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Calcio femminile e sessismo – Sul perché se le accuse fossero confermate, il Presidente della Lega Dilettanti dovrebbe essere licenziato. Subito!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

imagesdi Rina Brundu. Premetto che sono vent’anni circa che – a parte i giorni dei Mondiali – non seguo più il calcio. Questo sport ha però segnato molti momenti della mia adolescenza, quando, anziché interessarmi di make-up, abiti trendy, dei bellocci della contrada preferivo guardare le partite di pallone, gli incontri di boxe con mio padre, il ciclismo, l’atletica in tv. Il calcio era il mio sport preferito come sovente avviene nelle nostre zone interne private di qualsiasi altro orizzonte d’attesa. Oggi come oggi mi dolgo di non avere avuto insegnanti di Fisica più capaci, maestri di vita in grado di insegnarti che oltre il tifo couch-potato c’é di più, anche se non rimpiango quei tanti guizzi di fanciullezza che al calcio sono associati nel ricordo.

Aggiungo che non amavo il calcio femminile, ma non perché lo consideravo meno valido (mi chiedevo, anzi, perché le calciatrici più brave non potessero entrare in una squadra maschile), quanto piuttosto perché ho sempre preferito gli incontri al vertice. Le squadre migliori che tendevano al massimo risultato, cosa che naturalmente avveniva solo nella Serie A professionistica o a livello Coppa dei Campioni (questo era il nome della Champions League ai miei tempi). In simil guisa infatti non ho mai seguito le avventure delle squadre maschili della serie B, C etc, etc; insomma, la “seconda fila” non accendeva il mio entusiasmo e anche questo è un male.

Detto ciò non si può che rimanere stupiti da quanto si legge in questi giorni a proposito dell’ultima diatriba sessista sul sofferto binomio calcio e donne. Raccontano i giornali che il Presidente della Lega Dilettanti, tal Felice Belloli, avrebbe dichiarato: “Calcio femminile? Basta dare soldi a queste 4 les*iche”. Si legge inoltre che la FIGC avrebbe aperto un’inchiesta. Bene. Si auspica che non appena chiusa l’inchiesta – se le accuse risultassero fondate – questo signore venga messo alla porta sedutastante e insieme a lui colui o colei che lo ha promosso su contanto scranno. Ad un tempo dovrebbero essere licenziati in tronco, senza se e senza ma, tutti i dirigenti che, a qualsiasi livello, lo giustificassero in qualsiasi modo.

In realtà quello che fa veramente rabbrividire in una simile dichiarazione (vera o falsa che sia), non è tanto l’opinione sulle cose del calcio femminile – ho già detto che io stessa non sono una fan e comunque ognuno è libero di pensarla come crede (anche se esistono responsabilità deontologiche da tenere in considerazione) -, ma il background ignorante, sessista, datato, obsoleto che fa il captioning ad un simile statement. Nel caso venisse accertata la veridicità delle “accuse”, l’unica domanda che bisognerebbe farsi é: come è possibile che in un tempo di crisi, con infiniti giovani brillanti, capaci, istruiti, dotati di senso civile compiuto e di senso del divenire, in cerca di lavoro, simili “cariche” vengano consegnate in mano ad individui che sembrerebbero rimanenze di magazzino di ere antidiluviane, dinosauriche, nonché emblemi spiacevoli dell’ultimo mezzo secolo italico vissuto all’insegna del nepotismo e del malaffare politico-amministrativo più provinciale?

È possibile, credo, perché siamo in Italia, in altri luoghi la poltrona sarebbe saltata tempo addietro, anzi, non sarebbe mai stata assegnata!

PS Se i siti che si occupano di calcio femminile togliessero tutto quel “rosa” dalla Home e la FIGC dai loghi come quello ripreso in questo articolo (vedi featured image), sarebbe comunque meglio: l’età vittoriana è finita un pezzo, anche il tempo del taglia e cuci da oratorio!

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