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In morte di Francesco Rosi – Aforismi e “Mani sulla città”, un omaggio.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Francesco_Rosi_-_foto_di_Augusto_De_Luca

  • Ho lavorato con un buon numero di attori famosi […] E credo di averli sempre aiutati perché li ho sempre amati. Se non amo l’attore che scelgo non è possibile per me realizzare un film. (pp. 26-27)
  • Questi attori, giovani e vecchi, li ho amati enormemente, ma ho tuttavia sempre stabilito con loro un rapporto conflittuale. Con l’attore c’è sempre un conflitto, necessario e produttivo. È solo allora che il lavoro del regista con l’attore diventa esaltante. È un lavoro molto duro, certe volte di una crudeltà fisica e mentale sfiancante. Come se si trattasse di impadronirsi, per qualche istante, di ogni possibilità di reazione da parte degli altri. (p. 27)
  • Perché sono un regista? Perché voglio più di ogni altra cosa realizzare film? È un bisogno? Una necessità finanziaria? Un piacere? Tutte queste cose insieme. È una necessità finanziaria. È un piacere. E, di quando in quando, non è affatto un piacere! Ma è soprattutto un’esigenza che ho sentito abbastanza presto: è quello che ho sognato di fare da quando avevo quattordici anni. Ho sempre sognato di fare il regista. […] Con il succedersi dei miei film, mi sono reso conto che, effettivamente, il cinema si era impadronito completamente della mia esistenza. Penso che non si può essere un creatore se non si è completamente posseduti da qualcosa. (p. 27)
  • L’arte si accompagna sempre a una sofferenza. È un tormento e nello stesso tempo una gioia. Si passa, molto velocemente e intensamente, da momenti di gioia ed esaltazione a momenti di depressione e di dubbio, continuamente. Non si è mai sicuri di aver raggiunto la verità di quello che si voleva dire, mai certi di essere capaci di assumersi la responsabilità del legame fra sé e gli altri. Non si può essere solitari. La creazione in origine è certamente un atto solitario, ma l’oggetto della creazione appartiene a tutti, è un oggetto sociale. Essere creatore deriva da questa esigenza: ci si rende conto di avere una responsabilità nei confronti di tutti, e occorre assumersela completamente, malgrado i dubbi e le sofferenze. (pp. 27-28) – Fonte Wikipedia.

Featured iimage source Wikipedia, grazie all’autore – Portrait of Francesco Rosi – Augusto De Luca photographer
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