazione, occupando il salotto, rifiutando di farsi identificare e rimpatriare. Il peggio è che in salotto ha passato pure la notte che io invece ho trascorso insonne.

Ma se ha rifiutato di farsi identificare come so che si chiama Alfonso? Di fatto non lo so ma io sono animista come gli indiani americani e come il grande Fabrizio De André: dò un nome ad ogni essere, cosa, pianta o minerale che sia. Il nome Alfonso mi è venuto in seconda battuta, la prima idea era di chiamare il geco Alfano, ma poi mi è parso brutto, irrispettoso: del resto, il povero animaletto ha avuto solo la sfortuna di entrare dalla portafinestra sbagliata, mica è stato inconcludente ministro degli interni per più di due anni ormai.

Battezzarlo è stato inoltre quanto mai necessario, se non altro per parlargli, tentare di convincerlo a tornare sui suoi passi… con le buone. Il fatto è che avere un geco in una casa dai muri immacolati è terrorizzante come fu l’avventura dei protagonisti di “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie nella villa ultramoderna solitaria su atollo remoto. Insomma, non ci sono crepe, increspature nella parete, angoli bui dove potrebbe nascondersi, ne deriva che l’indesiderato ospite é sempre in stato di allerta vigile, pronto ad attaccare, proprio come i migranti watussi alfaniani e proprio come me.

Il fatto è che, per quanto innocuo, per quanto utile, ancora non mi sento di condividere la casa con un estraneo. Non sarebbe meglio ognuno a casa sua? Lui nell’antistante prato dedito a cacciare mosche e zanzare, io nel mio salotto davanti al computer intenta a sparare cazzate online. Qualcuno dei miei conoscenti ritiene che non stia mostrando spirito cristiano di carità; dicono che dovrei essere più accogliente, trattare, coinvolgere Bruxelles se possibile, darne nota a Salvini, condividere un pasto o due nell’attesa che il renzismo risolva.

Sarà, ma io non ho tutta questa fiducia governatizia e la mia decisione l’ho già presa: gli ho dato altre 18 ore, proprio come Shauble a Tsipras e poi inizierò a spruzzare ovunque il disabituante per gechi che sto andando a comprare. So già di condannarmi ad eterno inferno salvinico ma anche l’idea di imperituro paradiso renzistico-alfaniano non mi sorride proprio. Parafrasando Einstein in punto di morte dico anche io che “Qui finisce il mio compito”. O quasi. Geco avvisato mezzo salvato…

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4 Comments on Il geco Alfonso come i migranti di Alfano: rifiuta di farsi rimpatriare. Dubbi etici e intenti criminali. Episode 2.

  1. Ed ora vengo a conoscenza che c’è un prototto per i gechi? il mio appartamento e quasi sempre subaffittato ai gechi? che famigliuola felice che sono, peccato che non lo sia io. Ne sono terrorizzata, o io o loro. Mi sai consigliare legalmente come si cancella un contratto di subaffitto? 🙂

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