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Sulla gaffe all’Expo. Quando il buonismo politically correct è davvero fuori luogo: giù le mani dall’inno di Goffredo Mameli!

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

Il parlamentarismo è l’incasermamento della prostituzione politica.
(Karl Kraus)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Avevo solo dieci anni quando, con mio padre Antonio, senatore del MSI, sbirciai per la prima volta su questo sito… (Ignazio La Russa aka Rina Brundu)

Induno_Domenico_Goffredo_MameliSi legge oggidì – sperando che di fuffa si tratti e non di amara verità – che ieri sera il coro di bambini che ha cantato l’inno d’Italia durante l’opening di Expo 2015 avrebbe "modificato" le parole dell'inno di Goffredo Mameli... Il passaggio “siam pronti alla morte” sarebbe diventato “siam pronti alla vita”.... Si legge – sicuri che di fuffa non si tratti ma di amara verità – che le personalità radical-chic colà presenti siano state “deliziate” dalla cosa dimenticando che nel “discorso” di Mameli quel passaggio non era retorica, mentre retorica lo è senz’altro il buonismo politically correct.

Giù le mani dall’inno di Goffredo Mameli! Meglio sarebbe far conoscere a quegli stessi bambini la vita di questo nostro grande padre della patria e portargli il rispetto che merita. Il rispetto che si deve ad uno spirito che è stato solo ragazzo tanto tempo fa ma i cui “discorsi” restano molto più attuali, invariati, e pregnanti delle roboanti parole al vento che siamo costretti ad ascoltare in questi giorni…

 Rina Brundu

———– 

Goffredo Mameli dei Mannelli, meglio noto semplicemente come Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827 – Roma, 6 luglio 1849), è stato un poeta, patriota e scrittore italiano nato nel Regno di Sardegna.

Annoverato tra le figure più famose del Risorgimento italiano, morì a seguito di una ferita infetta che si procurò durante la difesa della seconda Repubblica Romana. È l’autore delle parole dell’attuale inno nazionale italiano.

Nobile discendenza

Era di famiglia aristocratica sarda, dei “Mameli” o “Mameli dei Mannelli”, originaria della Sardegna, precisamente di Lanusei, in Provincia dell’Ogliastra. Suo trisnonno Giommaria Mameli, nato a Gairo il 25 maggio 1675 divenne notaio presso Tortolì, poi l’Imperatore Carlo VI d’Asburgo lo elevò al rango di nobile, lo fece suo console alla Corte Sabauda di Torino, poi Ufficiale della Segreteria di Stato e di Guerra del Regno di Sicilia a Palermo e poi suo segretario particolare onorario. Morì a Cagliari nel 1751 dopo che, sposato con una nobile spagnola, divenne padre di sette figli. Di questi Antonio Vincenzo fu Archivista del Viceré a Cagliari, Avvocato Fiscale Patrimoniale Regio dell’Insinuazione del capo di Cagliari e Intendente economo delle miniere, ebbe a sua volta undici figli, tra i quali Raimondo fu capitano di Vascello della Marina Regia.

Il figlio di Raimondo era Giorgio Giovanni, nato a Lanusei nel 1798 e morto a Genova nel 1871, il padre di Goffredo; anch’egli Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, contrammiraglio della Regia Marina Sarda, per via della passione del padre aveva percorso tutta la carriera nella marina, distinguendosi in spedizioni contro i pirati barbareschi e durante la prima guerra di indipendenza, venendo poi messo a terra a causa del proprio carattere indipendente e dell’impegno repubblicano del figlio, per essere poi eletto parlamentare a Torino. La madre era Adelaide (Adele) Zoagli, della famiglia aristocratica genovese degli Zoagli figlia a sua volta del Marchese Nicolò Zoagli e di Angela dei Marchesi Lomellini. Del suo parentado furono anche Cristoforo Mameli e Eva Mameli Calvino.

Biografia

Mameli, istruito nelle Scuole Pie di Genova, docente nel collegio di Carcare in provincia di Savona, fu autore, all’età di quasi 20 anni, delle parole del Canto degl’Italiani (1847), più noto in seguito come Inno di Mameli, adottato un secolo dopo come inno nazionale provvisorio della Repubblica Italiana nel 1946, musicato da Michele Novaro. Ma già ai tempi della scuola dimostrò il suo talento letterario componendo versi d’ispirazione romantica, intitolati Il giovane crociato, L’ultimo canto, Le vergine e l’amante di cui però non si conoscono recensioni come opere d’arte.

Mameli venne presto conquistato dallo spirito patriottico e, durante i pochi anni della sua giovinezza, riuscì a far parte attiva in alcune memorabili gesta che ancor oggi vengono ricordate, come ad esempio l’esposizione del tricolore per festeggiare la cacciata degli Austriaci nel 1847. Nel marzo 1848 organizzò una spedizione di trecento volontari per andare in aiuto a Nino Bixio durante l’insurrezione di Milano e, in virtù di questa impresa coronata da successo, venne arruolato nell’esercito di Giuseppe Garibaldi con il grado di capitano.

In questo periodo compose un secondo canto patriottico, intitolato l’Inno militare musicato da Giuseppe Verdi. Dopo l’armistizio, tornato a Genova riuscì a dedicarsi alla composizione musicale diventando contemporaneamente direttore del giornale Diario del Popolo e senza dimenticare di pubblicizzare le sue idee irredentiste nei confronti dell’Austria.

La sua opera di patriota venne anche svolta: a Roma, nell’aiuto a Pellegrino Rossi e per la proclamazione del 9 febbraio 1849 della Repubblica romana di Mazzini, Armellini e Saffi; e in una campagna, svolta a Firenze, per la fondazione di uno stato unitario tra Lazio e Toscana.

Nel suo continuo vagabondaggio si trovò nuovamente a Genova, sempre al fianco di Nino Bixio nel movimento irredentista fronteggiato dal generale Alberto La Marmora, quindi nuovamente a Roma nella lotta contro le truppe francesi venute in soccorso di Papa Pio IX (che nel frattempo aveva lasciato la città).

La morte

La sua morte avvenne durante l’assedio di Roma, l’ultimo atto della breve Repubblica romana del 1849: tornato nuovamente capitano nell’esercito di Garibaldi, combatté al suo fianco nella difesa della Villa del Vascello sul colle del Gianicolo. Fu ferito alla gamba sinistra durante l’ultimo assalto del 3 giugno a Villa Corsini, occupata dai francesi.

Di questo episodio sono note due versioni, una secondo la quale sia stato ferito per sbaglio dalla baionetta di un commilitone, l’altra, più diffusa e accreditata, sostiene invece che sia stato raggiunto da una fucilata francese. In ogni caso, fu trasportato dai compagni all’ospizio di Trinità dei Pellegrini, dove venne visitato e curato dal medico Pietro Maestri. Le condizioni apparvero immediatamente molto gravi, come si capisce dalle parole di Maestri ad Agostino Bertani, che visitò Mameli alcuni giorni dopo:

« Io lo vidi dopo 3 ore circa in uno stato quasi di stupefazione. Non era bene in sé stesso e cadeva in gravi e frequenti deliqui. Pallido e sparuto nel volto, quasi avesse sofferto più mesi di malattia: nei pochi momenti in cui non gli mancava la coscienza di sé accusava dolori spasmodici in conseguenza della ferita »
(Sergio Sabbatani, La morte di Goffredo Mameli a Roma nel 1948, «Le Infezioni in Medicina», 2013, 1, 76-84)

Il vero problema fu però la gangrena, che Maestri osservò dopo quattro giorni. Quando Bertani vide per la prima volta la gamba di Goffredo Mameli era il 19 giugno e la gangrena era arrivata fino a quattro dita sotto al ginocchio, dopo un consulto con Maestri e altri Medici si decise di amputare l’arto. L’intervento venne eseguito dal chirurgo Paolo Maria Raffaello Baroni e giudicato positivamente da Bertani data la modesta perdita di sangue del paziente e la corretta chiusura del moncone.
Nulla si poté fare comunque contro la sopravvenuta infezione, che peggiorò gradualmente fino a causare la morte, per setticemia, di Goffredo Mameli, il 6 luglio 1849, alle 7.30 del mattino, a soli 21 anni, nello stesso ospizio di Trinità dei Pellegrini.

Così Bertani descrive gli ultimi momenti di Goffredo Mameli:

« […] cantando, quasi conscio di sé, attendendo che gli passasse quell’accesso nervoso, come Io chiamava, ebbe pochi momenti di agonia »
(Sergio Sabbatani, La morte di Goffredo Mameli a Roma nel 1948, «Le Infezioni in Medicina», 2013, 1, 76-84)

Il padre, il contrammiraglio Giorgio, accorse da Genova al capezzale del figlio ma giunse troppo tardi trovandolo già spirato. Nino Bixio in un suo diario scrive:

« Alle sette e mezzo antimeridiane del 6 luglio 1849, spirava in Roma all’Ospedale della Trinità dei Pellegrini la grande anima di Goffredo Mameli »
(Giorgio van Straten, Breve la vita felice di Goffredo Mameli, «Nuovi Argomenti», Arnoldo Mondadori Editore, 2011, 54. ISBN 9788852034688)

Fu sepolto al Verano, dove è ancor oggi visibile il suo monumento. Tuttavia le sue spoglie vennero traslate nel 1941 al Gianicolo, dove il fascismo belligerante aveva spostato e ricostruito il Mausoleo Ossario Garibaldino eretto inizialmente (nel 1879) lì presso, nel piazzale di San Pietro in Montorio. Le sue spoglie riposano nel Gianicolo.

Tratto dalla pagina wikipedica di Goffredo Mameli, grazie a Wikipedia e al redattore del pezzo.

 

 

CHE SCHIFO! - E adesso anche i giornali trendy cominciano a prenderne le distanze... meglio tardi che mai!

CHE SCHIFO! – E adesso anche i giornali trendy cominciano a prenderne le distanze… meglio tardi che mai!

Featured image, Goffredo Mameli.
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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Attività editoriali per scrittori e autori

13 Comments on Sulla gaffe all’Expo. Quando il buonismo politically correct è davvero fuori luogo: giù le mani dall’inno di Goffredo Mameli!

  1. Un poco come sputarci sull’anima, ma è possibile che qualche insegnante non possa essere coinvolto in queste attività… o la memoria è andata a finire tutta sotto le scarpe?? Vergogna!

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    • Pardon, chiedo venia ai bambini, sembrerebbe che la “creazione” sia un altro slogan del Premier… abbiamo finalmente toccato il fondo ora non resta che rialzarci!
      Che vergogna, infangato un mito, uno dei pochi miti davvero tali che avevamo!

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  2. Reblogged this on marisablog.

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    • Brava Marisa con il reblogging! Noi Sardi abbiamo il dovere di difendere la memoria di Goffredo Mameli, che é a suo modo emblema del sacrificio della vita di tutti i nostri padri, zii, nonni che hanno dato il sangue… per un paese che non li ha mai voluti! Non riuscivo a credere che avessero osato fino a questo punto… e non parlo tanto dell’imitazione imprudente dei bambini quanto della “delizia” dei radical-chic colà presenti. È stato come ricevere uno sputo in faccia e ad un tempo sentire nel petto il dolore di una coltellata. Che vergogna!!!

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      • Sono rimasta allibita! Non amo le canzoncine strumentali all’interesse dei soliti noti specialmente se coinvolgono i bambini che dovrebbero apprendere a riconoscersi in un paese democratico. La storia non si cambia, così pure il senso dell’identità. Grazie per l’articolo. Marisa

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  3. Ciò che fa restare “allibiti” é la pochezza della memoria…. Cioè un giorno Renzi si sveglia e pensa che sia bene cambiare quel “pronti alla morte” col “pronti alla vita” che fa più figo, più proposito, più assertivistico, più edonistico, più positivistico, più trendy, più cool.

    Dimenticava costui che quel pronti “alla morte” di Mameli non era frase fatta, metafora poetica… ma rappresentava un destino, il suo e quello dei milioni di giovani che sono morti con una idealità che Matteo Renzi non può permettersi di mettersi sotto le scarpe cosi impunemente.

    Non dimenticherò mai questa offesa e il giorno in cui questo signore se ne sarà andato su questo sito – se ancora sarà – ci sarà l’inno e la bandiera italiana.

    Mai offesa in vita mia come in questa giornata: che schifo, che vergogna!!!

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    • E che vergogna che nessuno gliel’abbia fatto notare!!!

      In America per una cosa così sarebbe successo il finimondo… ma non sarebbe accaduto perché nessuno si sarebbe mai permesso. Qui da noi, affogati nel mare magnum della dialettica che è arma politica contundente, evidentemente si è davvero perso il senso delle cose… e la coscienza che in alcuni casi le parole sono pietre che sono fondamenta della casa. Che non si possono spostare a piacimento e non abbisognano di rottamazioni. Pazzesco, davvero fuori dal mondo!

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      • Torno ancora su questa faccenda perché mi ha davvero lasciato senza parole. Da piccola avevo una venerazione totale per questo ragazzo di origine ogliastrina e per il suo vivissimo patriottismo. Goffredo Mameli è uno dei pochi personaggi storici che riescono a staccarsi dall’empireo datato dove vengono collocati e sa toccarti il cuore con un’umanità e una carica passionale unica. Da piccola avevo un senso della Patria molto simile al Suo – che è tipico di molti Sardi, nonostante tutto – un patriottismo poi andato diluito da vent’anni all’estero e dall’esperienza di vita che ti insegna che in fondo non esistono confini, che tutto il mondo è paese, che siamo tutti uguali, tutti piccoli e grandi eroi, tutti innamorati degli stessi valori. Non fosse stato per questo “incidente”, “accidente” non avrei mai capito che forse io non ho mai dimenticato quelle “pulsioni” di allora e che di sicuro non ho mai dimenticato l’esempio gigante di Goffredo Mameli: giù le mani dai suoi lavori, dal suo mito, dal suo inno che è il nostro. Una delle poche cose che sono ancora nostre, di tutti, senza se e senza ma! Questa non è Italia da cambiare ma da preservare!

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  4. Reblogged this on Manifesto Web and commented:
    “dimenticando che nel “discorso” di Mameli quel passaggio non era retorica, mentre retorica lo è senz’altro il buonismo politically correct,” si è passati dal pronti alla morte, per esseri liberi da occupazione altrui, al pronti alla vita, ma che vita?

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    • Grazie per il reblogging Manifesto Web, difendiamo la memoria di Goffredo Mameli, difendiamo gli uomini che ci hanno regalato la nostra libertà, difendiamola a tutti I costi… dalla dialettica turlupinante e dai fancazzisti.

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      • Sopratutto dalla dialettica, che in mancanza di una buona istruzione del pensiero, credo sia uno dei mali interni ad un paese, peggiori.

        Grazie per la risposta e gli articoli sempre interessanti e ben scritti

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  5. Soprattutto il parlar per slogan che a volte è arma contundente a volte boomerang. Grazie a te.

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