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Sulla peculiarissima idea di femminismo “vincente” del giudice Nino Marazzita (Forum).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

untitleddi Rina Brundu. Quando riesco, soprattutto il sabato, guardo volentieri il programma FORUM condotto da Barbara Palombelli sulle reti Mediaset. Non mi dispiace lo stile pacato della conduttrice e soprattutto non mi dispiace ascoltare le storie di vita colà raccontate benché customizzate, immagino, per la vetrina mediatica. Mi piace meno il pubblico di opinionisti vocianti ma non si può avere tutto nella vita. L’occasione televisiva in se stessa è invece pensata come una sorta di paratesto alle cause presentate in questo particolarissimo tribunale e al verdetto emesso dal giudice di turno.

La squadra dei giudici è pure una sorta di squadra vincente, ideale si potrebbe quasi dire. Sia le donne che gli uomini, senza eccezione alcuna (vengono scelti a bella posta per non impensierire il dottor Ghedini?) sono personaggi che si propongono in maniera simpatica, moderata e ad un tempo passionale; per certi versi delle sagge figure di nonne, nonni, genitori d’antan che oggidì non si riesce a trovare neppure tra i consigli per gli acquisti del Mulino Bianco.

Il giudice Nino Marazzita è uno di questi. A leggere Wikipedia “Nino Marazzita esercita la professione di avvocato penalista dal 1965. Durante la sua carriera ha difeso Pietro Pacciani in grado d’appello ed ha assistito la famiglia Bianchi per la morte di Milena Bianchi avvenuta in Tunisia. È stato avvocato di parte civile nel processo per l’omicidio dello scrittore Pier Paolo Pasolini e il legale di Eleonora Moro nel processo sull’omicidio di Aldo Moro. È stato difensore di Donato Bilancia”. Avrebbe anche una data carriera mediatica avendo partecipato a diverse trasmissioni televisive, in ultima quella di Forum, appunto.

Ho sovente seguito le sue “cause” e ne ho apprezzato sia il metodo pacato di cui dicevo che la passionalità soprattutto quando si tratta di difendere le ragioni degli ultimi, le giuste rivendicazioni delle donne relegate dentro la categoria. Anche questa mattina la televisione era sintonizzata su Forum e anche questa mattina l’udienza era presieduta dal giudice Marazzita. Seguivo distratta però (sono tempi in cui non si può proprio cominciare una cosa sola e portarla a termine, bisogna per forza iniziarne diverse e lasciarle tutte a metà!) e dunque non saprei dire quale fosse il tema trattato. Ho sentito chiara solo una determinata considerazione in coda al verdetto: “Ecco perché il femminismo ha fallito!” ha tuonato il giudice Marazzita. “E non diventerà mai vincente finché non saranno gli uomini a cavalcarlo!”.

Peculiarissima considerazione! Per carità, non mi permetterei mai di questionare la saggezza del professionista in questione, sia in virtù della sua carriera sia soprattutto perché vedo quella saggezza anche come frutto di alcuni elementi per i quali io ho un tremendo rispetto: l’esperienza e l’età. Eppurtuttavia non posso concordare con questa sua idea, nella maniera più assoluta! È vero piuttosto il contrario: fino a quando le donne non comprenderanno che lo spirito vincente è dentro di loro, non comprenderanno che possono “esistere” (in senso lato) senza il patrocinio maschile – pretendendo di veder rispettati i loro diritti naturali, in toto, senza se ne ma – non si potrà pensare alla tipologia di “femminismo vincente” di cui parlava il giudice. Detto altrimenti un’effettiva illuminazione sulla via dei diritti civili del sesso femminile da parte dell’universo maschile, che certamente si auspica avvenga più prima che poi (e qui concordo senz’altro con la considerazione in calce al verdetto), non può surclassare l’idea fondamentale che debba essere l’universo femminile stesso a prendere posizione, a realizzare la sua potenzialità e la natura dei diritti della sua essenza. Vincere una simile battaglia per interposta persona (o in virtù del dettame legislativo) non sarebbe infatti un merito e alla lunga potrebbe risultare molto controproducente come sempre avviene quando si è in presenza di “concessione” invece che di diritto indisponibile.

A dire il vero come donna moderna, formata nell’età digitale, io non considero neppure pregnante l’idea di un femminismo vincente e non considero pregnanti date istanze del femminismo anni ’60, in virtù delle quali l’affermazione della donna deve avvenire a discapito dell’uomo. Non penso neanche che il femminismo storico abbia totalmente fallito, non sarei qui altrimenti ma forse ad apparecchiare la tavola in attesa del ritorno a casa del DOMINUS. So per certo però che non siamo delle amazzoni, o mantidi religiose, siamo piuttosto spiriti affini a quelli maschili e il 90% delle volte più pratici, razionali… quei giorni infausti, esclusi!

Featured image, il bravo e femminista giudice Marazzita a Forum, dalla Rete. Grazie.
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6 Comments on Sulla peculiarissima idea di femminismo “vincente” del giudice Nino Marazzita (Forum).

  1. Brava, un’analisi acuta. Permettimi di ribadire “È vero piuttosto il contrario: fino a quando le donne non comprenderanno che lo spirito vincente è dentro di loro, non comprenderanno che possono “esistere” (in senso lato) senza il patrocinio maschile.”

    • Grazie. Non so quanto sia acuta l’analisi e naturalmente non è che non si comprende lo spirito con cui il giudice parlava (magari tutti i mascoli parlassero così!), però è indubbio che bisogna smetterla di delegare e di legittimarsi all’ombra di un’autorità maschile. Io esisto per me stessa, figlia della mia esperienza, nel bene e nel male e non ho paura di mostrarmi come sono, ne ho alcuno sentimento di subalternità intellettuale di sorta. Non è comunque un gradino facile da salire per tutte… di questo ce ne rendiamo conto. Non siamo sciocchi. Sciocche. Saludos RB

      • Il giudice è disinteressato, te l’assicuro. E non crede di essere poi tanto “sui generis”, dal momento in cui spera che tanti altri la pensino allo stesso modo. Ribadisco, analisi acuta. Tra l’altro, l’idea vincente risiede nel concetto di assenza di “subalternità intellettuale” che, infatti, non è stata sancita da alcun particolare groviglio genetico né è stata mai condivisa dagli uomini che si reputino dignitosamente tali. Saluti a te. PP

  2. @pp56
    Non lo metto in dubbio che sia disinteressato (mi pare persona degnissima), che c’entra? Del resto c’é ben poco da guadagnarci per chiunque nelle battaglie ideali, dobbiamo combatterle comunque. Have a nice Easter. Regards.

    PS La subalternità intellettuale non dovrebbe esistere né tra donne e uomini né tra uomini e uomini. Combattere questo sistema nel caso delle donne si traduce sovente nell’essere considerate saccenti e opinionated; non temere questo status-quo e affrontarlo a viso aperto è espressione del sentire lo spirito-vincente di cui sopra in noi. Ma tra il dire e il fare – soprattutto in dati contesti meno fortunati (ecco perché si comprende anche l’appello del giudice agli uomini a calvalcare il femminismo), sappiamo che c’é di mezzo il mare… In questo caso c’é addirittura un oceano e una attualità terribile, basti vedere quello che sta facendo alle donne l’ISIS, basta vedere ciò che sta accadendo in Nigeria, in Sudan, quello che accade in India e quello che accade purtroppo nell’Italia dei femminicidi. Ce n’é abbastanza insomma per togliere il respiro… eppurtuttavia bisogna continuare a parlare. E’ nostro dovere farlo fino a quando si può. RB

  3. Caro Franco, buona Pasqua, nell’attesa che finalmente la smetterai di sminuirti culturalmente. Cosa si potrebbe voler di più da ogni persona, anche molto meno giovane di te, dell’essere capace di partecipare sempre nella vita attiva, esprimere la sua opinione, comunicare la sua esperienza?

    Penso che la storia dei rapporti uomo-donna sia fatta di tanti perché alcuni determinati anche dalla situazione contigente. Faccio l’esempio di quella situazione matriarcale che c’era nella Sardegna della mia infanzia, procurata senz’altro anche dal fatto che gli uomini, sovente pastori, erano lontani da casa per lunghi periodi di tempo. Ne deriva che l’occasione di esprimersi diversamente per la donna veniva favorita, soprattutto nel caso di donne capaci (pensa che i personaggi più noti e validi in Sardegna erano e sono donne: dalla famosissima giudicessa Eleonora d’Arborea alla Grazia Deledda, nata a uno schioppo da casa mia, che è stata, per tanto tempo, l’unica donna Italiana ad avere vinto il Nobel e uno delle poche ancora oggi). Un simile status-quo si ebbe nei tempi di guerra con gli uomini al fronte. In quel periodo la stessa regina di Inghilterra si adoperò come meccanico…

    Questo per dire che non sempre è stata colpa degli uomini. Altre volte è stata colpa delle istituzioni (con la Chiesa cattolica per esempio che ha sempre avuto un ruolo tremendo nel ghettizzare la donna e ancora lo ha)… Spesso e volentieri è stata colpa della donna. Oggidì è colpa della donna… specie tra le nostre sponde dove grazie a Dio abbiamo un sistema giuridico capace di salvaguardarci quando serve (a volte anche troppo, e non è una boiata quella che scrivo!). Ma francamente il mio pensiero va sempre a quelle tante donne, spose bambine, martirizzate ogni giorno in ogni angolo del globo e qui francamente ti passa anche la voglia di fare polemica, ti cascano le braccia e si resta senza parole. Ma, reitero, bisogna farsi forza e trovarle perché i peccati di omissione pesano sulla coscienza come quelli capitali e non c’entra un tubo la religione.

    Buona Pasqua, RB

  4. Caro Franco
    Come ormai sai Rosebud è ben frequentato per lo più per due ragioni
    1) L’immeritata benevolenza dei tanti capaci, inclusa la tua
    2) Il fatto che – come avrai visto anche di recente – non mi faccio problemi a cacciare chi non sa rispettare le opinioni altrui, per quanto forti, e chi interviene solo per offendere. Tutti gli altri sono benvenuti perché come si dice in Sardegna per cento teste ci vogliono cento cappelli e quindi bisogna imparare a rispettare tutti e a sentire tutti.

    Detto questo se il continuare a sminuirti è nel tuo sentire fai pure… certo non rischierei per questo ghiribizzo di non averti più sul sito. Resta convinto però che tutti quei professori che intervengono qui – da persone in gamba – sono proprio le più umili che mai si sognerebbero di qualificare una persona in base ai libri che ha letto. Conoscevo in Sardegna uomini che non sapevano né leggere né scrivere ma a cui dati personaggi che purtroppo ho anche incontrato (sempre cambiando strada debbo dire), non sarebbero degni di lustrare le scarpe.

    E comunque su Rosebud non si fanno di queste ghettizzazioni non fino a quando ci sono io, non è per questo che lo facciamo vivere. Trascorri una serena Pasqua e saluti alla tua famiglia. Grazie per i tanti interventi sul sito senza i quali lo stesso non sarebbe tale. Profitto anche per ringraziare tutti gli altri che mandano pezzi, mettono like, fanno gli share, segnalano i pezzi… mi dispiace di non poter seguire tutto e di correre sempre ma purtroppo per adesso e così. Magari un giorno ci potremo sedere anche noi e fare le cose per bene… chissà cosa ne verrebbe fuori?

    Saluti.

    PS Non vedo l’ora di sapere qual è questo libro misterioso che hai letto:)

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