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Quello che il renzismo non dice (45) – Sull’imposizione del nuovo direttivo M5S e sul neo-politichese digitale di matrice sovietica

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

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A momenti la storia attuale del M5S della premiata ditta Grillo-Casaleggio ricorda la storia del partito comunista sovietico e del PCI.  Il PCUS espulse Trotsky dall’Urss nel 1929. L’anno dopo, come scrive Adriano Guerra “Il 20 marzo 1930 l’ala stalinista espulse formalmente Bordiga e il suo gruppo dal partito comunista con l’accusa di trotskismo. La mozione, votata all’unanimità dal comitato centrale, richiedeva l’espulsione per: “avere Bordiga preso posizioni politiche le quali non sono conciliabili con la permanenza nell’IC, per precisa decisione del IX Plenum dell’IC e del VI Congresso mondiale; b) aver condotto un lavoro di frazione e di disgregazione del Partito; c) aver tenuto alla fine del suo periodo di deportazione un atteggiamento non conciliabile con la permanenza nel Partito”. Sempre nel 1930 furono espulsi Tresso, Leonetti e Ra­vazzoli, con il PCd’I che si adeguava alla linea dettata dalla dirigenza sovietica….

Articolo inserito in “Diario dai giorni del golpe bianco” (Ipazia Books 2017). Continua la lettura, clicca qui (o sulla sottostante coperta) per il link alla pagina Amazon dove potrai visionare sia la versione e-book che la versione cartacea del testo.

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info@ipaziabooks.com

7 Comments on Quello che il renzismo non dice (45) – Sull’imposizione del nuovo direttivo M5S e sul neo-politichese digitale di matrice sovietica

  1. Andrea Bondanini. // 28 November 2014 at 19:44 // Reply

    Ma Grillo è un giustiziere senza cervello politico. Ha provvisoriamente successo per la indisponente situazione politica che pesa su una parte vastissima di noi Italiani. Peccato, perché avrebbe potuto dare un aiuto importante alle nostre indispensabili riforme, non ha capito che gli assolutismi rivoluzionari sono sempre destinati al fallimento, creano se arrivano a qualche concretezza provvisoria, disastri. Peccato perché tra i Grillini vi sono persone serie, preparate e intelligenti. Viene fino il sospetto che il duo Grillo e specialmente Casaleggio facciano tanto perché nulla cambi per qualche loro misterioso fine. È anche poco comprensibile la loro democrazia diretta fatta però da una assoluta minoranza. Ci lamentiamo dell’assenteismo subito nelle recenti elezioni di due nostre regioni, ma col criterio Grillino, si tratta di un trionfo sublime del PD, il che è falso.

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    • Certo, perché una delle cose che il renzismo non dice è che si impone per mancanza di alternativa. Seria, valida. Il problema è che fino a che non ci sarà una alternativa praticabile si continuerà sempre in questo solco gattopardesco che Renzi impone.

      La situazione del M5S in questo momento ci dice soprattutto che davvero Machiavelli è intramontabile, insuperabile, in barba a tutte le pseudo filosofie e pseudodottrine che si sono succedute dopo (renzismo compreso), e che alla fine tutto si riduce alla gestione del potere da parte di uno o più individui.

      Un peccato. Un peccato perché il movimento era l’occasione “più pulita” per ricominciare e tanto di ciò che Grillo predica è corretto. Giusto (soprattutto lo predica senza la presunzione renziana). Ma il modus operandi non va. Perché non vi può essere rivoluzione valida che poggia su un piedistallo di matrice dittatoriale, senza contare che Internet non permette alla dittature di sopravvivere….

      Ciò che serve è una possibilità concreta per tutte le pedine valide dentro il movimento – e non solo per i cinque del direttorio di cui sopra – di emergere e di contribuire a fare diventare questo Paese un Paese normale…

      In alternativa serve un movimento nuovo, simile al M5S… ma orientato verso la liberalità. Onesto nel DNA in tutti i sensi.

      A mio avviso è possibile perché la gente è soprattutto onesta. E ne ha le palle piene.

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  2. Mah…io in questa fase storica del M5S sono sull’astenermi da valutazioni. Mi pare una fase complessa x un movimento che si e’ affermato per la sua semplicita’ contro un sistema complesso e pesante. Conservo anvora qualche dose di fiducia per le iniziative di peppone. E se avesse ragione?

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    • Nessuno ha detto che non ha ragione, anzi!! Grillo ha ragione anche quando fa un poco il cane da guardia su compensi, il mantenere la linea fondante, etc…

      Ma bisogna anche capire che se si vuole governare occorre porsi in altra maniera e avere la fiducia di un popolo che non è la Bulgaria dei dittatori andati ma una grande nazione moderna e democratica che ha bisogno di una leadership credibile per difendere i suoi interessi…

      Diciamo per che ora il movimento è come una piantina diversa sbattuta dal vento ma ha una grande potenzialità….

      La pontenzialità di superare il gattopardismo renzistico e fare davvero entrare il nostro Paese in un mondo diverso. Per cui speriamo tutti che ci riesca anche se naturalmente i miracoli non esistono e bisogna imparare lungo la via… anche e soprattutto dagli errori.

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  3. A questo punto, ma è arrivata l’ora anche per lui, il Peppone di Genova, non credo più a questo movimento che pareva essere una panacea. Dal comico si può passare al brillante, anche in politica, ma di politica il Grillo non ha mai saputo parlare. Ha aperto al bocca e…si salvi chi può, dagli…e non lo dico.
    A parte il gattopardismo conclamato di Renzi, (ma quando la smetterà? ). il sopracitato Peppone
    si sta accorciando, da solo, le gambe e vabbè! che Cesare era basso! ma lui si sta rimpicciolendo come un palloncino gonfiato ad aria inquinata.
    E vedremo che finirà sgonfiato e del tutto e soprattutto dai suoi centurioni
    Ma l’Italia, purtroppo, è questa!, ahimè!

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  4. attilio cece // 29 November 2014 at 10:49 // Reply

    avesse proposto cinque scimmie, i grillioti avrebbero comunque approvato la decisone del padrone…..
    In ogni caso mi sarei aspettato una uscita di scena più dignitosa: come quella di Howard Beale di ‘quinto potere’, per esempio… Immaginate che splendido scoop sarebbe stato per la UBS/casaleggio & associati !!!!!!

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  5. “Quinto potere” di Beale?
    Ma quella è Cultura, avverso o a favore della Politica.
    In quel movimento, a una stella o a due, al massimo! parlare di Cultura e Politica seria è vietatissimo, capito?
    Il novello Lui non lo permette.

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