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Grilli alla meta, dalla parte dell’onestà (3) – Sul problema dei migranti e sulla Sindrome renzistica del SILENZIO da Machiavelli a Manzoni.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni

di Rina Brundu. Il trucco è datato. È datato sia nel senso che da tempo neppure i manuali di management più scriteriati suggeriscono la presa di distanza “fisica” dal disastro X o dal problema Y del natural born leader per rimarcare una distanza ideale, ed è datato perché il renzismo non è nuovo a simili obsolete strategie da conclamata furbizia italica che costituiscono piuttosto la spina dorsale di una sua possibile dottrina politica. Per tutti basti ricordare il caso eclatante dell’ultima alluvione genovese, laddove ogni quotidiano degno di questo nome avrebbe pagato all’audace papparazzo una foto di Matteo Renzi in quel di Genova ben più cara di quanto sborsarono i tabloid inglesi per il primo bacio tra Lady Diana e Dodi Fayed.

Che poi neppure il silenzio renzistico sulla questione migranti è cosa nuova, quanto piuttosto altro emblema del modus governatizio di fare politica: facciamo finta di battere i pugni in Europa che tanto li nessuno ci prende sul serio e nel dubbio meglio tacere. In questo senso uno dei campioni avvinti dalla Sindrome del Silenzio è il nostro Ministro degli Interni Angelino Alfano che iniziò a tacere subito dopo avere essersi lamentato con le telecamere di Report (Rai3) di come certi giganteschi watussi africani rifiutassero di farsi identificare all’arrivo in Italia e fosse praticamente impossibile “convincerli”.

L’altra opzione naturalmente è sviare l’attenzione e parlare di Riforma del Senato che, inutile dirlo, è l’argomento di cui si discute in ogni casa italiana. Senza dimenticare però che a dispetto della congiura del silenzio imposta dall’alto, il paese è piccolo e la gente mormora. Mormorano tutti e tutti si sentono autorizzati a farlo come è costume nei regimi similanarchici, inclusi i vescovi cattolici italiani che anziché seguire le orme pastorali di Papa Francesco, non perdono il vizietto di intervenire in questioni politiche interne (chissà come avrebbe reagito Peppone??), nell’atavica certezza che chi semina raccoglie e che in una nazione funestata da superstizione religiosa conclamata il raccolto non potrà mai essere troppo cattivo.

Detto questo, sempre in tema di lotta contro la superstizione (anche politica) – e a proposito di uno dei problemi sostanziali (altro che alluvione genovese, altro che drama dei migranti!), che sembrerebbero avere afflitto Matteo Renzi dal tempo della sua ascesa al potere, il solo problema che non ha mai negato di avere, ovvero quello dei GUFI –  è ormai chiaro che l’unica speranza di salvezza per questa nazione afflitta dalla Sindrome del silenzio, nonché dalla Sindrome del parlare a vanvera pur di non concludere nulla e di non accollarsi responsabilità gestionali e politiche, afflitta da una dottrina nefasta, interessata, gattopardesca come niuna, l’affidiamo ai ragionamenti diversi dell’unico vero e grande Segretario fiorentino che si ricordi, Niccolò Macchiavelli. Di fatto applicando le “certezze” che offrono i suoi cogitamenti intellettuali ben provati, che non si sono rivelati mai fallaci, ovvero applicando la teoria machiavellica al “modus operandi” renzistico adottato fino a questo momento, è facile prevedere che non saranno solo i migranti ad affondare nel mare magnum inconcludente e politico-retorico che ci ammorba. Gufi o non gufi, il machiavellismo ci direbbe inoltre che tale shipwrecking dovrebbe avvenire anche molto presto e sarà definitivo. Quel giorno, per dirla col Manzoni, qualunque cosa pur di poter dire sospirando “io c’era”.