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Femminismo Digitale – Del vizietto sessista sui media istituzionali: che fare? E se te*te e c*li n*di li pubblica il Corriere va comunque bene? É arte?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Image7di Rina Brundu. La featured image (sopra) di questo articolo è un cut dalla Homepage del Corriere.it di oggi. Sfortunatamente non è un pesce d’aprile, ma l’immagine scelta dal redattore di  quello che un tempo era il nostro primo quotidiano per combattere la “sua" curiosissima battaglia contro il sessismo, un poco alla stregua dell'intellettuale di grido tentato dall’opzione vegetariana ma che non riuscendo si limita a recitare una prece sulla bistecca fumante di manzo che gli hanno messo davanti.

Nulla di nuovo sotto il sole: il sessismo è tradizione datata, finanche nobile del nostro giornalismo; per tutte basti ricordare le copertine de L’Espresso e di Panorama dei miei mitici anni ’80. Per carità, magari le copertine di quelle riviste continuano a mostrare tette e culi nudi anche adesso ma la differenza è che oggidì la Rete mette a disposizione una molteplicità di siti davvero validi presso cui informarsi e dunque il problema si pone “annacquato” almeno per quanto mi riguarda.

Il problema resta però nella sua interezza se si pensa che siti come quello del Corriere sono frequentati dai tanti e sono sovente visitati da un pubblico che, per gli strumenti formativi limitati che ha a disposizione, può essere facilmente portato a pensare che se lo pubblica il Corriere va bene. Che non è peccato capitale, ma che in fondo fa figo, fa “cool” si potrebbe forse dire con un tristo e melanconico senso dello humour. Insomma, che il corpo della donna mostrato come lo mostra oggi il Corriere, è arte. Magari lo è, purtroppo però il più delle volte i media (meno che meno i media digitali) non transmettono messaggi che connotano bensì messaggi che denotano. In virtù di un tale status-quo quell’immagine non dice che il corpo nudo di una donna è arte quanto piuttosto che quella è la posizione che meglio le si confà. Peggio ancora fa passare l’idea che il giornale stia dando la notizia (??) in tal guisa per scopi… informativi, educazionali, didattici.

Trovo aberrante questa situazione e trovo scandaloso che chi di dovere non intervenga. Non ho mai coltivato il senso del proibito, non sono capace di figurarmelo o di percepirlo perché ritengo che il proibito non sia una condizione naturale del nostro spirito, pertinente alla sua essenza. Ma lo stesso penso della “coercizione”, della “violenza”: non sono stati-naturali che dobbiamo tollerare perché non siamo nati in catene. Che il mio corpo, il corpo di una qualsiasi donna, venga presentato in questa maniera sulla Homepage di un quotidiano tanto noto (non si sarebbe potuta scegliere altra immagine per rimandare e parlare dello stesso argomento, la pubblicità d’antan?), alla stregua di un “oggetto” da addobbare, di un albero di Natale sui-generis, per me è come mi venisse messa una catena al collo e poi venissi chiusa in gabbia con i tanti occhi che guardano: è giusto? Meditate gente, meditate e possibilmente cliccate-oltre quando vi imbattete in simili tristissimi escamotages per portare a casa qualche visita in più!

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Felice di riportare che poco tempo dopo la pubblicazione di questo articolo la “featured image” è stata cambiata con la sottostante (magari il coro di protesta è stato sostanziale da fonti diverse). Non che la nuova immagine scelta di donna dedita alle faccende di casa sia un grosso passo in avanti ma non è compito di un giornale valido cambiare la Storia passata, grazie al cielo ancora non viviamo una distopia orwelliana. Però è di sicuro suo compito modellare un futuro migliore. Grazie.

Image9

Featured image, screenshot dal Corriere.it del 01-04-2014.
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