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Dietrologia e disinformazione: dal “F*ck the EU” della Nuland ai dubbi sulla Merkel

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Victoria_Nuland_State_Departmentdi Michele Marsonet. La dietrologia è sicuramente antipatica, anche perché spesso si accompagna alla disinformazione. Tuttavia a volte può risultare utile, soprattutto quando i comportamenti di un personaggio pubblico sono davvero difficili da spiegare.


In una recente intervista il Vice-presidente della Commissione esteri del parlamento russo, Andrei Klimov, ha parlato a lungo delle sanzioni che la UE ha adottato contro il suo Paese, facendo notare che danneggiano assai più gli europei – e gli italiani in particolare – dei russi. Questi ultimi hanno molte alternative di mercato, noi senz’altro meno.

A una settimana dalla visita a Milano di Vladimir Putin, Klimov fa capire che questa potrebbe essere l’ultima occasione per fare marcia indietro ed evitare una crisi nei rapporti italo-russi in grado di causare guai molto seri (per l’Italia, s’intende).
Il parlamentare della Federazione russa aggiunge poi alcuni dettagli già noti, ma non per questo meno importanti. Il motore delle sanzioni sta a Washington e non a Bruxelles, e i motivi sono squisitamente politici.

Nel 2012 Hillary Clinton, quand’era ancora Segretario di Stato, disse senza mezzi termini che gli Stati Uniti si sarebbero opposti in ogni modo all’eventualità che l’Ucraina aderisse all’unione euro-asiatica che Putin stava costruendo. Di qui le forti iniezioni di denaro USA (si parla di 4 miliardi di dollari) per promuovere il cambio di governo a Kiev, operazione andata a buon fine come tutti sanno.

La UE, come affermò la diplomatica americana Victoria Nuland, poteva anche andarsene a quel paese se non appoggiava la strategia USA. “Fuck the EU” è la frase, diventata subito celebre, della signora. Seguirono le scuse ufficiali del Dipartimento di Stato, ma la suddetta frase rifletteva in modo preciso e icastico il reale umore di Washington.

Questi però sono fatti ormai noti, e non mette conto insistervi più di tanto. Il nocciolo dell’intervista è infatti un altro. Se l’acquiescenza dei burocrati di Bruxelles ai desideri americani può entro certi limiti essere spiegata, più difficile risulta dare un senso al comportamento del vero leader europeo, la cancelliera di ferro Angela Merkel.

“La Merkel – sostiene Klimov – è in una posizione molto difficile con gli Stati Uniti. Le voci sui suoi rapporti con Washington sono tante, ma di certo ogni qualvolta sembra aver raggiunto un accordo con il nostro presidente (Putin), quello americano riesce immancabilmente a trovare gli argomenti giusti per farle cambiare opinione. Non sappiamo cosa le dica, ma probabilmente Obama sa molte cose di lei. Cose che noi non conosciamo”.

Frasi pesanti e adatte a scatenare subito, come dicevo all’inizio, la dietrologia. E’ noto che la cancelliera aveva il cellulare (e chissà cos’altro) controllato dai servizi segreti USA. Non era certo l’unica, ma il fatto acquista grande rilievo ove si pensi al ruolo che ha nella politica europea.

Anche la Germania è molto danneggiata dalle sanzioni, cosa che i circoli economici e finanziari tedeschi non hanno mancato di far rilevare al loro governo. Nonostante questo la situazione non è mutata e la cancelliera si è fatta promotrice di un inasprimento delle sanzioni stesse.

Quali sono dunque le carte che Obama ha in mano per “convincere” un osso notoriamente duro come la Merkel? Si tratta di episodi legati al suo attuale (e lungo) mandato governativo, oppure si riferiscono al passato?

Essendo cresciuta nella ex Repubblica Democratica Tedesca (DDR), tutto può essere. Ha ricoperto anche ruoli organizzativi nella “Libera Gioventù Tedesca”, il movimento giovanile del Partito comunista della DDR.

Qui però mi fermo, poiché si tratta soltanto di possibilità. Resta il problema di capire come diavolo faccia il tentennante Obama a portarla sempre dalla sua parte. Cosa che gli riesce di rado – per non dire mai – con i leader di altre nazioni.

Featured image, Victoria Nuland