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Quando la Grecia siamo noi. Da Yanis Varoufakis al Sanremo 2015. Ancora sui conti di Conti e su alcuni “aforismi” di Marino Bartoletti.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

Jean-Léon_Gérôme_-_Diogenes_-_Walters_37131...quel grande professionista che è Carlo Conti a cui nulla ha regalato nessuno.

Il mio preferito è Carlo Conti.

Marino Bartoletti – La Vita in Diretta (Rai1)

 di Rina Brundu. Pochi giorni fa il gagliardo neo ministro greco Yanis Varoufakis avrebbe detto che anche l’Italia è a rischio bancarotta. Curiosa dichiarazione per un ministro delle finanze di un paese che ci deve 40 miliardi di euro, un poco come se Paperino accusasse lo zio Paperone di indigenza. Poi naturalmente Varoufakis, o chi per lui, ha smentito e ancora non è chiaro se a procurare la sua veloce marcia indietro sia stata la “dura” reprimenda di Padoan o un raro momento di lucidità.

Fa paura la naiveté del nuovo governo Tsipras, come se il premier e il suo esecutivo non avessero ancora capito che esiste una differenza sostanziale tra il fare opposizione politica e il governare un paese. E che governare vuol dire prima di tutto assumersi delle responsabilità. Per certi versi i greci di questi tempi somigliano tanto agli svagati passanti che la televisione ha mostrato questo pomeriggio assiepati davanti al Teatro Ariston sanremese in spasmodica attesa che arrivassero i loro beniamini: occhi brillanti, sognanti, sguardo fisso verso un orizzonte ideale puntellato di stelle che non sono veramente tali.

Ne deriva che forse Varoufakis non aveva tutti i torti: debito pubblico a parte, forse la Grecia siamo anche noi. Con i greci condividiamo un senso di irrealtà mitologico, l’inguaribile certezza che primo o poi un qualche dio buono verrà in nostro aiuto, a risolvere laddove noi non riusciamo. Non possiamo. Non sappiamo. Mentre la strega cattiva si chiama invariabilmente Merkel, o BCE, a seconda dell’umore con cui ci svegliamo al mattino. E alla maniera dei colleghi elleneci amiamo spendere. E spandere.

Il regalino che ci stiamo facendo in questi giorni sembrerebbe chiamarsi Sanremo 2015. Dopo avere saputo che l’esercito della Stampa Accreditata e formato da 1300 giornalisti “giovani e forti”, sono andata a spulciare online, mi premeva capire il costo di questo sovraquotato spettacolo canterino. Improvvisamente però le grandi autostrade di Google si sono come trasformate nei vicoli corleonesi di Mario Puzo: nudda. Nisba. Silenzio. Tacere bisogna. Nessun dato veramente credibile, nessuna pagina “dell’azienda” dettagliante le spese, nessun trafiletto user-friendly su rai.it.

Qualche anonimo giornale online azzarda “Carlo Conti prenderà 500 mila euro, secretati i cachet di Emma e Arisa”. Secretati? Si tratta forse dei files di un’altra strage italica da nascondere? In compenso sembrerebbe che Conti prenderà centomila euro in meno di Fazio, che condusse il festival l’anno scorso, e duecentomila in meno del Morandi di due anni fa. Significa forse tra una decade, anno più anno meno, avremmo un compenso “finalmente” etico per questi conduttori?

Tuto può essere, anche se per il momento è difficile negare che la Grecia siamo anche noi: tranne naturalmente quando dobbiamo recuperare – tra le nostra fila – pensatori degni di quelli della loro età d’oro. Con lo stesso senso etico di Diogene, per esempio. Then again, chi è causa del suo male pianga se stesso: contentiamoci quindi delle perle televisive odierne di Marino Bartoletti (vedi incipit), il resto – per dirla con Einstein – sono dettagli.

Featured image, the Greek philosopher Diogenes (404-323 BC) is seated in his abode, the earthenware tub, in the Metroon, Athens, lighting the lamp in daylight with which he was to search for an honest man. His companions were dogs that also served as emblems of his «Cynic » (Greek: “kynikos,” dog-like) philosophy, which emphasized an austere existence. Three years after this painting was first exhibited, Gerome was appointed a professor of painting at the Ecole des Beaux-Arts where he would instruct many students, both French and foreign.
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