PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Piove governo ladro, ma se diluvia prendi la pala e pulisci, da De Mita fino a Grillo! E su DOLCENERA di Fabrizio De Andrè.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Faber_1980di Rina Brundu. Perché sono tempi in cui non si può neppure criticare perché a quanto pare è esercizio retorico passato di moda, censurabile: il renzismo non si può criticare perché sarebbe il male “meno peggio”, come se a situazioni socio-politiche patologiche e peculiari ci avessimo fatto il callo e dobbiamo limitarci a gioire del non essere ancora saltati dalla padella nella brace. Perché sono tempi in cui anche con l’esercizio del diritto di critica bisogna andarci cauti perché stare seduti in poltrona a pontificare su questo e su quello mentre una intera città è inghiottita dall’acqua e dal fango non è occupazione molto onorevole. Perché sono tempi in cui di “onorevole” ci è rimasto ben poco, se non forse la possibilità di scegliere quando tacere.

Tacere: magari! Il fatto è che diventa davvero difficile tacere quando si scopre che oltre ad essere inghiottita da fiumane di detriti e di fango, quella stessa città, nello specific Genova, viene sepolta finanche da ondate di inchiostro (pure digitale), retorico e ingombrante, inconcludente, utile a nessuno se non a chi decide di utilizzarlo per il proprio personalissimo tornaconto. A questo proposito impressiona davvero l’eco tonante del “silenzio” del nostro governo in merito alle cause importanti che hanno portato al disastro di Genova, ai decenni di sprechi, di ruberie, di laissez-faire, agli inciuci vari et avariati, da un lato, e dall’altro il ridicolo incitamento alla folla in quel del Circo Massimo da parte dell’ex comico genovese Beppe Grillo. Di fatto, Grillo ha perso la capacità di fare ridere da molto tempo ma con quel suo reiterato appello all’invio dell’esercito in città è oramai chiaro che ha esondato anche lui. Ci si domanda, di nuovo, perché anziché stare a Roma ad inveire contro il presidente della Repubblica e contro l’esecutivo, non se ne stia nella sua città a dare una mano ai tanti ragazzi che stanno spazzando il fango e si sono rimboccati le mani come solo le persone capaci sanno fare. Piove governo ladro, ma se diluvia ci si accorge presto che i furbastri da relegare nei peggiori gironi infernali sono anche altri. “Prendi la pala e pulisci!” non dovrebbe essere un consiglio valido solo per il sindaco della città (sebbene la sua partecipazione a L’ARENA – RAI1, ore 14.00 –  sia stata desolante, incredibile anche che abbia il tempo!!)

L’impressione è che Grillo sia stato contagiato dalla Sindrome Guzzanti, in virtù della quale occorre spararla veramente grossa per avere l’attenzione che non si merita. Mors tua vita mea sembrerebbe essere la filosofia medievaleggiante che fa dunque da tristissimo sfondo all’affaire alluvione genovese. E ognuno lo sfrutta a suo modo. Ai giornalisti di Rete4 non pare vero di riuscire finalmente ad inserire una notizia dentro il telegiornale solitamente dedicato alle previsioni del tempo e ai loro effetti collaterali, che a confronto il colonnello Bernacca era solo un principiante. Giletti, dal canto suo, sprezzante del pericolo, riesce finalmente a fare un nome e un cognome di un politico “legato” alle vicende di Genova e cita quel Ciriaco De Mita che nel 1974 disse: “Il Bisagno è un’emergenza nazionale”. Il resto sono dettagli e quando, nel proseguo del discorso, le responsabilità ricadono direttamente sugli amministratori dei giorni nostri che sono rimasti lì a guardare, costoro diventano anonimi, orfani di padre e di madre, quasi all’istante.

Come a dire che la politica italica fa sempre il suo solito corso e l’acqua, dal canto suo, pure:

“Guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com’è
guardala che arriva che è lei che è lei

nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte

nu l’è l’aegua ch’à fá baggiá
imbaggiâ imbaggiâ

Non è l’acqua che fa sbadigliare
(ma) chiudere porte e finestre chiudere porte e finestre

nera di malasorte che ammazza e passa oltre
nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c’è luna luna
nera di falde amare che passano le bare”.

(estratto da DOLCENERA di Fabrizio De Andrè)

 

Featured image, De André in concerto nel 1980