PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

Sfenomenologia di (S)quark, il piacere della scoperta. E un dubbio amletico: che fine fanno i ballerini di seconda fila?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

ulissedi Rina Brundu. C’è questo programma RAI di divulgazione scientifica titolato Quark che – alla maniera della linea morbida della cima del Gennargentu - mi pare sia esistito da sempre: lo ricordo da quando ero bambina e io non son più giovincella. É prodotto e condotto dalla premiata ditta Piero (il padre) e Alberto Angela (il figlio), che si occupano anche di un altro programma Ulisse, il piacere della scoperta. Magari anche di numerosi altri, ma di più non saprei e non mi pare il caso di googlare la faccenda.

Per carità!, un modo molto cortese, ragionato, pacato di porsi da parte di entrambi i conduttori, forse una vena che scorre in famiglia, ma il dubbio non può non venirti: perché la divulgazione scientifica in RAI è affidata solamente a loro? Francamente non è una faccenda di presenzialismo, di padri che passano ai figli il privilegio acquisito di stare sul servizio pubblico (per uno spettatore che sia Tizio o Caio a presentare non fa differenza, basta che sia bravo e Alberto Angela bravo lo è senz’altro), ma è una questione molto più seria che riguarda l’argomento importantissimo su cui la famiglia Angela dirime da decenni: la scienza, la sua corretta divulgazione, la sua pubblicità sulla tv nazionale, il suo presente e il suo futuro che é sicuramente diverso dal suo passato.

Se dovessi definire lo stile Angela lo definirei didattico come usavasi ai tempi delle mie scuole medie. Quella scienza sicura, insomma, che non coltiva dubbi, che mostra solo il risultato, il lato avventuroso ma vincente; lo mostra inoltre senza emozioni particolari perché tali “interferenze” emozionali potrebbero “influenzare” in un modo o nell’altro e inflenzare è peccato capitale punito dal preside dell’istituto con svariati colpi di bacchetta sulle mani. Ancora, definirei questo stile di conduzione uno stile da prima Repubblica scottata e post esagerati proclami dell’Istituto Luce; una divulgazione scientifica in punta di piedi che va bene per tutti: per il nonno che fuma la pipa in poltrona, la nonna che fa la calza nel cantuccio, il papà satollo e benestante che sogna soltanto le tette della segretaria che vedrà il giorno dopo, il bambino intento a giocatore sul pavimento del soggiorno con le figurine Panini in mano.

Albert Einstein (che è un altro Alberto, ma di scienza se ne intendeva comunque), sosteneva che il viaggio scientifico è viaggio che si compie “al buio” per il 99.9% del tempo impiegato a compierlo; come a dire che “l’errore”, il dubbio, la disillusione, la frustrazione è pane quotidiano per gli scienziati. Come non bastasse, il boom digitale ci ha insegnato, in maniera meno posata di (S)quark, che la scienza futura è più che mai figlia di idee folli, di progetti strani, di euforia sbandata, di momenti esaltati oltre ogni modalità politically-correct e filogovernativa di essere. Questo per dire che per far diventare la divulgazione scientifica RAI servizio al cittadino valido e knowledgeable che verrà, forse sarebbe il caso di cominciare a proporre – come fa da tempo immemore la BBC – prospettive di visione diverse, emozioni diverse, passionalità neuronali nuove che davvero riusciranno a colmare l’importantissimo gap che ancora esiste tra l’orizzonte d’attesa della maggior parte dei nostri giovani con gli orizzonti d’attesa che si vivono ad altre latitudini. Dedicare la propria vita alla scienza dovrebbe essere, per esempio, un orizzonte d’attesa considerato valido e stimolante, non noioso, da ogni bambino che entra nelle nostre scuole. E dovrebbe essere un orizzonte d’attesa alla portata di tutti, non solo delle prime donne, il caso Angela docet!

A proposito di prime donne e di innumerevoli spettacoli RAI sempre uguali a loro stessi, c’é un dubbio che mi assilla da una vita: che fine fanno i ballerini di seconda fila? Qualcuno lo sa?

Featured image, Pittore di Dolone: Cratere a calice – Particolare della scena in cui Ulisse (quello originale) interroga l’ombra di Tiresia (Bibl. Nationale, Paris)

 

Youtube link a un intossicante siparietto della mia età più giovane, con tanti ballerini di seconda fila: