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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Sul misterioso nuovo leader della destra italiana e sulle ospitate televisive di Silvio Berlusconi da Santoro a Fazio.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Qin Shi Huang

Qin Shi Huang

di Rina Brundu. “Io leader dei moderati? No, l’unico è Silvio...(...)... Non credo di essere all’altezza, è già molto che io sia qui a fare dichiarazioni” avrebbe detto Francesca Pascale, al secolo l’attuale compagna di Silvio Berlusconi, smentendo con decisione qualsiasi illazione che la vorrebbe futura leader dei moderati di destra. Nulla di eccepire: ottima risposta. Di fatto una simile posizione ci informa che la Pascale è persona intellligente che ha capito benissimo come si sta a questo mondo, in dati ambienti, ma ad un tempo ci rassicura che la politica italica non perderà nulla: di ben altra stoffa sono fatti i leader che fanno la Storia.

Difficile immaginare Ramses II, un faraone che dominò con il terrore e non esitò a rimodellare gli arcaici monumenti egiziani a sua immagine e somiglianza, nonché a costruirne di nuovi imponenti e giganteschi, dichiarare che il suo predecessore era migliore di lui. Tuttavia, quando si tratta di ricordare un leader capace di “radunare” le diverse anime dell’impero sotto un’unica insegna, il nome che viene subito in mente non può essere che quello di Qin Shi Huang (al secolo Ying Zhèng), il primo imperatore cinese. A maggior onore delle diverse fazioni destriste italiche, occorre dire che i 7 re dei 7 regni cinesi che esistevano nei secoli prima della nascita di Cristo in Cina, non erano proprio anime “moderate”, ma naturalmente Qin trovò il modo di portarli  a più miti consigli. Dopo l’unificazione dell’impero, Qin costrinse il popolo ad impegnarsi nella costruzione della sua tomba (un complesso funerario immenso, la cui sola piramide è grande quattro volte quella di Cheope), una “commessa pubblica” che indebitò il paese fino al collo e determinò la fine della stessa dinastia regnante.

Digressione lunga ma obbligata per dire che la leadership è cosa diversa da quella specie di mandato che Silvio Berlusconi sembrerebbe voler idealmente passare ad un qualche possibile, misterioso, futuro leader della destra. I leader veri emergono da soli, in virtù delle loro capacità e non attendono il beneplacito di nessuno, neppure di Silvio Berlusconi. A mio avviso  la verità recita che Berlusconi ha finalmente realizzato che la sua carriera politica è finita ma non riesce ancora a mollare la presa. Del resto, mercé la leadership di tipo machiavellico (in senso tecnico) che ha sempre preferito, e con la quale ha letteralmente tagliato la testa a qualunque voce libera e dissenziente all’interno dei vari partiti che ha costruito, è quanto mai logico che adesso si ritrovi circondato da una corte di soli yes-men interessati, adoranti e anelanti. Purtroppo però non è con questa tipologia di spiriti che si fa la storia della Politica, neppure nell’Italia della corruzione e della corrutela senza fondo.

Tutti coglioni quelli che mi hanno votato?”, fu con questa criptica domanda retorica senza possibile risposta che, nel gennaio 2013, Berlusconi lasciò il santoriano studio di “Servizio Pubblico” (La7), dopo un’epica battaglia dialettica con lo stesso conduttore e con l’arcinemico giornalistico Marco Travaglio. In quell’occasione il leader di Forza Italia non esitò a prendere il fazzoletto e a ripulire la sedia dove si era seduto Travaglio prima di sedersi a sua volta: lo farà anche con la poltrona che gli presenterà Fabio Fazio domani sera in quel di “Che tempo che fa” (Rai3)? Difficile: lo stile donabbondico faziano mal si concilia con il temperamento travaglico. Ma in verità è anche difficile capire quale sia il vero target di questa nuova “ospitata” televisiva berlusconiana: ritiene forse che la stessa sarà sufficiente a risollevare i destini della destra moderata allo sbando? Annuncerà la sua dipartita ufficiale dalla scena politica? O magari sarà proprio in questa occasione che rivelerà finalmente al mondo che guarda il nome di questo misteriosissimo futuro leader di destra?

Qualunque sia la verità ce n’é abbastanza per attendere con una data premura l’ora X e crepa d’invidia Michele Santoro. A meno che – in tema di leader forti che hanno fatto una differenza – Berlusconi non decida di fare come Caligola che convocò i più validi senatori romani a palazzo nel cuore della notte solo per intrattenerli con una sceneggiata teatrale. Nell’occasione sia quei nobili romani che i posteri si meravigliarono, per noi invece si tratterebbe solo di normale amministrazione, per la serie avanti un altro!

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