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Quello che il renzismo non dice (44) – Di speranza e per carità. Giovani leader anti-renzisti crescono e fanno opposizione interna: Civati, Fitto, Pizzarotti.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

Rina Brundu

renzicorriere25112014

Secondo Matteo Renzi l’astensionismo alle regionali è un problema secondario. Un poco come trovarsi nel Bengala a godersi il safari e ignorare l’incombente galoppata degli altri elefanti che fino a quel momento erano rimasti a guardare. L’ennesima fortuna del Premier è che per adesso le truppe avversarie sono decisamente prive di comandante carismatico e la riorganizzazione pare lontana; meglio dunque fare ciò che al renzismo riesce meglio,  correre a Strasburgo per farsi fotografare dal Corriere in prima fila e plaudente il discorso di Francesco.

Non è detto  comunque che questa ennesima tornata elettorale non possa rappresentare un punto di svolta importante rispetto al pernicioso status-quo. Per la prima volta da diverso tempo sta chiaramente emergendo una diversa squadra di giovani politici che hanno una caratteristica in comune: fanno opposizione all’interno dei propri partiti e chiedono a gran voce il cambiamento. Da questo punto di vista nello stesso PD fa notizia la presa di posizione di Civati che ha annunciato il suo no al Jobs Act insieme a quello di altri 30 parlamentari. Questo “no” della minoranza PD fa notizia non tanto per il fatto in se, che è questione fondamentalmente nota, quanto piuttosto perché la deriva capitalistica renzista quasi regala un nuovo prezioso vestito ai vecchi imperatori e alla vecchia dirigenza all’insegna del saggio adagio che invita a non buttare via il bambino insieme all’acqua sporca….

Articolo inserito in “Diario dai giorni del golpe bianco” (Ipazia Books 2017). Continua la lettura, clicca qui (o sulla sottostante coperta) per il link alla pagina Amazon dove potrai visionare sia la versione e-book che la versione cartacea del testo.

 

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info@ipaziabooks.com

3 Comments on Quello che il renzismo non dice (44) – Di speranza e per carità. Giovani leader anti-renzisti crescono e fanno opposizione interna: Civati, Fitto, Pizzarotti.

  1. Eh! la speranza è dura a morire e ne abbiamo ben donde, Rina. Ascoltiamo, leggiamo, diciamo giustamente la nostra e in tutta libertà, ma io mi sto accorgendo che NULLA sta avvenendo di veramente importante, in seno al nostro governo, quasi sempre orfano del suo presidente che gira al largo, che, al massimo, twitta, mentre di Politica, quella vera, non se ne parla e men che meno di quel che si deve FARE e subito, non in avvenire.
    In più, ci sono quelli che tu chiami giovani che scalciano all’interno delle loro stesse stanze di partito, che verranno, molto probabilmente, zittiti o “ri-comprati”, riferito alle idee, non alle corruzioni ancora in auge.
    E il tutto continua a stagnare, fra un’ uscita, un’entrata, e i giornali e non solo quelli, a parlarne..inutilmente.
    Ma tant’è, la Politica è assente e i partiti devono rifondarsi…cui prodest?

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    • Come sai io quando si tratta di teoria politica sento solo Machiavelli. Machiavelli ci direbbe che nulla potrà mai cambiare perché questa è la natura umana. Ma vero è che ci sono cambiamenti impercettibili che avvengono comunque. Anche il renzismo se vuoi è un passo avanti ma non è il punto di arrivo per quanto mi riguarda. Io credo che si possa fare meglio, molto meglio nel rispetto delle necessità di tutti. Questo è il dovere minimo di un esecutivo moderno.

      Mentre il nostro dovere è dire ciò che pensiamo. Io lo faccio, ma anche perché queste dinamiche mi appassionano. Sono opinioni come le altre, ma sono le somme di opinioni che fanno le rivoluzioni non violente, che noi preferiamo.

      Debbo dire però che se dovessi scegliere tra Gandhi e Machiavelli opterei sempre per Machiavelli o per citare Nietzsche “Se vuoi raggiungere la pace dell’anima e la felicità, abbi pur fede, ma se vuoi essere un discepolo della verità, allora indaga”.

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  2. Lo so e come! che tu sei di fede macchiavellica e mi sta anche bene. Nel mio alter ego, invece, esiste “L’idea” Gandhi, più incollata, si direbbe, ai tempi che corrono.
    Ma sai bene che, trasferendo il pensieor fin dentro la politica nostrana, beh!, allora, il cammino mi sembra arduo e comunque, poichè ci stiamo abituando agli “ismi”, anche questi creati per comodità di comunicazione o appartenenza.
    Aspetto, come te, quei passi avanti, giornalmente proclamati, del nostro Renzi, che dovrebbe fare o dare meno “spetatcolo”, capito?
    E a proposito di Nietzsche…qui fede non ne ha nessuno anche se si ha messo l’anima in pace, da solo.

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