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Mario Draghi for President (2): Perchè l’Economist non titola “On why Germany is unfit to rule Europe”? E sulla prova multipla di leadership persa dal duo Merkel- Schäuble.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Helmut Kohl

Helmut Kohl

di Rina Brundu. La premessa è d’obbligo: il comportamento dei greci durante le fasi più acute della crisi finanziaria che li ha riguardati è imperdonabile e indifendibile, prima e dopo, durante il Referendum. Detto questo bisogna riconoscere che Alexis Tsipras, soprattutto da quando ha preso le distanze dal ministro dandy Yanis Varoufakis, ha dato prova di grande capacità di leadership. Lo ha fatto sia durante le trattative con i creditori europei (epica la provocazione quando si è tolto la giacca e l’ha offerta alla Merkel quale sinistro totem a ricordo), sia subito dopo, in fase post-accordo, dandosi subito da fare per rispettare gli impegni presi, e nonostante le defezioni all’interno del suo stesso partito.

A ben guardare dunque, Tsipras è senz’altro uno dei vincitori di questa memorabile gigantomachia. Gli altri “eroi” non sono comunque pochi e vanno dallo straordinario Mario Draghi cuore-d’oro tra gli squali finanziari, al Barack Obama in piena corsa per l’ennesima beatificazione in piazza San Pietro, al Vladimir Putin apparentemente illuminato sulla strada per Atene (o di un qualsiasi porto russo sul Mediterraneo), alla Christine Lagarde di un Fondo Monetario Internazionale evidentemente più accorto dell’Unione Europea in materia finanziaria, al miliardo e mezzo di cinesi che più o meno direttamente hanno tifato per la Grecia (e incidentalmente tifato per evitare un’altra congiuntura economica tanto disastrosa da danneggiare seriamente anche la traballante economia della loro potentissima Terra-di-Mezzo).

Tutti vincitori dunque? Tutti eroi? Non proprio. Ci sono anche gli sconfitti, naturalmente. Tra gli altri, alcuni apparentemente abitano nell’egoistica albione governata da Sua Maestà britannica (ma questo non ci sorprende), fermo restando che la maggior parte sono sicuramente residenti in Germania. Ironia a parte, si fa davvero fatica a comprendere come una donna dalle grandi capacità quale è Angela Merkel, possa avere dato la deprecabile prova di leadership che ha dato. Riesce davvero difficile capire come abbia potuto lasciarsi calpestare senza opporre troppa resistenza convinta da uno “squalo” della risma di Wolfgang Schäuble, il quale più il tempo passa più pare essere in preda alle nevrosi dell’anti-eroe hitleriano degli ultimi giorni straordinariamente interpretato da Bruno Ganz in “Der Untergang” (2004).

E che dire del fatto che non si è sentita la voce di alcuna azienda tedesca – che vende i suoi prodotti in tutta Europa – raccontare che esiste anche un’altra Germania? Che dire della modalità quasi da principianti con cui la maggior parte dei tedeschi eletti ed elettori, establishment e asinai, hanno buttato fango e danneggiato per lungo, lunghissimo tempo l’immagine del loro paese? In realtà, a cose fatte c’é poco da dire, se non che la redazione del “The Economist” dovrebbe decidersi a scriverlo quell’articolo dal titolo necessariamente obbligato: On why Germany is unfit to rule Europe. Perché non lo fa? Perché non lo scrive? Misteri.