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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Tre Haiku bucolici di Riccardo Alberto Quattrini – É Natale…

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

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426px-Worship_of_the_shepherds_by_bronzinoCade

Neve silente

É Natale

 

 

Stampugio nero

Il ciabattino al paio

Bulletta lieto.

 

 

A Venezia

Imbrunano i crepuscoli

Di gramaglie le calli

Featured image, adorazione dei pastori del Bronzino
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6 Comments on Tre Haiku bucolici di Riccardo Alberto Quattrini – É Natale…

  1. Belli, ma, perdonami… io non conto 13 “more” come da struttura standard di questi componimenti, prendi per esempio il primo….

    Mi sono persa qualcosa?

    E il verso “cade” non mi pare rientri nel canonico schema 5/7/5.

    ———-

    Una mora (plurale more o morae), è un’unità di suono usata in fonologia, che determina la quantità di una sillaba, che a sua volta – in alcune lingue – determina l’accento. Come molti termini linguistici, l’esatta definizione è discussa. Il termine, che significa “ritardo”, “indugio”, è tratto dal latino.

    Nella metrica classica era l’unità di misura della durata delle sillabe e valeva un “tempo” ovvero una sillaba breve (U), mentre la sillaba lunga (–) ne equivaleva a due. La prosodia oggigiorno la utilizza con la stessa accezione.

    Una sillaba contenente una mora è detta monomoraica, una con due more è detta bimoraica.

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  2. Riccardo // 20 December 2014 at 19:49 //

    Gli haiku giapponesi consistono tradizionalmente di 17 “on” o suoni, divisi in tre frasi: 5 suoni, 7 suoni, e 5 suoni. Generalmente all’interno dei versi vi è una parola (kigo) che rappresenta un riferimento stagionale più o meno esplicito. La presenza umana o di emozioni, è per lo più sfumata o sfuggente, ma può essere accennata, come risonanza o sintonia di uno stato d’animo con la scena naturale descritta. Lo haiku è come un attimo di vita che diviene verso, e rappresenta il coagularsi di una intuizione estetica. I poeti di altra lingua hanno interpretato gli “on” come sillabe. La poesia haiku si è evoluta nel tempo, e molti poeti non rispettano più questa struttura; gli haiku moderni possono avere più di 17 suoni o addirittura solo uno. Le sillabe italiane variano molto in lunghezza, mentre gli “on” giapponesi sono tutti ugualmente brevi. Per questa ragione una poesia di 17 sillabe italiana può essere molto più lunga di una tradizionale poesia giapponese di 17 “on”, eludendo il concetto che gli haiku sono nati per dare l’idea di un’immagine usando solo pochi suoni.
    Roland Barthes, sottolinea il fatto che la peculiarità linguistica dello haiku è quella di dire “nulla”. Il verso ha la purezza, la sfericità e il “vuoto” di una nota musicale, che nel trasmettere sensazioni ed emozioni non è legata però a nessun “significato” particolare: “Il tempo dello haiku è senza soggetto: la lettura non ha altro ‘io’ se non la totalità degli haiku di cui questo “io”, per una rifrazione all’infinito, non è che il luogo di lettura.” Lo haiku non è una poesia di idee ma di cose, in una espressione immediata che non descrive, non declama, non giudica e non spiega, ma solamente presenta un’immagine. E’, potremmo dire che è una forma di anti-sillogismo. Quella conclusione che nel sillogismo è logicamente determinata e rigorosamente connessa, nello haiku appare, in molti casi, illogica, priva di apparente connessione.
    Per quello che riguarda la regola della suddivisione in tre versi rispettivamente di 5-7-5 sillabe, alcuni autori di haiku giapponesi contemporanei non la seguono sempre in modo rigido (soprattutto gli esponenti della corrente più innovativa tra gli allievi di Masaoka Shiki, come Kawahigashi Hekigodô, Ogiwara Seisensui e Ozaki Hôsai, hanno uno stile improntato ad una maggiore libertà in questo senso), e lo stesso Bashô a volte non la rispettava.

    Uno haiku di Ozaki Hôsai di 4-5-7 sillabe, che tradotto diventa 5-5-7.

    i-chi ni-chi tut-to il gior-no
    mo-no i-wa-zu sen-za pa-ro.le
    cho-o no ka-ge sa-su tra om-bre di far-fal-le

    Un autore californiano, Jane Reichhold, ha scritto diversi haiku in forma verticale, in cui ogni linea contiene una sola parola:
    the la
    tin capanna
    cabin di
    listening lamiera
    to ascoltando
    pine il
    wind vento
    its del
    very pino
    own come
    planks vero
    pavimento

    Robert Spiess editore della rivista Modern Haiku, scrive haiku in diverse forme e con una metrica libera rispetto alla suddivisione sillabica tradizionale. Ciò che risulta essere comunque distintivo rispetto ad una poesia tradizionale è l’atmosfera del “qui ed ora” in cui viene “catturato” un momento irripetibile:

    forbearing evitando
    to take a branch di prendere un ramo
    in flower, in fiore
    I bring you songs io ti porto canzoni
    of wild plums di susino selvatico

    braver audace
    …..this winter ….. questo inverno
    than I – più di me –
    …..the sparrows …..i passeri
    that seemed che sembravano
    …..so cheerless …..così tristi

    Concludendo, come si vede ci sono diverse forme di Haiku, talune non rispettano le regole dei 17 “on” giapponesi. L’importante è che essi diano, a chi li legge, un’immagine, un sentimento, un emozione che lasci, per un solo istante, una lieve traccia nell’anima.

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  3. Ciao Riccardo, sì so bene cos’é un Haiku… ma non concordo con la spiegazione che proponi.

    Mi spiego meglio.

    Mentre la demolizione delle strutture poetiche codificate (pensa per esempio alla perizia che occorreva per creare i sonetti), che è avvenuta nel tempo la trovo cosa buona e giusta e ha portato alla nascita di un modus di fare poesia più direttamente legato all’anima e al nostro modo di essere di cittadini moderni…. non credo che una simile modalità di fare si possa applicare all’HAIKU perché se tolgo a questa struttura il “quid” che la rende tale… non mi trovo più in presenza di un Haiku ma di una qualsiasi poesia…

    Ne deriva che una creazione così

    Cade
    Neve silente
    É Natale

    Che come detto mi piace, è da considerarsi una creazione poetica ma non un Haiku… a meno che non mi stia perdendo qualcosa che sempre può essere…

    A mio avviso chi crea un Haiku deve mostrare la perizia richiesta, quella standard ovvero simile alla definizione wikipedica, o giù di lì:

    Lo haiku (俳句è un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo. Generalmente è composto da tre versi per complessive diciassette more (e non sillabe, come comunemente creduto), secondo lo schema 5/7/5.

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  4. Riccardo // 21 December 2014 at 03:07 //

    Sì, va bene. Ciò che ho scritto volevo solo dimostrare che non sempre è necessario, per farlo considerare un haiku, rispettare le 17 more. Inoltre l’estrapolare alcune frasi da una poesia e farle diventare un a forma linguistica di senso compiuto, non lo si potrà magari chiamare haiku, ma è sempre una forma poetica, magari nuova che ne sappiamo. Se poi ci riferiamo solo al primo “haiku” lo si poteva scrivere anche così:

    Da cielo bigio
    Cade neve silente
    Il Natale

    ma così mi pareva meno diretto, meno poetico, anche se rispettava la regola. Comunque se non potranno essere chiamati o considerati degli autentici haiku; pazienza, vorrà dire che li chiamerò poesie o componimenti Bonsai. L’importante è che riesca a trasmettere concetti e stati d’animo a chi li legge. Questo dovrebbe essere il vero scopo. Anche i primi tagli di Fontana, considerate opere d’arte (dai critici), meno dal popolino; anche la famosa “Merda d’artista”, titolo di un’opera dell’artista italiano Piero Manzoni, era considerata arte. Erano forme espressive nuove. Picasso, ormai famoso stava per entrare nella leggenda oltre che nella storia dell’Arte, grazie soprattutto allo studio di nuove forme di arte che sfociarono poi a quella che è l’arte del Cubismo tanto che in una biografia disse che i vari Periodi colorati, li creò apposta per vedere cosa avrebbero scritto per giustificarli.

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  5. Non saprei, per me non rientra nella struttura neppure

    Da cielo bigio
    Cade neve silente
    Il Natale

    Sempre se parliamo in termini di perizia costruttiva che per me resta un fattore importantissimo, ripeto. Lo dico più che altro perché so che molti che frequentano o semplicemente leggono Rosebud si occupano di Haiku e li scrivono…

    Tempo fa me ne occupai anch’io e realizzai la difficoltà del metro…

    Ma registro quanto scrivi… credo che sarà anche il mio ultimo commento pre vacanzifero.
    Profitto per augurarti buon Natale e ringraziarti per i tanti contributi al sito.

    A presto, abbraccio

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    • Riccardo // 21 December 2014 at 12:36 //

      Grazie Rina, un buon Natale anche a te e a tutti coloro che collaborano e seguono Rosebud.

      Un abbraccio.

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