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Marisa Cossu in Poesia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

gaetano_previati_aranci1FINISCONO LE PAROLE

Finiscono le parole. Le consuma la notte nell’ aranceto dalle piante incoronate di oscurità, la notte di polvere nera posata sui fossi della terra, la notte del silenzio, delle parole deposte nude in un cesto di vimini in un angolo dimenticato, quando più nulla origina dall’ interna passione, non sale il canto essenziale dalle zagare profumate. Finiscono le parole come spente fiammelle, non significano nulla, non pesano, non parlano, vuote attendono che fiorisca il giardino dello spirito, che s’ illumini dei gialli miracoli invocati. Ora una dolce  tristezza affonda radici nel ventre oscuro e molle della terra; sopra di me piante distorte ed incompiuti tronchi hanno voce di tempo troppo antico per la memoria. Anch’ io ho i miei frutti, ma stanno per essere raccolti da qualcuno che non conosco, entrano in un’ altra storia, mentre la mia anima fluttua, si dissolve nella nera note.

L’ARCHEOLOGO

Riappropriarsi di sé,

lasciare ad altri

la vuota archeologia

della città di pietra;

la paura di vivere

edifica cortine

di pensieri d’ argilla

dove il tempo entra

con l’ immobile polvere

e le cose  rifugiano

l’ ultimo alito di poesia

nell’ombra che sovrasta le pietre

trasformate in memoria.

Dove il sottosuolo si apre

a nuove costruzioni,

posa mattoni di fantasia

sulle rovine e le ingiurie

tu ci sei; senza volto siedi

sui gradini del dubbio,

senti il vuoto alle spalle

e provi incerto e solo

l’ ansia per il futuro.

MEMORIA PERSA

Forse la vita terrà in serbo per me

l’ amaro tempo della memoria persa,

l’ assenza dei ricordi

che labili scompaiono nel vuoto

di una parete bianca;

brandelli, lampi di esistenza

trascorsa a inventarmi il futuro,

ad imparare ad apprendere parole,

il senso delle cose e dell’ amore;

quando a esistere sarà solo lo sforzo

di altri a nominare ciò che è mio ,

a dirmi che allo specchio è la mia ombra

disseccata dal tempo dell’ oro

in cui splendeva il sole e l’ armonia,

a scavare gli affetti che provavo

nella mia indifferente estraneità;

quando  Il presente si svuota di memoria,

l’assenza riempie l’ arco delle ore

pallide nell’ attesa del nulla che verrà.

So che è così, perché mia madre

mi chiamava ” mamma” e m’ implorava

di condurla a casa da quel luogo

non suo, non più pensato.

PERIFERIE

Le strade della mia città

portano al mare,

si attorcigliano

in vicoli di pietra,

s’ inoltrano in piccole piazze,

attraversano la consuetudine

dei passi in ricordi di tenerezza.

Rassomiglio a quei vicoli,

nasco da quelle pietre,

dall’ odore salmastro dei muri scoloriti.

Il cuore è il Borgo:

qui non ho mai pensato

che vi fosse, oltre le necropoli,

la vasta periferia di tufo,

il cemento dei palazzi allineati

in file di alveari;

non ho mai pensato a quei luoghi

come ad una estensione della mia vita;

eppure dai quartieri arrivano

frotte di allegri ragazzi,

si riversano nelle arterie fino al cuore

con essenziale energia;

eppure di notte le case di tufo

racchiudono sogni di vite nuove,

accendono lampade nei viali

per dichiarare che esistono,

si allineano ora ai pensieri

nella periferia della mia anima.

Featured image, Gaetano Previati, Il sogno 1912

9 Comments on Marisa Cossu in Poesia

  1. Marisa grazie. Ho tentato di rispondere all’email ma è tornata indietro. Ciao.

  2. Grazie per la pubblicazione! Un saluto. Marisa

  3. francu pilloni // 21 February 2015 at 19:16 //

    Sì, Emilio, belle poesie. In modo particolare l’ultima.
    Quanto alle altre, quando le scrive e le rilegge, le chiedo di pensare anche ai poveri lettori che, pur non volgendo il riso in lacrime, vorrebbero capire.
    Almeno astrattamente capire.
    Se scrive che i fossi sono pieni di polvere nera, essendo essa polvere nera un esplosivo da mina, quanto meno ci si aspettano fuoco e fiamme. Invece arriva una notte di silenzio. Anzi di parole nude deposte in cestini di vimini, novelle Mosè senza gonnellino in attesa della figlia del Faraone, che di sicuro lei conosce, ma non ama. Oppure ama soltanto lei, tanto da indurla a dare i suoi frutti che altri stanno per cogliere (e come farebbe a coglierli da sé?), con l’anima che si dilegua nella note (o forse notte, non cambia niente) naturalmente nera.
    Comprende a cosa induce a pensare i lettori meno ispirati che non hanno propensione al suicidio?

  4. Tutta la poesia è suicidio, ideale.

    Naturalmente, a volte può essere anche omicidio…

    La polvere nera in poesia invece è metafora che è tutto è niente: è notte, è morte, è tristezza, è rimanenza, è spirito che si perde, che si trasforma, etc etc

    Ma lo dico a un maestro naturalmente, ciao

  5. francu pilloni // 21 February 2015 at 19:45 //

    Si poteva dire polvere scura?
    Anzi, meglio: materia oscura, così si percepiva un tocco d’infinito, di cosmico, di mistero pure, sennò!
    Perché, nota, se io mi sentissi polvere, come ero e sarò, questo sentirmi dare del “nero” mi farebbe pensare di essere di fronte a un razzista. O no?
    E anche per le parole, un po’ di rispetto!
    Se è vero che nascono nude, si comportano come farfalle: volano, sono colorate, danno un senso compiuto alla loro vita.
    Qui, in certi punti, mi sono sembrate parole impacchettate per Auschwitz. Oppure topolini da laboratorio.

  6. Marisa Cossu // 2 November 2015 at 19:27 //

    Esagerato! Il lettore ha uno spiccato senso dell’umorismo e me ne compiaccio ;tuttavia ciò che finisce, in questo caso le parole, è metafora del tempo e della vita che trascorre . Se ne può rinvenire qualche sprazzo, solo a tratti, in luoghi della memoria…e non certo per scherzarci sopra. Grazie . Marisa Cossu

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