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In morte di Leonard Nimoy. In morte di un attore che ha interpretato un mito, anche “filosofico”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Spockdi Rina Brundu. Oggi voglio scrivere di miti. Miti moderni, d’accordo, ma sempre di miti si tratta. E sono più di uno. In principio c’era il genio straordinario di Gene Roddenberry, o per presentarlo alla maniera della Wikipedia americana “Eugene Wesley "Gene" Roddenberry (August 19, 1921 – October 24, 1991) was an American television screenwriter, producer, de facto populistic philosopher, satirist, and futurist”. Vale la pena tradurre: “Eugene Wesley "Gene" Roddenberry (Agosto 19, 1921 – Ottobre 24, 1991) era uno sceneggiatore televisivo americano, un produttore, un filosofo populista de facto, uno scrittore di satire, un futurista”.

Non so di preciso cosa intenda il sagace redattore per “filosofo populista”, forse vuole dire che Roddenberry non aveva studiato filosofia, non era dottore della dottrina, non era un accademico, non era o non si considerava un vero “filosofo”, eppur tuttavia io mi azzardo a scrivere che c’era più capacità di discernimento filosofico nel creatore del mitico Mr Spock, della sua cultura Vulcan, di quanto non ce ne sia nei cosiddetti “filosofi” mainstream moderni che tutto sono fuorché dei Diogene dei nostri tempi.

Spock! Ed ecco il secondo mito. Un character fictional molto speciale, partorito appunto dalla fantasia geniale di Roddenberry e che ha saputo diventare, nel tempo, una “costruzione” indipendente. Ha affascinato i nostri sogni e i nostri cuori come nessuno, ci ha quasi dato la matematica certezza che lassù, là fuori, esistano infiniti altri mondi abitati da creature più evolute moralmente, ma comunque desiderose di insegnarci qualcosa sulla via della loro saggezza. Una via possibilmente “logica”, distante anni luce dalle nostre usate strade contorte.

Ad un tempo, lo Spock che amiamo, che ameremo sempre un pochino di più avrà in eterno il volto inconfondibile di Leonard Nimoy, il terzo mito. Il Leonard Nimoy che ci ha lasciato quest’oggi, ottantreenne colpito da malattia incurabile. L’ultima volta che l’ho visto recitare il ruolo di Spock è stato nella serie televisiva “The Big Bang Theory” di Chuck Lorre e Bill Prady, non mi stupirebbe se quell’apparizione in sogno a Sheldon Cooper fosse stata anche il suo saluto al pubblico televisivo mondiale che non lo ha abbandonato mai.

Ma pur facendo parte di questa infinita schiera di fan, io adesso mi fermo perché ai miti non si addicono i coccodrilli agiografici che sovente si leggono sui nostri giornali per personaggi spesso equivoci che scordiamo il giorno dopo la loro dipartita. I miti non muoiono mai, restano sempre con noi, non hanno tempo, non hanno tombe, nascono e rinascono nei nostri cuori e nelle nostre menti ogni qualvolta necessitiamo di rivisitarli per recarci un qualsiasi conforto. Così è per Roddenberry e per il suo Spock che già cammina su altre gambe e così sarà, da oggi in poi, per Leonard Nimoy, LO SPOCK PIU’ GRANDE. LIVE LONG AND PROSPER, MR NIMOY, WE LOVE YOU!!

Featured image, il bellissimo, affascinante, commander Spock
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