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Terms and Conditions May Apply e la sorveglianza di massa

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

tacmadi Felice Monda. “Terms and Conditions May Apply” è un documentario di Cullen Hoback dove si mostra come le aziende, il governo e le multinazionali utilizzano le informazioni che gli utenti forniscono per navigare su un sito, installare un app o usare un social network.

Giganti del web come Facebook e Google nel film vengono accusati di usare le informazioni dei naviganti del web per vendere prodotti pubblicitari. In tempi recenti anche Julian Assange ha affermato: “Google è diventato una versione privatizzata della NSA per la raccolta, l’archiviazione e l’indicizzazione dei dati delle persone” così denunciando la sorveglianza di massa. “Il modello di business di Google è fare la spia. Ricava l’80 per cento del proprio denaro attraverso la raccolta di informazioni sulle persone…prevede gli interessi e comportamenti degli individui e propone le informazione agli inserzionisti pubblicitari”, ha anche detto Assange.

Il documentario di Hoback quindi parla di una questione che da tempo accende focosi dibattiti ossia la questione della privacy su internet. In cambio dell’uso, solo apparentemente “gratuito”, di siti e social network si raccolgono miriadi di informazioni sugli utenti violando la loro vita, violando la loro privacy.

Internet che doveva essere un luogo di libertà diventa perciò il luogo della sorveglianza di massa, il luogo dove l’occhio del “Grande Fratello” è sempre ad osservarci. Persone come Steve Jobs e Bill Gates, i pionieri del web, oggi con le loro aziende supportano Google, Facebook e altri che, come già detto, svolgono un’opera di raccolta dati sui loro utenti dalle immani proporzioni.

Federico Rampini, giornalista e scrittore italiano, riferendosi alla navigazione in rete, parla di saccheggio delle informazioni, di violazione della privacy, di sfruttamento della condivisione libera delle informazioni. Secondo Rampini tutta l’economia digitale si basa sulla “firma” di un “patto col diavolo”, sulla firma di contratti che permettono l’uso di social network e siti avendo in cambio informazioni sugli utenti da fornire agli inserzionisti pubblicitari.

Quindi bisogna cominciare a chiedersi: cosa succede quando clicchiamo “accetto” nelle interminabili schermate dei termini e condizioni di utilizzo di giganti della rete come Google e Facebook? Cosa succede quando navighiamo su un sito, su un giornale on-line?

Il documentario di Cullen Hoback mira a farci capire che il “soft power” di internet, il “volto umano” della rete in realtà nasconde qualcosa di diabolico e mefistofelico: vendere la libertà in cambio della sorveglianza continua e indiscriminata.

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