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Filosofia dell’anima. Della memoria e del come si cambia.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

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“Paese mio che stai sulla collina, disteso come un vecchio addormentato, la noia, l’abbandono, il niente son la tua malattia, paese mio ti lascio io vado via…” così cantava al tempo della mia prima infanzia un gruppo nazionalpopolare chiamato “I ricchi e poveri”. Il jingle mi è tornato in mente ripensando alle cose della memoria, cogitando sul come si cambia.

Ritengo che chi di più chi di meno ci siamo passati tutti: una infanzia meravigliosa dentro le dinamiche lente, quasi fatate, di un qualsiasi paesino di montagna, l’adolescenza sonnolenta preavviso di un qualche imminente cambio epocale, gli studi universitari nella grande città, gli inevitabili spostamenti – qualche volta anche ai confini del mondo – per motivi di lavoro et dulcis in fundo la nostalgia. Quest’ultima ti prende in un periodo ben identificato della vita, intorno ai trent’anni. Ha una sorta di effetto dopamina, produce innamoramento di tutto ciò che è stato il tuo passato, dei suoi tempi idealizzati, di rapporti illuminati da filosofica età dell’oro che probabilmente non sono mai stati.

Poi, intorno ai quaranta ci si risveglia… mercé avventure e disavventure, pregnanti fatti della vita belli o brutti che siano, si capisce finalmente che il passato è bello solamente quando si riesce a conservarlo dentro i paletti fermi del suo realm. Insomma, non si deve mai tentare di riviverlo perché il farlo porta seco effettti collaterali perniciosi, primo fra tutti il suo rigetto.

Di fatto è questo il periodo della vita che vivo io. Un rigetto totale ed assoluto di tutto ciò che ho fatto fino ad un’ora fa senza possibilità d’appello. Vivo nel presente e nel futuro. Come si impara. Meglio ancora, come si cambia… vivendo.

Rina Brundu

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