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Germania in crisi e su Angela Merkel bacchettata

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Germany_mapdi Michele Marsonet. Ci mancava pure questa. Ora la Germania accusa italiani e francesi di essere i principali responsabili della crisi globale dell’Eurozona perché, udite udite, “non spendono più”. I critici teutonici moderati correggono solo leggermente il tiro affermando che “non spendono abbastanza”.
C’è di che trasecolare. I tedeschi si sono forse svegliati da un lungo sonno accorgendosi, diciamo con un po’ di ritardo, di essere un Paese prospero soprattutto grazie al suo export assai fiorente. E’ noto però che le esportazioni vanno bene quando i mercati esteri di riferimento sono in buone condizioni. Se rallentano – o addirittura crollano – pure l’export rallenta o, per l’appunto, crolla.

Strano che la Germania si accorga solo adesso di non essere un’isola felice e ricolma di virtù costretta a convivere con una combriccola di partner poco virtuosi o addirittura malandrini. La sua economia è strettamente intrecciata a quelle di altre nazioni europee, Italia e Francia in primis. Si dà il caso che proprio a noi e ai cugini d’Oltralpe tocchi il ruolo di principali partner commerciali di Berlino, checché ne dicano Angela Merkel e, soprattutto, la Bundesbank.

Anche i tedeschi, dunque, hanno bisogno di noi per continuare a prosperare, e non solo noi di loro come si favoleggia a Francoforte. Il benessere sulle rive del Reno e dell’Elba dipende in modo essenziale dalle buone condizioni dei mercati “latini”. Non bastano Polonia, Finlandia e Stati baltici per continuare la corsa. Tali Paesi, fedelissimi alleati di Berlino e, a volte, anche più rigidi degli stessi tedeschi quando si tratta di bacchettare l’Europa del Sud, sono piccoli in termini economici. Non possono certamente essere queste nazioni a poter giocare il ruolo di partner primari.

Un bell’articolo di Mario Giordano uscito su “Libero” il 14 agosto, e intitolato “Se siamo in recessione è colpa dell’euro. Ma è vietato parlarne”, fa il punto della situazione attuale. “Qualcuno – scrive Giordano – se la prende con i fondi UE utilizzati male. Qualcuno intona il solito ritornello: colpa delle mancate riforme. Qualcuno si spinge a dire che è colpa degli italiani che non spendono, brutti e cattivi che non sono altro, non capiscono l’importanza di cambiare l’automobile o il guardaroba, adesso che farebbe pure comodo a Renzi e a Draghi”.
La realtà però è un’altra. Se il resto del mondo cresce e l’Eurozona va invece indietro come i gamberi, ci dovrà pur essere qualcosa di errato nella strategia economica che la BCE, su input essenziale della Bundesbank e con la pallidissima copertura politica della Commissione europea, ha imposto alla stessa Eurozona. Negare che sia così equivale a nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi.

Sostenere che usciremo dalla crisi seguendo le direttive di Bruxelles è assurdo. “Un po’ – aggiunge Giordano – come se Lucrezia Borgia desse insegnamenti sulla sicurezza alimentare, Erode sulla puericultura e Schettino sulla gestione del panico nelle situazioni di pericolo. E infatti è accaduto. Schettino dà lezioni sul panico. E i soloni dell’euro danno lezioni di economia”. Mentre il problema è costituito proprio dal parametro di Maastricht, il quale sta facendo saltare tutto senza che l’opinione pubblica possa dire la sua. Le decisioni vengono prese – e imposte – a Bruxelles in circoli ristretti (anzi: ristrettissimi).

Ora, finché ad andarci di mezzo erano le imprese, le famiglie e gli artigiani italiani la cosa faceva ben poca impressione al di fuori dei nostri confini nazionali. Adesso il quadro è cambiato. Si stenta a crederlo, ma un economista tedesco accusa il suo stesso governo di “non aver fatto le riforme”, senza peraltro precisare – come accade sempre – di quali riforme si tratti. E’ un mantra che noi conosciamo bene sin dai tempi dei “compiti a casa” di Mario Monti.

Resta la curiosità di capire come reagirà Angela Merkel nel vedersi trattare come un Renzi qualunque. Immagino che per lei, adusa a dettar legge a destra e a manca e a citare la Germania quale esempio da seguire a ogni costo, non sarà facile adattarsi alle bacchettate. Non è abituata, e vediamo se troverà il modo per uscire dall’angolo.

Spero che le precedenti considerazioni non vengano intese, come spesso accade, quali segnali di euroscetticismo o di contrarietà agli ideali europei. Poiché è ormai chiaro che l’Europa si può e si deve costruire, ma non così. L’attuale Unione non rispecchia affatto ciò che avevano in mente i padri fondatori. E’ diventata invece un moloch burocratico con un pesante deficit di democrazia. E, continuando di questo passo, finirà con l’ucciderci tutti, tedeschi inclusi.

Featured image, map of Germany source Wikipedia Italia.

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1 Comment on Germania in crisi e su Angela Merkel bacchettata

  1. Se la Merkel ci sgrida perché spendiamo poco, vuol dire che é alla frutta. Se tanto mi dà tanto, la Merkel sta annegando nel debito degli altri e sarà in vantaggio sino a quando riuscirà a tenere basso lo spread del suo debito pubblico rispetto a quello degli altri Stati dell’UE. Ora coi tassi della BCE intorno allo zero, con l’aumento dei dividendi delle imprese per effetto della ripresa, c’è rischio che la Germania si ritrovi con la carta straccia in casa e nessun mercato che compri i suoi prodotti. La via di salvezza è stampare moneta e svalutare l’euro e riportarlo al livello originario 1 dollaro = 1 euro. Uscire dall’Euro significherebbe fare dell’Europa tre blocchi. Forse una grande idea potrebbe essere quella di creare, con la Russia, una Unione Economica Mediterranea in barba al nord Europa e agli USA. Ora l’ho scritto e qui rinnego di averlo immaginato e scritto! … Ma se a qualcuno venisse la stessa idea …?

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