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Il caso del Nobel a Dario Fo. Alcune mie considerazioni critiche contro-corrente dopo l’intervista a Massimo Giletti.

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La più grande vendetta è la felicità: niente manda in bestia le persone più che vederti fare una fottuta bella risata.
(Chuck Palahniuk)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

La ragione è l’illusione dello spirito di essere arrivato. (Rina Brundu)

Rina Brundu

dario-fo-mistero-buffoIl paese dei misteri buffi (Narratori della Fenice) (Italian Edition)

di Rina Brundu. Mi dispiace scrivere ciò che andrò a scrivere, anche perché adesso Dario Fo è un signore anziano, con un sorriso dolce e di norma io ho grande rispetto per le persone di una data età: la saggezza infatti è frutto della nostra capacità neuronale ma anche del suo lavoro negli anni, senza il trascorrere del tempo non avrebbe mai lo stesso valore. Anzi, non sarebbe!

Ripeto, mi dispiace, ma come da mio stile I will not be beating about the bush, ovvero non cincischierò e dirò chiaramente che ancora non capisco il perché gli sia stato assegnato il Premio Nobel; detto altrimenti non capisco quale sia il suo claim-to-glory, mi sfugge la ragione importante che, una volta andato (speriamo il più tardi possibile), dovrebbe spingere i posteri a rimpiangerne la dipartita. Intendiamoci, Dario Fo è senz’altro un grande attore, un affabulatore, un letterato, un personaggio che ha speso la vita a studiare e a svolgere un dato lavoro. Tuttavia, il Premio Nobel è una cosa seria, almeno lo è per certe discipline, come per esempio la Fisica e la Medicina, e per questo motivo io ritengo che dovrebbe esserlo anche quando riguarda la Letteratura.

A leggere la motivazione dell’Accademia svedese, nel 1997 “Il Premio Nobel per la Letteratura viene assegnato quest’anno allo scrittore italiano Dario Fo, perche’, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignita’ agli oppressi”. Curioso: ho una data conoscenza della storia dei fools e dei giullari, specialmente delle loro gesta quasi epiche in plays shakesperiani straordinari come, per esempio, il King Lear, ma francamente mi riesce difficile comparare quelle perle elisabettiane di saggezza, e di conoscenza della natura umana, con gli ipse-dixit e gli exempla foiani. Quando io penso a Dario Fo non vedo un character che – indipendentemente da quella che poteva essere la sua volontà, sulla quale non mi esprimo – si è battuto per “dileggiare” il potere “restituendo la dignità agli oppressi”, quanto piuttosto un personaggio che ha sovente fatto da spalla a un dato tipo di potere (il potere infatti per un vero fool elisabettiano non ha segni che lo marcano in positivo o in negativo, ma esiste sempre uguale a se stesso), ci ha camminato fianco a fianco, è cresciuto alla sua ombra e ha sovente propugnato una discutibile dottrina intellettuale di tipo dichiaratamente manicheo che prediligeva le opposizioni semantiche tipo buoni vs cattivi, eletti vs dannati, etc, etc, etc.

Durante l’odierna intervista a Massimo Giletti (L’Arena, RAI1), Fo ha candidamente ammesso che al tempo dell’assegnazione del premio, una parte dell’establishment culturale italiano non era felice della scelta. Secondo lui non erano contenti perché il suo professionismo non rientrava dentro una data categoria che immagino fosse quella del letterato tout-court. Non so se questo corrisponda al vero, potrebbe essere. Di sicuro, per quanto mi riguarda, il premio non glielo avrebbero dovuto assegnare non perché non era inquadrato dentro una dimensione letteraria specifica ma semplicemente perché manca il risultato. Insomma, sarebbe un poco come se l’altro anno avessero assegnato il premio per la Fisica a Peter Higgs non perché il suo celeberrimo bosone è stato effettivamente tracciato dai ricercatori del CERN, quanto piuttosto perché lui l’aveva teorizzato tempo fa. Sfortunatamente in ambito scientifico esiste una differenza sostanziale tra il teorizzare e il provare, mentre tutto il difficile percorso necessario per riempire quel gap  sovente costa fatica, ingenti spese e infinite vite perdute nell’anonimato senza appello a cui è invariabilmente condannato lo scienziato che non riesce a portare il risultato a casa.

Questa stessa logica dovrebbe essere applicata anche nel campo della Letteratura se si vuole continuare a considerarla una materia decentemente seria. Senza scomodare tanti altri grandi che avrebbero meritato quel premio al posto di questo pur bravo comico italiano (accozzato!!!? Il dubbio mi assilla e ritengo che occorrerebbe anche capire chi sono coloro che lo hanno sponsorizzato, avere i loro nomi e cognomi, almeno per accertarne il pedigree professionale), basti dire che non sarebbero sufficienti sette vite a Fo, e a tanti suoi colleghi, per consegnare al mondo le storie, i momenti di riflessione, i sogni condivisi, la capacità retorica e immaginifica che è riuscito a regalargli la straordinaria arte gotica resa sublime dallo spirito geniale di Stephen King. Il resto, direbbe Riccardo III, è silenzio o, al più, sono le intricate vie del nepotismo intellettuale italico.

Featured image, “King Lear and the Fool in the Storm” by William Dyce

Nel giorno della sua morte leggi anche:

“Quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso” – Un omaggio al coraggio di un uomo. LONG LIVE DARIO FO e GRAZIE!

Il paese dei misteri buffi (Narratori della Fenice) (Italian Edition)

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Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

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Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

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18 Comments on Il caso del Nobel a Dario Fo. Alcune mie considerazioni critiche contro-corrente dopo l’intervista a Massimo Giletti.

  1. salvofigura // 22 February 2015 at 18:18 // Reply

    Coraggio Rina che tra poco anche Benigni becchera l’Oscar. Specie dopo che ci siamo beccati sulle tue pagine. Non so a quale titolo, ma se è lo stesso titolo politico per cui lo prese Fo, allora il tempo è quello ed è maturo.
    Per la serie:” Due risate ci seppelliranno”

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    • Spero davvero che non accada, perché si fa un grande male al Paese. E al Nobel che dovrebbe essere recuperato e salvato, preservato come un segno di somma distinzione. Destinato a coloro che aiutano l’umanità tutta, non solo il cortile di casa, a migliorare. Per essere corretti l’Accademia svedese ha commesso errori sostanziali in passato. Non parlo neppure del Nobel alla Letteratura di quest’anno che ha sfiorato il ridicolo, ma parlo di tanti premi consegnati a personaggi che davvero sono tutt’altro che characters eticamente validi (mi riferisco a diversi Nobel per la Pace assegnati).

      A mio avviso invece ci dovrebbe essere un Nobel destinato ai grandi artisti defunti che hanno cambiato il mondo e ci hanno dato tanto… I soldi dovrebbero essere destinati a Fondazioni a loro dedicate, così che se ne possa preservare il mito. Anche se, la Rete in questo senso aiuta tanto e soltanto quelli davvero validi sopravvivono. Paradossalmente alcuni autori validi, ignorati in passato dall’editoria standard, riprendono luce e vigore in Rete che è il luogo privilegiato dove si incastra l’anima.

      Comunque consoliamoci, Kafka, Wilde, Joyce non hanno avuto il premio Nobel ma non credo che questo li scalfisca neppure un pò!
      Ciao

      PS Si ricordo l’epica tenzone, mitica, piena di colpi bassi, alti, a destra, a manca. Da incorniciare! Figurati che prima discutevo con un signore che si è offeso per due righe forti… evidentemente non ha ancora capito che qui non la mandiamo a dire. Eh eh eh…

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  2. Sono lieta che finalmente qualcuno abbia avuto l’onestà intellettuale di dire le cose come stanno e sulle quali mi trovo perfettamente in linea. Mi sono sempre chiesta il perchè di quel Nobel. Rispetto la persona che come tale non va mai denigrata, ma non posso pensare di equipararlo ad un Montale . Grazie Isabella

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    • Che dirti, Isabella? Il problema è che sovente i cortigiani non si rendono conto del danno e dell’imbarazzo in cui mettono la stessa persona destinataria (un esempio clamoroso è il premio nobel di quest’anno Modiano che non era conosciuto né dal suo Ministro della Cultura ma neppure dai redattori del New Yorker, speriamo almeno che la famiglia si ricordi di lui!). Fo ha però il torto di averlo accettato il premio… e su questo non si discute.
      Ciao

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  3. A proposito di premi Nobel voglio ricordarne quattro, da portare come esempio per comprovare che c’è un uso decisamente politico e non di merito nell’assegnazione degli stessi.
    Prendiamo José de Sousa Saramago, premio Nobel per la letteratura, scomparso il 18 giugno 2010, ha sempre avuto il cipiglio del moralizzatore. Ma il fisco spagnolo reclama da tempo 717mila euro.
    Col dito alzato ha rampognato gli errori del Vaticano, di Israele, dei vignettisti danesi poco rispettosi nei confronti del profeta (salvo gridare alla censura ecclesiastica e reazionaria di fronte alle proteste dei cittadini dell’Estremadura che avevano scoperto di aver finanziato con le proprie tasse una mostra fotografica in cui la Madonna stringeva tra le braccia un tenero porcellino).
    Nel suo blog, prima di essere colto in castagna nel plagiare un articolo del Guardian, se la prendeva anche con le cattivissime multinazionali, col capitalismo rapace e perfino con la classe politica italiana, di cui sapeva quel poco che gli veniva riferito dagli amici di Micromega. A Berlusconi, per dire, rifiutava perfino il titolo di essere umano riducendolo a un oggetto di studio, la «Cosa Berlusconi»: «Non trovo altro nome con cui chiamarlo (…)

    Riguardo a Dario Fo, da sempre professatosi di sinistra, gli è stato difficile negare la propria fede fascista, che lo vide a 18 anni arruolarsi nel battaglione della legione Azzurro di Tradate (contraerea) e poi tra i paracadutisti del battaglione Mazzarini della Repubblica Sociale Italiana.
    Da: “Italiani voltagabbana. Dalla prima guerra mondiale alla Terza Repubblica sempre sul carro dei vincitori.” Autore: Bruno Vespa
    Sempre parlando di Nobel che dire del Nobel “preventivo” per la Pace conferito a Obama nel 2009, in seguito assegnato anche all’Ue. Una decisione che lascia allibiti: incapace di arginare la crisi, Bruxelles non fa altro che complicarci la vita, dice Magdi Cristiano Allam: lancio la proposta di revocare il Premio Nobel per la Pace ai due soggetti che rischiano di scatenare, in modo menzognero e irresponsabile, la terza guerra mondiale che potrebbe tradursi nella morte del Medio oriente e nel suicidio dell’Occidente: Barack Obama e l’Unione europea. Entrambi in Siria sostengono i terroristi islamici dei Fratelli musulmani, dei Salafiti e di Al Qaida, condividono la tesi dell’uso delle armi chimiche da parte dell’Esercito regolare, rivendicano il diritto all’intervento militare per sanzionare il regime di Assad, promuovono l’avvento al potere di una dittatura teocratica sulle ceneri della distruzione e disintegrazione dello Stato e il genocidio delle minoranze cristiana ed alauwite.
    Era il 2013.

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  4. alfonso cataldi // 22 February 2015 at 19:54 // Reply

    Se il Nobel alla letteratura vuole continuare a considerarsi serio, che si decidano a darlo a Philiph Roth.

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    • Pure, ce ne sono tanti che hanno in comune la caratteristica di essere grandi scrittori e dell’essere riusciti, mentre erano ancora in vita, ad “influenzare” le generazioni che li hanno letti. Detto altrimenti per quanto mi riguarda non ci può essere grande scrittore degno di un simile premio senza un suo vasto pubblico, non in questa società digitale che è una società culturalmente indipendente, che sa il fatto suo e francamente ha un gusto tale che può fare a meno dei dettami critici. Insomma, non viviamo nel ‘700 caso mai qualcuno non se ne sia ancora accorto!

      PS Profitto per scusarmi dei tanti refusi ma sto combattendo battaglie incredibili con l’auto-correttore inglese che a volte cambia intere parole, non solo le desinenze. Scusate!

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  5. salvofigura // 22 February 2015 at 21:02 // Reply

    Sì sorry, mi riferivo a Benigni per il Nobel, non per l’Oscar(meritato… almeno per quel film!).

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  6. Pierandrea // 23 February 2015 at 16:23 // Reply

    Discorsi che nella mia crassa ignoranza non posso reggere; una cosa però la voglio commentare:
    Importante riferimento è stato avanzato da Fò è stato avanzato ieri in quel de “L’Arena” condotta dal Giletti, riguardo la Libertà… che si esprime nel rispetto delle altrui tradizioni, fedi e culture, nonché nel diritto di critica e rigetto di dogmi. Coraggiosa voce fuori dal coro (che tace) in cui, considerati i terribili tempi che attraversiamo socio-politicamente, ho colto un messaggio molto chiaro che, come egli probabilmente intendeva far passare, mi ha acceso una reminescenza riguardo i concetti sulla Democrazia trattati dal Rousseau!
    I diritti della collettività si esprimono nel rispetto del confronto sano in cui vi è interesse comune anche derivante da rinunce “particolari”; ci si gioca un qualcosa per raggiungere un diritto più generalizzato e garantito, e quanti più sono i “contraenti” tanto meno potere possono avere i singoli, ai quali comunque non possono essere negati i diritti naturali.
    Ecco che la democrazia e il rispetto delle volontà passano attraverso un’autodeterminazione che si compie nella scelta di un’appartenenza collettiva specifica… possa essere religiosa, etnica o quant’altro; quanto più ci si allontani da questi principi, tanto meno ci si può definire “Cittadini”!
    In tempi in cui ci vediamo spodestati dei nostri diritti… non solo democratici ma addirittura di quelli “naturali”, per vederci privati della nostra autodeterminazione delegata addirittura ad una terza figura che non è quella del nostro legislatore, il quale tra l’altro non possiamo considerare tale perché istituitosi in maniera impropria (non quella indicata dalla nostra Costituzione nè dalla prassi democratica stessa cioè le libere elezioni), che azzarderei definire golpista e che oggi a suon di maggioranze inventate, altera dispoticamente le regole costituzionali in nome di un dogma europeista!
    Un Dario Fo capace di evocare tanto anche fuori dal palco ed in una maniera così ermetica, ci vuol poco a mio avviso perché abbia ricevuto un premio Nobel.

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    • Grazie del suo commento, anche se non credo di aver capito. O forse si sta facendo beffe di noi mentre scrive “Un Dario Fo capace di evocare tanto anche fuori dal palco ed in una maniera così ermetica, ci vuol poco a mio avviso perché abbia ricevuto un premio Nobel.”.

      Il dubbio mi resta, ma va bene così.

      Cordiali saluti.

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  7. Dato che continuate a leggere questo pezzo… vorrei rimandarvi anche a questo altro post scritto su Fo

    https://rinabrundu.com/2016/02/21/uno-straordinario-dario-fo-spara-a-zero-contra-il-benigni-governativo-lintellettualita-italica-asservita-e-il-caro-leader-renzi-e-un-uomo-senza-cultura-quindi-senza-stile-e-sul-pi/

    Nonché agli altri post che lo riguardano e che sono stati pubblicati di recente su Rosebud.

    Di fatto non ho cambiato opinione sull’assegnazione del Nobel ma di sicuro in questi due anni ho cambiato opinione su Fo. Dario Fo si è dimostrato in questi due anni un grande uomo e un grande intellettuale. Soprattutto uno che non va a braccetto con il potere da qualunque direzione arrivi ma conserva la sua dignità intellettuale. Non si è dato al leccaculismo alla Roberto Benigni e compagnia cantante ma è rimasto dalla parte dei suoi concittadini, dell’well-being socio-democratico degli stessi e per questo… sì, proprio per questo un Nobel lo meriterebbe.

    Di sicuro merita il titolo di “uomo e artista con le palle”, un titolo che non si può oggigiorno consegnare ai tanti burattini fatti muovere a piacimento dalla casta imperante.

    Solo un doveroso follow-up per chi lo merita.

    RB

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