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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Quello che il renzismo non dice (74): sull’intervista “seduta” e a orologeria del TG1 a Matteo Renzi e ancora sul rapporto 2015 di RSF. Sulla RAI faro di “cultura” in Europa e un omaggio a Michele Ferrero.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Fanno impressione queste interviste a “orologieria” che Matteo Renzi “concede” al primo telegiornale italiano, il TG1, ogni qualvolta necessita di difendere l’indifendibile, come è indifendibile il tentativo di cambiare la Costituzione degli italiani a colpi di maggioranza risicata, quando non svenduta. E, ad un tempo, alla luce dell’odierno (seppur indiretto) attacco al giornale danese Jyllands-Posten, giornale martire dei diritti minimi degli individui e delle comunità moderne, nonché alla luce del recente rapporto di Reporters Senza Frontiere che relega il nostro paese al 73simo posto nel mondo, in materia di libertà di stampa e di espressione, fa impressione “l’obbedienza pronta, cieca ed assoluta” del servizio pubblico al leader.

Renzi si è presentato ingrassato e satollo davanti alla giornalista RAI ma anche fondamentalmente tranquillo, con la tranquillità di chi sa di giocare in casa. L’intervista parte dalla situazione in Libia: meglio cominciare con la cronaca estera, tracciare un identikit chiaro del nemico e rassicurare il popolo: rassicurarlo che il renzismo è qui per proteggerlo e non intende abbandonare la poltrona. Poi il discorso cade inevitabilmente sulle hot-issues della politica interna: la giornalista mette subito le mani avanti (e in verità non si dovrà mai dire che l’intervista sia stata completamente inginocchiata, “seduta” sarebbe un termine più appropriato….

Articolo inserito in “Diario dai giorni del golpe bianco” (Ipazia Books 2017). Continua la lettura, clicca qui (o sulla sottostante coperta) per il link alla pagina Amazon dove potrai visionare sia la versione e-book che la versione cartacea del testo.

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