PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Ma una riforma sul provincialismo mediatico, no? Sulla Sindrome Supermario Bros e sull’anti-italianismo austro-ungarico all’Eurofestival.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Image2di Rina Brundu. Ieri si è consumato un piccolo dramma in quel di Vienna, un dramma di cui non si troverà traccia nei giornali italiani, sia in virtù dell’usato modus di nascondere la notizia che non risulta gradita sia perché per accorgersi dello stesso bisognava essere sintonizzati su trasmissione in lingua inglese e capire quella lingua. Che accadde? Diciamo che IL VOLO, il gruppo di giovani tenori in partecipazione al 60simo Eurovision Song Contest, ospitato dagli austriaci dopo la vittoria di Conchita Wurst nel 2014, non ha riscontrato molte simpatie e nonostante in tantissimi abbiano riconosciuto le loro qualità canore (sono arrivati terzi), i tre ragazzi sono stati un poco bistrattati.

Chi guardava dall’Irlanda ha certamente notato l’entusiasmo freddo dei commentatori irlandesi ogni qualvolta gli italiani venivano inquadrati, e sicuramente ha sentito l’infelice battuta di Conchita sui tre ragazzi de IL VOLO non così “good-looking” come le tre giovani (e bravissime, bisogna scriverlo) presentatrici austriache del programma. Ma in realtà erano i fischi e i “booh” che provenivano dal pubblico colorato e giovanissimo all’indirizzo dei nostri connazionali, gli elementi più fastidiosi. Tale è stata l’inciviltà nel comportamento che alla fine una delle presentatrici si è sentita in dovere di intervenire: “Ricordo che lo spirito dell’Eurofestival è quello di costruire ponti fra le nazioni, e che tutti debbono essere trattati con il dovuto rispetto”.

Naturalmente, un simile comportamento ti fa girare le scatole e se prima non potevi né vedere né sentire quei ragazzi, portatori di look a dir poco desueti e di modelli canori obsoleti che non sono nelle tue corde, non puoi non prendere subito le loro difese e mandare a quel paese tutto l’anti-italianismo austroungarico. Certo è però che chi è causa del suo male non può che piangere se stesso. Pur non considerando il look, lo stile datato, la musica d’antan, le scontate rime amore-cuore de IL VOLO, non sono poche le lezioni che l’Eurofestival ha dato al nostro stile provinciale. Impossibile per esempio non fare il paragone con Sanremo e impossibile non notare le due dimensioni profondamente diverse dentro cui queste manifestazioni vivono: tanto è mirato al cortile di casa il primo tanto punta al palcoscenico internazionale l’altro. Colpiva inoltre la capacità professionale delle giovani e spigliate presentatrici ciascuna in grado di parlare diverse lingue e dunque di fare sentire immediatamente a casa l’ospite.

Ma è proprio il caso di sottolineare in maniera così forte gli effetti di questa sorta di Sindrome Supermario Bros che ci affligge senza soluzione di continuità? Certo che lo è, perché come ogni malattia atavica che si rispetti, non fa sentire i suoi perniciosi effetti solo durante una manifestazione canterina che si scorda il giorno dopo, ma in tutto ciò che facciamo (il caso Expo docet – si veda nella featured image il poster size-lenzuolo che proprio quest’oggi campeggia sulla home del Corriere.it inquadrando cocomeri e ortaggi vari), finanche nelle cose della politica e incide sulla nostra possibilità di portare a casa il risultato con gli argomenti che contano davvero (valga per tutti la spinosa questione delle quote migrative).

Forse è quindi il caso – dato che siamo in piena epoca riformistica – di pensare ad una piccola riforma per eliminare once-and-for-all la sindrome provincialistico-mediatica che imperat e se si cominciasse eliminando frutta e ortaggi dalla home del nostro primo quotidiano sarebbe di sicuro un passo avanti sostanziale.