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Long live, Reyhaneh Jabbari! – La storia di una vita e un omaggio.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

reyhanehNota: ci sono pochi modi per omaggiare qualcuno senza cadere nella retorica. Il modo migliore, a volte, è semplicemente quello di raccontarne la storia. Nel caso di Reyhaned Jabbari, la donna iraniana impiccata questa mattina all’alba, ho scelto di tradurre la sua pagina wikipedica in italiano visto che al momento esiste solo in inglese. La pagina originale non ha una stesura semplice, è un sommarsi di capitoli sovente scritti in un inglese approssimativo, dove il soggetto cambia spesso, in un punto in un rivelante “we”, come se a metterla in Rete sia stato qualcuno molto vicino a Reyhaneh. Per questo motivo ho preferito una traduzione letterale, intervenendo sul testo solo quando era strettamente necessario...

Rina Brundu, in Dublino, 25/10/2014

Reyhaneh Jabbari (Persiano:ریحانه جباری c. 1988 – October 25, 2014) è stata una donna iraniana arrestata per l’uccisione di un ex agente dei servizi, Morteza Abdolali Sarbandi, in Iran. È stata detenuta dal 2007 (ndt questo dato contrasta con l’informazione fornita nel successivo paragrafo, laddove la storia sarebbe cominciata nel 2008, e quindi la detenzione dovrebbe essere iniziata nel 2008), fino all’esecuzione per impiccagione nell’ottobre 2014, con l’accusa di avere ucciso il presunto assalitore nel tentativo di difendersi. Reyhaned ha pubblicato la sua storia e ha reso noto ciò che le è stato fatto nella cella e nella prigione. Mohammad Mostafaei è stato il primo avvocato; ha postato la storia sul suo blog e ha così potuto ottenere l’attenzione internazionale sul caso.

Reyhaneh Jabbari era un’iraniana nata nel 1988 che ha sempre vissuto in Iran. Un giorno del 2008, quando aveva 19 anni, andò in un locale pubblico a prendere un caffé, si accomodò e cominciò a parlare al telefono. Da decoratrice di interni, Reyhaneh stava discutendo di questioni lavorative con un interlocutore telefonico, ma qualcuno presente nel bar aveva ascoltato la conversazione. Terminata la telefonata, due uomini l’hanno avvicinata e le hanno chiesto se poteva ridecorare il loro ufficio. Uno si presentò come Morteza Abdolali Sarbandi. Lei si disse interessata alla richiesta e i due uomini presero il suo numero di telefono.

Un paio di giorni dopo, l’amico di Sarbandi, che si ritiene sia stato il secondo uomo che l’aveva avvicinata nel bar, l’ha chiamata per discutere il progetto lavorativo, prima che si mettessero d’accordo perché venissero a prenderla con la macchina. All’ora convenuta i due si presentarono e la portarono con loro. Prima di giungere sul luogo convenuto, gli uomini si fermarono e fecero un salto in farmacia da dove tornarono con una busta di plastica. È stato successivamente dimostrato che la busta conteneva preservativi.

All’arrivo nell’edificio dove si riteneva che dovesse essere eseguito il lavoro, Sarbandi e Reyhaneh salirono fino al quarto piano, aprirono la porta e scoprirono un appartamento polveroso, un luogo disabitato da tempo. Dato lo stato dell’appartamento, Reyhaneh si spaventò subito e lasciò la porta socchiusa, ma Sarbandi le ordirò di chiuderla e di togliersi la sciarpa. Lei rifiutò e lui le venne vicino facendole le coccole ma lei gli resisté e si ritrasse.

A quel punto Sarbandi si arrabbiò e le si avvicinò minaccioso dicendo che lei non poteva disobbedirgli. Ne iniziò una lotta durante la quale Reyghaned riuscì ad afferrare un coltello e a pugnalare Sarbandi. Lui le stava comunque ancora addosso ma lei riuscì a liberarsi e a scappare. In quella, il secondo uomo, identificato poi come Sheikhi, si precipitò nell’appartamento e si azzuffò con Sarbandi, con lo scopo di permettere a Reyhaneh di fuggire. Lei riuscì ad arrivare a casa soltanto sul tardi quella sera.

La polizia la rintracciò quella stessa notte e l’arrestò alle 2. Quando, tempo dopo, Reyhaneh si presentò in tribunale accusata di omicidio, il suo avvocato, Mohammed Mostafei, sollevò la questione dell’autodifesa; inoltre, fu data evidenza che Reynaneh stava per essere stuprata, c’erano i preservativi nella busta di plastica e anche un sedativo da farle bere.

Amnesty International, l’ONU, l’Unione Europea e varie associazioni hanno fatto fronte comune affinché Reynaned fosse assolta. Tuttavia, il 29 settembre 2014 è stato annunciato che la sua esecuzione sarebbe stata imminente, salvo poi annunciare, il primo di ottobre, che l’esecuzione era stata bloccata.

Reihaneh Jabbari è stata giustiziata il 25 ottobre 2014, all’alba, nella Gohardasht Prison, a nord di Karaj.

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Nota 2 Non si può chiudere questo post però, senza ricordare che Reyhaneh avrebbe potuto salvarsi la vita se avesse ceduto alla richiesta del figlio della vittima di smentire il tentativo di stupro. Lei ha preferito rimanere fedele alla verità e morire per quella. In altri luoghi l’avrebbero chiamata santa, a mio avviso è solo un’altra donna straordinaria e uno spirito grandissimo. Brillante.

Esclusivo – La traduzione integrale della toccante lettera testamento di Reyhaneh Jabbari alla madre. Il J’accuse alla Corte Suprema iraniana.
Featured ima, Reihaneh Jabbari, thanks to the author.
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15 Comments on Long live, Reyhaneh Jabbari! – La storia di una vita e un omaggio.

  1. Harrison Fiat // 25 October 2014 at 13:20 //

    Oggi è un giorno triste

  2. Non ho parole adeguate per esprimere il mio sdegno. Una donna “uccisa” due volte.
    Primula

  3. Reblogged this on Ma bohème and commented:
    Credo che parlarne senza retorica sia il modo più corretto per ricordare che oggi una donna è stata “uccisa due volte”.

  4. Harrison, non possiamo solo gioire della vittoria sporadica… dobbiamo fare qualcosa in più… molto di più! Forse il problema è che non siamo capaci di farlo…. o non vogliamo!

  5. Grazie Rina! non scoraggiamoci. Il silenzio è un complice pericolosissimo.

  6. Reblogged this on Affascinailtuocuore's Blog and commented:
    tragedie come quella di Reyhaneh Jabbari asciano cicatrici profondissime in tutte le donne e in tutta la società. Grazie Rosebud per la traduzione e la condivisione

  7. Grazie per averne parlato!
    Mi sono permessa di ribloggarlo.

    • Grazie a te, va benissimo, ho visto che anche altri blogger hanno ribloggato. Grazie a tutti, facciamo tutti la stessa cosa: diamo voce a chi non ce l’ha più!

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