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Su «Quella Sporca Sacca Nera» del tortoliese Mauro Aragoni, western ogliastrino da 2000 Euro che ha vinto 6 premi al Los Angeles Webfest. E sui film italiani in concorso al Festival di Cannes.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

saccanera3di Rina Brundu. Togliamoci subito il dente che duole e parliamo del Festival di Cannes. Se non altro perché è da giorni che la Grande Stampa ci fa due maroni così con il tappeto rosso, le mise delle star, l’usata coreografia gossipara di contorno e, dulcis in fundo, le solite vergognose agiografie sulle produzioni italiche in partecipazione. “Ecco i magnifici tre italiani in concorso a Cannes” titolava giorni orsono il Corsera con tanto di fotografia immortalante i nostri mitici eroi: Moretti, Sorrentino e Garrone. Gli altri quotidiani non sono stati da meno dimenticando al solito di dichiarare la sovvenzione pubblica (per la serie e-io-pago) fatta da RaiCinema ad almeno due di quelle produzioni e soprattutto di esplicitare, chiarire in maniera definitiva i loro effettivi claims-to-glory: insomma, perché questi film dovrebbero rappresentarci? Perché dovrebbero vincere? Perché dovremmo guardarli oltre al fatto che sono film di registi italiani? A dire il vero da un punto di vista critico basterebbe anche chiedersi solo “perché?” ma la minima cortesia che sempre si deve detta legge altrimenti.

Dato che in diverse altre occasioni ho già espresso il mio parere sul cinema di Moretti, così come sulle peculiari dinamiche che determinano le vittorie in quel di Cannes e di Venezia non credo sia al caso di aggiungere altro. Mi limito a ipotizzare che probabilmente vincerà Moretti (o Sorrentino o Garrone) e che al prossimo Festival di Venezia noi renderemo il favore ai francesi come facciamo da una vita. Al solito il film vincitore non lo vedrà nessuno, finirà presto nel dimenticatoio con l’unica voce a ricordarlo che sarà quella “a debito” nel nostro bilancio pubblico.

saccanera1Per il resto non mi pare di avere dimenticato niente di importante, ma forse è stato anche per questi motivi che stamattina ho appreso con molto piacere dei 6 premi vinti al Los Angeles Webfest dalla webserie western ogliastrina “Quella sporca sacca nera” (The Dirty Blag Bag), webserie prodotta dal 27enne tortoliese Mauro Aragoni con un budget di 2000 Euro.

Sbaragliando subito il campo da qualsiasi fraintendimento, occorre dire che questa webserie in 4 puntate è ben lontana dalla magnificenza “finita” delle migliori scene girate da Sergio Leone, lo script non è degno di un post-it di Aaron Sorkin e sono diverse le “mancanze” lungo tutto il percorso “narrativo”. Tra le altre cito il tono epico delle voci strascicate che sa di comico e posticcio, gli attori protagonisti troppo ragazzi per risultare uomini maturi credibili, il gusto esageratamente horror kitch e gotico di numerose scene, i frequenti tempi-morti nel macrotesto che sanno di lento/lentezza anche creativa e le musiche similmorriconiane.

Tuttavia non sono pochi i suoi pregi. Straordinarie per esempio le immagini della sigla iniziale, quei panorami rarefatti, colorati, paradisiaci e tipici del meraviglioso territorio dell’Ogliastra interna. Bene la “fotografia” all-along, bene l’idea principale nel “plot” e anche la sua carica connotativa capace di creare significato. Soprattutto bene l’espediente tecnico del climax finale che cattura l’attenzione dello spettatore su livelli multipli e genera sostanziale catarsi. Spoiler alert per chi non ha ancora visto questo lavoro ma l’elemento “sorpresa” che caratterizza anche il risultato del classico, immancabile duello-western-risolutore è un guizzo geniale degno dei migliori professionisti di settore.

saccanera2Complimenti dunque a questi ragazzi per il loro ruolo di pioneri del cinema che sarà, per il loro dare ancora qualche speranza alle ragioni di quest’arte nobilissima, per il loro riuscire a non prendersi troppo sul serio, per l’immagine della mia terra che trasmettono, per la creatività, l’originalità e per il coraggio di “fare” senza i soliti espedienti italici degli accozzi politico-mediatici di cui sono emblema tante produzioni nostrane senza vera arte ne parte, ma in parte-cipazione a tutti i Festival di Cannes di ieri, di oggi e di sempre.

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Di seguito i links alle quattro puntate di “Quella sporca sacca nera” (The Dirty Blag Bag) di Mauro Aragoni da cui sono estratti anche gli screenshots a corredo di questo post.