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Renzi alla prova della legalità

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

rrrdi Gigi Montonato. Ci sono tre importanti opportunità per la politica di dimostrare che si vuole veramente cambiare per quanto riguarda il rispetto della legalità, che le parole spese in campagna elettorale non sono le solite chiacchiere, tante volte propinate ai cittadini.

La prima è la questione De Luca, neo governatore della Regione Campania, che, in base alla legge Severino, deve essere sospeso. La seconda è il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale sul rimborso ai pensionati per il blocco della indicizzazione voluto dal governo Monti. La terza è la gravissima questione di “Mafia capitale”, che sta rivelando un marcio ben oltre quello che in un primo momento si pensava che fosse.

Nel primo caso non ci sarebbe nulla da obiettare. C’è la legge, deve essere applicata. Ha detto di recente Massimo Cacciari: “Allo stato la legge è chiara: non capisco come possano sfangarsela con l’elezione di De Luca o presentando persone che sono chiaramente incompatibili con le norme approvate. Se la Severino è sbagliata, Renzi la cambi; ma finché è in vigore, siamo in una situazione di illegittimità”. (“Corriere del Mezzogiorno”, 5 giugno).

La cambia, professore? Così, di punto in bianco, siccome a subirne le conseguenze è il suo partito? Eh, no. In ragione della legge Severino, Berlusconi perdette il seggio al Senato; e non fu certo solo questo il danno, ma anche e soprattutto l’umiliazione subita da un personaggio così importante da lambire le istituzioni che aveva rappresentato. Berlusconi fu fatto fuori con estrema disinvoltura da quattro (il riferimento è alla Commissione che ne decretò la cacciata) parlamentari che se pure moltiplicati per se stessi non raggiungono una unità considerevole del livello dell’ex Cavaliere. Perciò, De Luca deve essere sospeso o, in caso contrario, non è la legge Severino che impera in Italia ma la legge Pulcinella. Solo la sua applicazione sistematica può nobilitare la grande cacciata dal Senato di un più volte Presidente del Consiglio. Va dato atto che Renzi ha dichiarato che non ci sarà nessun aggiustamento della legge in favore di De Luca. “Noi – ha detto – non facciamo leggi ad personam”. Ma non si può tacere sul comportamento truffaldino del Pd, di cui Renzi è segretario nazionale. Il Pd ha fortemente voluto De Luca a candidato, pur sapendo che per la legge Severino non poteva fare il governatore, per poter vincere le elezioni, strappare un’altra regione al centrodestra. E De Luca ha vinto, sia pure di poco e soprattutto coi voti di transfughi di destra. Una storiaccia, che nessuna sospensione di De Luca può cancellare. Una storiaccia scritta anche da Renzi.

Nel secondo caso, la questione è ancor più dirimente: lo Stato deve applicare le sue leggi anche quando gli costano dei soldi importanti. E’ inutile entrare nel merito della sentenza della Corte Costituzionale, appigliarsi al danno finanziario derivante dall’applicazione di quella sentenza, recriminare per una sentenza diversa che non c’è stata. Cosa fatta – diceva Malaparte – capo ha. Anche qui se il governo pensa di uscirsene con il “bonus” del primo di agosto e solo per alcune fasce di pensionati, come Renzi ha fatto sapere, dimostra di essere il primo a non avere rispetto delle leggi.

Quanto al terzo caso, quello di “Mafia capitale”, la via d’uscita è obbligata: il sindaco di Roma Marino deve dimettersi, per poter azzerare tutto e iniziare un percorso nuovo, sperando che gli addentellati emersi con la Regione, governata dal dem Zingaretti, e con lo stesso governo per via del sottosegretario Ncd Castiglione, siano poco rilevanti. La tesi secondo cui tutto il marcio è incominciato col Sindaco Alemanno e che col Sindaco Marino è iniziata l’operazione bonifica è smentita dai nomi dei coinvolti e dalle date che rimandano a precedenti amministrazioni, tra cui quella di Walter Veltroni. Ma c’è una ragione che dovrebbe convincere tutti a che Marino lasci ed è quella paventata dal Prefetto di Roma Gabrielli, il quale potrebbe sciogliere il Consiglio Comunale romano per mafia. E questo sarebbe veramente il massimo dello scorno nazionale.

E’ soprattutto sul fronte della legalità che il sistema Italia rischia di precipitare. Ormai è acclarato che la corruzione è diffusa a tutti i livelli, che non c’è luogo della pubblica amministrazioni dove non si lucri. E’ un dato di fatto che la politica non ha gli anticorpi per uscire da questa sua caduta verticale.

Sbaglieremmo se dicessimo, però, che tutti i politici e a tutti i livelli sono corrotti. E’ sui pochi o molti politici onesti e determinati che il Paese conta di superare la difficile congiuntura morale. Il rispetto della legalità è prioritario al punto che concedersi anche la più innocente e insignificante delle flessioni può mettere in dubbio la limpidezza dei propositi.

Ecco perché la difesa della giunta Marino a Roma da parte del Pd è assolutamente inopportuna e nociva. Qui non si tratta di procedere al rispetto della legalità senza venir meno agli interessi di parte, ma al contrario è necessario dimostrare di anteporre agli interessi di parte il trionfo della legalità, senza sotterfugi e calcoli.

Renzi, dopo il voto alle Regionali, al di là dei suoi consueti toni trionfalistici e della riduzione del risultato politico alla stregua di una partita di calcio, ha subito una battuta d’arresto, che non è sfuggita all’inglese “The Economist”, che ha commentato: Renzi “ha perso smalto” e non può davvero fare in Italia quello che la Thatcher fece ai suoi dì in Inghilterra.

La prova della legalità perciò è fondamentale non solo per Renzi ma per tutta la politica italiana se si vuole riportare nel Paese quell’entusiasmo partecipativo della Prima Repubblica, se si vuole far recuperare agli italiani la fiducia nelle istituzioni.

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