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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Quello che il renzismo non dice (23): Se un Gramsci datato supera in curva la diatriba renziani-DEM “iscritti” vs “elettori”. Sui fischi a Ferrara e sui ghost-writers di Renzi.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

Rina Brundu

A proposito di cosa fosse il PCI, cosa fosse la sua “base” e quali fossero gli elementi che la rendessero tale, scrive Antonio Gramsci nel suo “Per la verità” (1925): “La concezione, secondo cui la base del partito comunista deve essere costituita da tutti coloro che sono d’accordo sul programma, è insufficiente. Il partito comunista è l’avanguardia della classe proletaria, la sua base perciò deve essere proletaria. Ciò è necessario perché nei momenti decisivi dell’azione rivoluzionaria, quando ogni strato sociale sotto la spinta immediata delle proprie particolare aspirazioni è portato ad assumere una propria posizione, solo il proletariato è capace di andare fino in fondo, fino alle ultime conseguenze della lotta rivoluzionaria. Allora la compattezza, la fermezza, la decisione del partito, lo svilupparsi degli avvenimenti ed esse hanno un peso immenso nel succedersi e sono impossibili se il partito non poggiasse su una salda base proletaria decisa a tutto”….

Articolo inserito in “Diario dai giorni del golpe bianco” (Ipazia Books 2017). Continua la lettura, clicca qui (o sulla sottostante coperta) per il link alla pagina Amazon dove potrai visionare sia la versione e-book che la versione cartacea del testo.

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info@ipaziabooks.com

6 Comments on Quello che il renzismo non dice (23): Se un Gramsci datato supera in curva la diatriba renziani-DEM “iscritti” vs “elettori”. Sui fischi a Ferrara e sui ghost-writers di Renzi.

  1. Ma credo che Renzi faccia bene quello che fa. Si critica per il suo parlare e il poco fare. Il problema è che il fare richiede tempi lunghi, una burocrazia elefantiaca non la si sopprime neanche dopo un anno, salvo trovarsi in un casino mostruoso con i corrotti che dominano i balli.
    E’ bene parlare per spiegare le linee direttrici delle azioni da compiere, è necessario ripeterle e ripeterle perché purtroppo la incultura manageriale e comunicativa italiana va fatta digerire -repetita iuvant- a un elettorato disperato e poco comprensivo. Prova ne è che si assimila Renzi a Berlusconi, ma sono distantissimi: Berlusconi è un formidabile venditore, Renzi un vero comunicatore, Berlusconi è stato un grande imprenditore, ma un pessimo manager quando non è più stato padrone ma dipendente statale, seppure nella veste di Primo Ministro. Berlusconi non è mai stato capace di esprimere e difendere un percorso politico – economico credibile al contrario di Renzi che ha chiarissimo il percorso da fare, lo esprime con chiarezza. Certo non dice, come tutti i veri manager il vero fine delle sue azioni. Io immago che sappia perfettamente la inutilità della soppressione dell’articolo 18, ma è una polpetta simbolica da offrire alla finanza che gli permetterà e gli farà comodo non come merce di scambio ma per affermare la sua credibilità. Utilissima e necessaria all’Italia e ammorbidire una parte dei falchi. Ho sentito i discorsi di Della Valle contro Renzi, fanno cascare le braccia per la loro genericità e banalità. E’ verissimo quello che dice, lapalissiano, ma come molti dirigenti, per altro abilissimi nel loro mestiere, hanno i paraocchi e aggiungerei paraorecchie. Con tutto ciò sono il primo a non sapere se Renzi ce la farà, data la penosa situazione nostra, ma le sue scelte mi sembrano tutte giuste, vanno a pena meglio calibrate di volta in volta.

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    • Mi dispiace Andrea ma non condivido affatto la sua apologia renziana. Renzi al momento è un venditore di illusioni esattamente come Berlusconi, forse più pericoloso perché l’impatto su una tipologia di elettore medio-basso è notevole. Non è Renzi che ha rottamato il sistema ma quello è crollato di suo e non sarà Renzi che risolverà ma sarà la fine della congiuntura negativa che ci sarà e darà un po’ di respiro. Ovvio. Non ritengo neppure che Renzi riuscirà a portare in porto granché semplicemente perché manca in lui la passione, la vera passione e soprattutto perché lo vedo troppo “interessato”. C’é solo un Premier tra i tanti Premier recenti che ho apprezzato ed è Mario Monti. Che con uno stile che Renzi non avrà mai ha fatto uno “sporco” lavoro necessario in un momento drammatico e per questo è stato pure linciato. E con altrettanto stile si è ritirato almeno dalle scene mediatiche. Mi dispiace ma ho davvero passato l’età della Sindrome deamicisiana e la scuola di buone intenzioni che il renzismo predica a mio avviso è davvero sopravvalutata. Just my opinion ma come sa se ne vuole una diversa basta semplicemente sfogliare un qualsiasi giornale, sono tutti inchinati, prostati, al solito.

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  2. Condivido il giudizio su Monti, ma come avevo sospettato al momento della sua nomina a Primo Ministro, ossia che avrebbe avviato una eccellente riforma finanziaria ma avrebbe avuto difficoltà nel realizzare posti di lavoro vero, purtroppo sul lavoro ha superato di molto le mie più pessimistiche impressioni. Ho toccato ciò con mano quando si è perso nel problema degli esodati che andava risolto con l’accetta, a muso duro con l’Europa, come pure le fatture non pagate dallo Stato. Infatti quelli erano debiti reali, che era inutile e dannoso, a mio parere, non associare al debito che già avevamo. In fondo ci si arrampica sugli specchi per la forma, ma la sostanza purtroppo è quella. Condivido anche la critica ai giornali: o proni o contro con poche sfumature, quasi all’ordine dei loro padroni del vapore.
    Si può leggere Renzi venditore di illusioni e anche pifferaio di Hamelin, ma io lo vedo invece uomo che ha perfettamente capito che il sostegno elettorale deve essere raggiunto e per ottenerlo occorre spiegare pubblicamente ciò che si intende fare. E’ una delle tasse pesanti e inderogabili della democrazia. A mio parere lo fa bene perché esprime e indica la direzione verso la quale si deve andare, dimostrando di sollevare temi affrontati in modo generico e amicisiano dai predecessori. La scuola è anche fabbricato, mettiamoli a posto, e contemporaneamente, e con meno difficoltà anche la qualità dell’insegnamento. Se curo una pancia malnutrita anche la testa funzionerà meglio. Ma in Renzi non vedo solo qualità dialettiche, ma una capacità manageriale che non ho mai riscontrato in Berlusconi, il che fa bene sperare che i suoi sforzi non siano vani. Ha indubbiamente le idee chiare su ciò che va fatto, qualcuna sarà sbagliata ma può sempre essere corretta, comunque segna una traccia, una strada chiara da percorrere. Purtroppo le sue strade sono molto accidentate e apparentemente sbaglia fissando date smentite poi dai fatti. Ma lui, da esperto manager, sa che se non fissa paletti e date finte, le date reali possibili raddoppiano o triplicano. In effetti ciò diminuisce la sua credibilità presso la gente che ignora dei criteri all’americana di management. E’ probabilmente questo il feeling che c’è con Marchionne. Mi ha sorpreso Dalla Valle che come imprenditore queste cose le doveva vedere. Forse è una questione di età anagrafica e generazione, non so, ma c’entra anche quello.

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  3. “Parafrasando il Joseph Antoine Dinouart de “L’arte di tacere” (1771) si potrebbe forse dire che: “È bene parlare solo quando si deve dire, e quando si è fatto, qualcosa che valga più del silenzio”. Qualcuno di voi l’ha già visto o sentito questo qualcosa? Nel caso scriva, siamo qui, ma si ricordi che alla maniera del grande Sagan noi crediamo che “Extraordinary claims require extraordinary evidence” e non facciamo sconti a nessuno”.

    La settima ed ultima proposizione nel Tractatus di Wittgenstein, recita: “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”.
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    A parte l’inutile e dannosa dialettica che ci ha asfissiato dalla metà del XIX secolo, il fatto rilevante della Follia di Renzi consiste nel fatto che, finalmente, risentiamo la retorica applicata con autentica intonazione toscana alle nostre disastrate vicende di noi italiani col cappotto europeo. Ebbene io sto con Renzi, distribuendo le ragioni tra ciò che scrive Rina e che commenta Andrea. A parte l’art. 18 (idiozia velleitaria scritta derivata dalla nostra Costituzione per rendere illicenzialbili arruffapopoli e sindacalisti), è pregevole la scelta di Renzi per aver introdotto il bonus Irpef sino a 80 euro al mese, il sussidio alla disoccupazione ancora da estendere a tutti i cittadini lavoratori e non lavoratori e la liquidazione del TFR in busta paga sia pure in misura insufficiente per eliminare un elemento di disturbo alla competitività delle imprese italiane sul mercato internazionale. Con l’istituzione della IUC* segna il primo passo per reintrodurre nei Comuni quelle autonomie che consentono al cittadino di valutare l’efficienza di quanto paga rispetto ai servizi ricevuti, nonché ai Comuni stessi, di avere risposte dallo Stato in termini di sostegno politico, culturale ed economico per rendersi presentabili innanzi al mondo intero.
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    *salvo la parte patrimoniale (IMU) incompatibile in un sistema economico fondato sull’equilibrio di crescita.

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    • Grazie per il suo intervento. Francamente io non ho nulla contro Renzi, il problema è che non credo nella sua statura politica ne deriva che non credo nel possibile risultato. Dovessi sbagliarmi lo ammetterei tranquillamente. Lo ripeto l’unico premier che ho stimato negli ultimi dieci anni è stato Mario Monti che ha ricevuto il trattamento che noi solitamente diamo a chi ci da la medicina amara oggi per farci stare meglio domani. E che, aggiungo, era molto stimato all’estero, una cosa rara per noi. Per me il renzismo sta alla stregua della torta bella di facciata e senza sostanza. Ma è solo una mia opinione, nulla di più. Di sicuro, difendo questa opinione e sul sito facciamo alla maniera che suggeriva il genitore della Thatcher: “Never go with the crowd Margareth, go your own way!”, non del giornalismo schierato che si predilige sulle sacre sponde. Almeno fino a che si potrà parlare, liberamente. Fortuna che il server è americano!

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      • Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere. In politica non basta essere stimati e i giornalisti lo sanno bene. Noi, mortali dobbiamo fidarci, ma occorre anche avere molta stima di chi stima. Gli estimatori erano banchieri e nemmeno quelli della finanza e chi si opponeva al cambiamento. La mia sommessa stima consisteva nel valutarlo, di ora in ora secondo come variava lo spread. Renzi per ora è stimabile per il successo che incontra nel rottamare. Ora può pensare ad abrogare. Abrogare e semplificare.
        I primi tentativi di riforma richiesti dall’Europa li compie Renzi, ora.

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