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Renzi, nell’anno II dell’era renziana, da Cacciari a Camilleri.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Andrea Camilleri 2010 by Marco Tambara, source Wikipedia

Andrea Camilleri 2010 by Marco Tambara, source Wikipedia

di Gigi Montonato. A sentire Massimo Cacciari, Renzi sta facendo quello che avrebbe voluto fare Berlusconi. Lascia trasecolati la nonchalance con cui il filosofo lo dice. Appena qualche anno fa quello che voleva fare Berlusconi per tutte le sinistre dell’universo era ammazzare la democrazia. Letta (Enrico), uscendo dall’aula di Montecitorio per non votare il voto di fiducia all’art. uno dell’Italicum, ha detto: se una cosa del genere l’avesse fatta Berlusconi staremmo tutti in piazza. Dopo il terzo voto di fiducia ottenuto, Renzi, tanto per non smentirsi e con una buona dose di iattanza infantile, ha esultato: «Li abbiamo distrutti».

Renzi, dunque, vince. Per usare una terminologia calcistica, però, si potrebbe dire che vince ma non convince. La caterva degli ominidi che lo segue ragiona e si comporta ciascuno pro domo sua. Mica fessi, è in gioco il posto al Parlamento e per alcuni la carriera politica. Se fossi tu, che faresti? Io, ominide, che ha trovato il suo trascinatore, starei con Renzi! Io, uomo, che cammina con le sue gambe e il suo cervello, no.

Certo, non deve essere facile digerirlo per l’altra caterva di ominidi che negli anni berlusconiani hanno fatto sceneggiati su sceneggiati, per manifestare contro Berlusconi: sciopero delle toghe, girotondi, mobilitazione di registi, salvatori della costituzione più bella del mondo, pifferai vari, tutti insieme appassionatamente. Sembrava volessero scongiurare la fine del mondo. Mancavano le bandiere con la croce e con su scritto “Deo lo vult”. Provo ad immaginare un Andrea Camilleri, il vecchio comunista antiberlusconiano di platino, che ora è costretto a cacarsi la faccia, dato che Renzi – non lo dico io, lo dicono quelli della sua stessa parte politica – fa quello che avrebbe voluto fare Berlusconi. E sia! C’è sempre qualcuno che trova la pezza a colore per nascondere le impurità più sgradevoli. Franco Cassano, il teorico del pensiero meridiano, deputato Pd, per giustificare il suo voltafaccia a Bersani, ha detto: «i mutamenti dello scenario internazionale nell’epoca della globalizzazione impongono un passaggio nella direzione dell’Italicum [si deve] aumentare la capacità di decisione politica» (Corriere del Mezzogiorno del 1° maggio). E beh, e che diceva Berlusconi, soltanto tre anni fa, mica nell’era glaciale? Dello stesso avviso è Sabino Cassese, uno dei tanti presidenti della repubblica mancati, il quale ha detto: «Il governo del leader non è una minaccia  per la democrazia […], ma un tentativo di conciliare democrazia e capacità di decisione, nella consapevolezza che la vera minaccia della democrazia è la sua incapacità di decidere» (Corriere della Sera del 1° maggio). Democratici intelligenti e moderati o fascisti duri e puri?

Ma basta con queste indegne capriole! Le cose sono molto più semplici. Renzi vuol far passare la legge elettorale che gli consente lunga vita al potere. Il suo partito, stando alle previsioni, vince le elezioni, si prende il premio di maggioranza, 340 deputati su 630, il Senato non conta più niente e via per la sua strada chissà per quanti anni ancora. Gli altri 290 valgono meno delle oche del Campidoglio. Questo è il calcolo, neppure tanto difficile. E, diciamola tutta la verità, probabilmente Bersani e compagni al posto di Renzi farebbero lo stesso. Il punto è proprio che l’operazione la fa Renzi, che è di «brutta natura» (Bersani), che ha già dimostrato un’arroganza e una illiberalità che va oltre ogni nobile o necessaria incombenza.

Non è il fatto in sé che conta, ma chi lo fa. Renzi, il ragazzotto di Firenze, come lo definiva Piero Ostellino prima di essere cacciato dal “Corriere della Sera”, può essere assai più pericoloso per la democrazia di Berlusconi. Bisogna capirlo fin d’ora che animale è.

L’ex direttore del “Corriere della Sera” Ferruccio de Bortoli ha pubblicato il 30 aprile il suo commiato dal giornale. De Bortoli è un signore, anche a vederlo, così estraneo ad ogni ineleganza che sembra sempre lavato e profumato di fresco. Ha fatto capire di aver lasciato il “Corriere” perché “vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole…”. Ma da uomo d’onore e di confronto ha voluto esporre all’Italia e al mondo l’immagine di chi oggi incredibilmente fa il bello e il cattivo tempo. Renzi è «un giovane caudillo – ha detto – un maleducato di talento… uno che disprezza le istituzioni e mal sopporta le critiche». E personalmente si augura che Mattarella non firmi l’Italicum, perché è una legge sbagliata.

Non mancano perciò elementi che fanno temere il peggio. E il peggio è, per capirci, non la tirannide, per usare immagini già usate dagli antiberlusconiani, ma una farsa di democrazia, non molto dissimile da quella che vediamo oggi: un governo personale, fatto da lacchè, che, non contento di far passare tutto quello che vuole, insulta e irride gli inutili impotenti capponi della stia. Il peggio è che l’Italia, ridotta ad una satrapia in un’Europa sempre più esigente per poter affrontare le sfide dei colossi del mondo, riduca a sua volta la partecipazione democratica a pura finzione scenica. E’, a quanto pare, un processo di autoritarismo necessario. Non è un caso che questa svolta l’abbia voluta un Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di formazione comunista. Egli fece le prove prima con Mario Monti, poi con Enrico Letta e infine, falliti i primi due tentativi, con Matteo Renzi, che sembra quello “giusto”.

I conti che si sta facendo Renzi potrebbero, però, non essere quelli che dovrà fare con l’oste, anzi con gli osti. Primo oste: le elezioni; potrebbe non vincerle e ritrovarsi a dover subire ciò che lui oggi progetta di far subire agli altri, potrebbe cioè mettere l’arma che sta allestendo per sé nelle mani di un suo competitore. Di qui al 2018 possono accadere molte cose e non è detto che tutte vadano in suo favore. Secondo oste, posto che vinca le elezioni, ci sarà una inevitabile ondata di opposizione interna, nei confronti della quale non avrà più le armi adeguate. E’ legge politica, infatti, che allorquando manchi un’opposizione esterna ne nasca una interna, che mina il potere fino a farlo passare di mano. Comunque sia, non mancano fin d’ora i motivi per avviare nel Paese una dura resistenza contro ogni forma di progressivo esproprio politico dei cittadini, così nell’Anno II dell’Era Renziana.