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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

L’angolo del neurone rincoglionito (10): Nicola Porro e la Panda grigia. O dello sdegno dei lavoratori (disoccupati) e di cinque minuti di incredibile follia televisiva.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

IndroMontanelliLettera22di Rina Brundu. Sai qual è il rischio che corre Mattarella?” ha chiesto infine l’ormai mitico Vittorio Feltri a un Nicola Porro (Virus – il contagio delle idee, RAI2), nel mezzo di quella che sembrava una sua (di Porro) improvvisa crisi di epilessia-mediatica. “Di annegare nella saliva di questi leccaculo”. Seduto davanti a Feltri, il governatore siculo Rosario Crocetta annuiva e pure lui rivolgendosi al presentatore gli ha fatto notare: “Guarda che tutte queste cose le avete scritte voi mica Mattarella!”, come a dire: “Qual è il punto nel teatrino?”.

Proprio così: cos’era successo? Nicola Porro – in veste di conduttore – veniva dall’avere appena presentato (alla sua maniera), tra i tanti, i seguenti estratti apologetici dalla recente santificazione mattarelliana orchestrata dalla nostra “Grande Stampa”: “Ecco un uomo che ha passato le sue vacanze estive in un albergo a tre stelle in montagna, dove ogni mattina si sedeva sul prato a leggere i quotidiani. Ecco un uomo che come Aldo Moro li ritaglia, mettendo da parte ciò che può tornare utile o che bisogna finire di leggere. Può sembrare fuori moda, come i gilet dello stesso tessuto dell’abito, ma è un dato fondamentale ed è proprio per questo che li chiamano «riserve della Repubblica» (Mario Calabresi – La Stampa); “VEDOVO, dolente e creativo, è facile immaginarlo perduto nell’immensità soffocante del Quirinale come Casimiro, il triste Viceré di Sicilia, che viveva in una sola stanza «a sognare e a temere il crollo della luna» e tutto il resto del Palazzo «gli era terra straniera» (Francesco Merlo – Repubblica). Infine, Porro si era letteralmente perso in un potpourri dialetticamente sgrammaticato, informe, esagerato, esasperato, pomposo sul peggio-del-peggio che a suo dire sarebbe stato scritto sull’ormai nota Panda grigia mattarelliana, l’unica Panda grigia con autista incorporato a sentire il conduttore.

Nelle intenzioni, il giornalista avrebbe voluto bastonare i colleghi (viva il tempismo!!), rei di cotanto asservimento vil-poetico, ma purtroppo per lui tutto ciò che che è riuscito a produrre sono stati cinque minuti (tra le 21.53 e le 21.58 ora locale, dunque tra le 22.53 e le 22.58 italiane) di vera e propria follia televisiva pagata dal contribuente, inguardabile e onestamente imbarazzante al punto che si è dovuto cambiare canale. Non esito a dire che l’unico metro di paragone per questa scenetta (o sceneggiata?) è il celeberrimo “Cirooooo!!!” della signora Milo, e con ciò credo di avere detto tutto.

La domanda non può che sorgere spontanea: ma perché non si fanno dei controlli anche sulla qualità tecnica e proprietà di linguaggio di questi programmi? E a voglia i disoccupati, cassintegrati, esodati veneti lamentarsi in esterna: “Noi siamo qui coi nostri cazzi… ma sempre di Mattarella dobbiamo parlare?!!”. Purtroppo per quei lavoratori preoccupati – che il collega del conduttore tentava faticosamente di intervistare – tra loro e il Nicola Porro impegnato nel suo personalissimo show, c’era senz’altro la stessa distanza abissale che c’é tra gli abitanti del palazzo politico e i loro elettori; ne deriva che tra le altre domande che s’impongono, non è peregrino interrogarsi su quale fosse lo scopo della trasmissione: produrre chiacchiere cool e alienate?

Dopo essermi costretta a questi cinque minuti di “madness” mediatica, tutto ciò che mi viene in mente è quella straordinaria illuminazione di Indro Montanelli: “Dicono che De Mita sia un intellettuale della Magna Grecia. Io però non capisco cosa c’entri la Grecia…”… ma onestamente non saprei neppure io perché.

Featured image, il grande Indro Montanelli evidentemente turbato.
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10 Comments on L’angolo del neurone rincoglionito (10): Nicola Porro e la Panda grigia. O dello sdegno dei lavoratori (disoccupati) e di cinque minuti di incredibile follia televisiva.

  1. attilio cece // 6 February 2015 at 11:46 //

    porro chi ?????

    • Stefano // 6 February 2015 at 11:53 //

      quello che ha la lingua colorata di varie sfumature di marrone!

    • Non sia impertinente Attilio. Confesso però che stamattina – rileggendo quanto scritto ieri sera nell’aftermath dell’incidente – anche le creazioni di Calabresi e Merlo si fanno notare sotto la giusta luce e riesce davvero difficile mantenersi seri.

      Da incorniciare anche la faccia di Feltri mentre guardava Porro, non mi sarei stupita se ad un certo punto gli avesse chiesto di cambiare pusher… Pazzesco!

  2. …e muore la gente piena di guai, ma i leccaculo non muoiono mai!. E’ capitato a tutti ascoltare le sviolinate sperticate a personaggi del momento; esempio quelle nei documentari al duce; demenze che credevo finite, da riderci su !..oppure rabbrividire, ……pensando che non cambia mai niente…

    • No, non sarei d’accordo qui, non sarebbe giusto né corretto, non si tratta di questo. Di fatto l’intenzione era ottima, Porro voleva deridere la santificazione digitale di Mattarella messa in atto da tutti i colleghi, francamente…. l’intento era critico, positivo da questo punto di vista. Il problema è stato di… natura tecnica… cioè si è ingolfato e non ha saputo tenere il palcoscen… pardon, lo studio. Qualcosa su cui lavorare, non saprei, del resto io in un simile frangente farei peggio di lui, non me ne intendo e odio le telecamere. Detto questo se si è pagati per fare un tal lavoro da un simile pulpito bisogna avere o sviluppare skills adatti, come dobbiamo fare tutti quanti all’occorrenza.

      Regards,

  3. Be’ sì che può essere altrimenti, servono giornalisti ed editori con le palle…e con le possibilità.

    Un esempio? Quando gli editori spagnoli si sono rivoltati contro Google e Google li ha mandati a cagare chiudendo le sue autostrade e di fatto li ha messi tutti in trappola come topi.

    Certo che qui era facile… ma voglio dire che si tratta anche di background culturale. In realtà, a ben guardare, in tutto questo affaire… è tutta la casta giornalistica che è censurabile (basta leggere quei brani citati).

    Non ci sono più i Montanelli e le Fallaci e francamente non guardo mai troppo da vicino le loro cose perché ho paura mi cada il mito.

    Del resto, serve davvero avere la schiena diritta? Di sicuro la schiena diritta non è evoluzionistica o darwininana… dunque non è adatta quando si tratta di sopravvivere o di portare il pane a casa.

    Best

  4. Ripensandoci…il massimo è raggiunto dal “tale” che racconta del giornale fatto a pezzetti per conservarli (nel caso del Bisogno!).Fantastico: anch’io ricordo quand’ ero bambino, che ciò era necessità abituale ed i pezzetti venivano conservati infilati in un gancio posto nelle “latrine” e la GODURIA di pulirsi con quelle facce e lodi, ritornate alla loro origine di M….. era una roba … che nessuno sa descrivere.

    • Sono indecisa tra citare By the Pricking of My Thumbs, Toto’ che ha fatto il militare a Cuneo o una terza via meno nobile… vero è che non sono nota per la pazienza…

  5. Adesso capisco tutto!!! …… a proposito quel Totò a cui si allude in quel momento era Uno dei “Due Colonelli”……con carta bianca……

  6. Come ti dicevo, Gavino, dopo 12 anni di presenza online si perde la pazienza… ah quando avevamo tempo!

    Have a good we, risolto.

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