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Sul caso mediatico scatenato dall’articolo “ISIS: che fare?” di Alessandro Di Battista: tanto rumore per nulla?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Jean-François_Millet_-_Gleaners_-_Google_Art_Project_2di Rina Brundu. “”Ci vedremo all’inferno Sheldon”; la parte più terrificante della frase è la virgola mancante”, così rispose Sheldon Cooper quando gli amici tentarono di terrorizzarlo con un trucchetto da bambini, nell’episodio The Good Guy Fluctuation della nota sit-com americana The Big Bang Theory. Alla maniera di Sheldon, anche io, nel leggere l’ormai “famigerato” post di Alessandro Di Battista sui terroristi che stanno insanguinando l’IRAQ, post titolato “ISIS: Che fare?” ho subito pensato che avrei messo la minuscola dopo i due punti.

Una provocazione la mia perché ritengo sia anche provocatorio e strumentale il modus con cui la stampa sta montando questo nuovo caso Di Battista. In realtà, l’articolo in questione – e credo che chiunque si sia preso la briga di leggerlo tutto, è lunghetto, concorderà – ha il solito stile digitalizzante, epidermico, wikipedico vecchia maniera, nazional-popolare e scontato che sovente leggiamo nel blog di Grillo; per esempio, se fosse un video-racconto andrebbe benissimo anche nella mitica serie “Ancient Aliens” o nei documentari dedicati all’archeologia misteriosa. Di fatto, Di Battista non si fa mancare nulla e dalle guerre coloniali, agli intrighi della CIA, alla citazione di Berlusconi e Dell’UTRI nelle note in calce, fino al nostro mito Mattei e alle misere trame internazionali italiche dei tempi che furono, alle equazioni opinabili quali uomo bianco = profitto ad ogni costo… tutto viene buttato sul piatto un poco a casaccio.

Lo stile è dunque quello della scrittura online, dove la distanza scrittore-lettore è minima e l’autore scrive come se stesse scrivendo all’amico di una vita, in maniera anche un poco svagata e scazzata. C’é tanta ingenuità che cola come grasso su domande idealmente retoriche quali: “Mi domando per quale razza di motivo si provi orrore per il terrorismo islamico e non per i colpi di stato promossi dalla CIA. Destituire, solo per osceni interessi economici, un governo regolarmente eletto con la conseguenza di favorire una guerra civile è meno grave di far esplodere un aereo in volo?” Come si evince il cittadino Di Battista non è proprio “familiar” con le dinamiche che fanno vivere la geopolitica, ma è un male?

E poi il resoconto wikipedico continua fino a scomodare dall’inferno l’anima bruciata di Saddam Hussein e le memorie sopite dell’operazione “Desert Storm”, voluta dagli americani per salvare il Kuwait (leggasi il petrolio) dal pericolo dell’invasione imminente. L’attentato alle Torri Gemelle è ricordato solo alcuni incisi più tardi, prima di arrivare ad un altro momento da oratorio salesiano profondamente illuminante: “L’avanzata violenta, sanguinaria, feroce dell’ISIS è soltanto l’ultimo atto di una guerra innescata dai partiti occidentali costretti a restituire i favori ottenuti dalle multinazionali degli armamenti durante le campagne elettorali. Comprare F35 mentre l’Italia muore di fame o bombardare un villaggio iracheno mettendo in prevenivo i “danni collaterali” sono azioni criminali che hanno la stessa matrice: il primato del profitto sulla politica”.

Dopo avere elencato i fatti, lo scrittore passa quindi a suggerire una possibile linea d’azione e si interroga: cosa fare adesso? Esorta la comunità internazionale e l’Italia a fare qualcosa, ma purtroppo per lui la naiveté operativa e filosofica è di nuovo dietro l’angolo. “Innanzitutto occorre mettere in discussione, una volta per tutte, la leadership nordamericana. Gli USA non ne hanno azzeccata una in Medio Oriente..”. Per favore qualcuno spieghi al cittadino che gli USA non sono l’italietta renziana e la loro leadership non è frutto di una “concessione” altrui o di un “faticoso” accordo raggiunto a Bruxelles con gli squali della Merkel, perché c’é un limite anche all’imbarazzo che può procurare l’esagerata esposizione mediatico-digitale.

Infine, dopo avere rassicurato sulle sue intenzioni di bravo ragazzo: “L’Italia dovrebbe promuovere una moratoria internazionale sulla vendita delle armi”, ottime intenzioni curiosamente ignorate da chi lo attacca per motivi puramente utilitaristici, ecco il punto che ha fatto stracciare le vesti ai nostri giornalisti di punta: “Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E’ triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire”.

Anche la leopardiana donzelletta che “vien dalla campagna in sul calar del sole”, si sarebbe resa conto che tra “passione” politica e orizzonte d’attesa intellettuale settato ci può essere uno scarto sostanziale capace di far naufragare anche lo scrittore più scaltro nel mare mosso della semantica: mi domando invece perché questo non lo abbiano notato i nostri media. Un altro caso di molto rumore mediatico per nulla? Il dubbio mi assilla.

Featured image, Le spigolatrici di Jean-François Millet
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4 Comments on Sul caso mediatico scatenato dall’articolo “ISIS: che fare?” di Alessandro Di Battista: tanto rumore per nulla?

  1. Ma lo scandalo mediatico, come il pensiero del grillino, è che è pura fanfara sinistro politica, perché il povero ribelle non ha nessuna giustificazione per uccidere inermi per qualunque ragione. La conseguenza: non bisogna lamentare che lo si fermi nel modo meno disumano possibile, che però non esclude la necessità dei danni collaterali. Certo a Gaza la situazione è intollerabile, ma se mi mandano fucilate o missili su casa mia, non riesco a immaginare altro che qualcuno tenti con tutti i mezzi a disposizione di fermarli, Quello che mi è incomprensibile è il comportamento suicida e autolesionista di Hamas che prevedibilmente raccoglierà pochissimo rispetto ai danni fatti subire alla popolazione. Non riesco a capacitarmi come responsabili presumibilmente intelligenti trasformino la loro rabbia, fondamentalmente giustificata, in una totale mancanza di autocontrollo che li dovrebbe anche ricordare precedenti errori gravi in vasta parte loro. La soluzione è difficile da sanare perché da una parte esiste una popolazione che si inserirebbe con la massima facilità in qualunque parte del globo mentre dall’altra una popolazione dove prevale la loro cultura tradizionale, lontana dalla globalizzazione in atto. L’inserimento di Israele fu una atto pensato nel colonialismo ancora in atto, ma realizzato alla morte del colonialismo. Sembra quasi che non siano gli uomini ad agire ma la forza della storia che probabilmente collabora con la biologia per ridimensionare le sue conquiste; abbiamo allungato la vita sin dalla preistoria ma la natura non sopporta il nostro peso, o almeno deve attendere i suoi tempi.

  2. melodia792 // 18 August 2014 at 19:36 //

    Non c’é dubbio che l’Occidente e in modo speciale gli USA hanno fallito completamente nel Medio Oriente. Questa globalizzazione dello “scarto umano” come dice molto bene il Papa Francesco ha innescato un meccanismo irragionevole che difficilmente potrà essere disinnescato. E ancora una volta l’Italia cerca di “contribuire” a bilanciare i contendenti con nuove armi ai Kurdi. E’ paradossale tale politica di armare fazioni giá armate, di voler dare strumenti di guerra ai Kurdi, prima dimenticati quando erano e sono oppressi dalla Turchia, soltanto perchè quest’ultimo paese è membro della Nato.
    Vivendo all’estero da molti anni non ho seguito da vicino le dichiarazioni di questo deputato Di Battista. Ma una cosa è certa. Gli italiani demonizzano i mussulmani, ed io come cattolico praticante e impegnato nell’apostolato in un paese dell’America del Sud, non posso accettare la demonizzazione e l’ostracismo di altre culture e di altre fedi.
    Quanto al Califfato in Irak la pulizia etnica che sta perpetrando con una follia, che ricorda in Europa di 400 anni or sono con la decisione di Carlo V: “cuyo rex, eius religio” pensavo che fosse stato superato nel mondo. Ma l’Europa anche negli anni 90 ha dimostrato nella ex Jugoslavia che la storia è passata invano. Ma sono convinto che ci soffermiamo a parlare di filosofia della politica, mentre è in atto il genocidio del Califfato in Irak, genocidio di cui non ho letto da voi in Italia condanne decise, nè da questo deputato MS5. È un vero peccato che vi siete dimenticati di bambini donne e uomini che vengono massacrati per essere di un’altra fede. Guarda caso che anche gli stessi mussulmani sciiti sono perseguitati e massacrati là in Irak.

  3. Penso che si debba fare una distinzione tra la questione dei Curdi, perseguitati da sempre dagli irakeni e dai turchi, e quella dei palestinesi soggiogati dalla follia di Hamas.

  4. melodia792 // 19 August 2014 at 15:06 //

    Ma mentre noi discutiamo con le pantofole sotto i piedi, magari nel confortevole salotto di casa, là si muore e prima di tutto muoiono gli indifesi: i bambini, le donne, gli anziani, in tutte le guerre del mondo.

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