PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10. Breaking News

The Rise of the Power Blogger, quando la critica vive (1): il caso dell’era renzista in Italia. Un de profundis intellettuale e ancora sulla scomparsa del Roberto Benigni di lotta.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Benigni di Rina Brundu. Non si trova una critica ragionata e sferzante manco a pagarla! Gli unici luoghi dove ci si può confrontare con una sorta di sempre-più-timida protesta sono il blog di Grillo e qualche meditata pagina digitale dei giornali dell’ex Cavaliere. Il resto sono pillole zuccherose, osservazioni diluite dentro un supposto brodo autorevole trito e contrito, al più si arriva al buffetto sulla guancia, qualche uscita poco convinta dei DEM o di chi per loro, si vive di censura digitale.  Lo status-quo è talmente impressionante da riportare alla memoria, un’osservazione fatta da Mussolini nell’ottobre del 1928 dentro le maglie del suo discorso ai giornalisti: “La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana. Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; è libero perché, nell’ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione”.

L’impressione è che il recente “successo” europeo di Matteo Renzi abbia chiuso la bocca a qualsiasi opposizione ragionata, soprattutto a destra dove, al momento, la maggiore preoccupazione sembra essere quella di dover arginare la spinta propulsiva del grillismo; il Matteo lasciamolo fare che per adesso va bene così. Ma la posizione della destra non fa testo in questo contesto, hai voglia il Secolo d’Italia di citare la Lalla M che nel suo post grillino titolato “Il Benigni scomparso”, tuonava tra il serio e il faceto: “Benigni! Bischeraccio, tu che nel dicembre 2012 leggevi la Costituzione italiana alla Rai definendola la più bella del Mondo ora che un tuo conterraneo, toscanaccio come te, tal Renzi e un partito a te caro, il Pd, la stanno sfasciando, se ci sei batti un colpo!… (…)… O dove sei bischeraccio? Nell’inferno del Dante o nel paradiso del Renzi? Batti un colpo! Sarebbe gradito! Benigni!».

Lalla M ha sicuramente ragione a lamentarsi, ma il problema non è solo quello della scomparsa del Roberto Benigni di lotta (qualcuno si era davvero illuso su questa utopia?), quanto piuttosto l’improvviso venir meno delle barricate-di-critica-al-Sistema costruite in un quarto di secolo di berlusconismo da parte delle élites intellettuali (di sinistra) nostrane. Dove sono gli anti-italiani che per 25 anni ci hanno fatto i maroni così, le spie assoldate dal The Economist, i rivoluzionari pronti a strapparsi le vesti in piazza per difendere i diritti calpestati degli ultimi, gli ambientalisti dell’ultima ora, gli irriducibili del politically-correct a tutti i costi, i comici di giornata esiliati in Bulgaria e confini limitrofi? Dove sono, chi li ha visti?

Straordinario, fantastico, paradossale e preoccupante ad un tempo questo stato delle cose; purtroppo però tanto più un sistema è oggettivamente amico del cittadino, o si presenta tale, tanto più serrata dovrebbe essere la critica nei suoi confronti e nei confronti di chi lo rappresenta. Un governo dovrebbe essere criticato sempre e comunque, non perché la sua azione sia necessariamente sbagliata ma perché solamente un direttivo continuamente pungolato, messo in discussion, può essere credibile nella sua linea d’azione. Senza dimenticare che la critica verso i politici è un MUST giornalistico: noi infatti possiamo non essere certi che sia meritata ma loro (i.e. i politici), ne hanno sempre certezza!

De profundis per l’intellettualismo d’assalto in Italia dunque, ma chi ci salverà? A mio avviso a salvarci dall’addomesticamento editoriale delle idee e dall’omologazione verso il pensiero unico saranno i blogger più impegnati e il cosiddetto rise del power blogger. In Italia, il blog di Grillo ha fondamentalmente fatto incetta d’attenzione almeno for the time being, ma negli Stati Uniti va diversamente. Non a caso gli uffici stampa dei VIP politici monitorano attentamente e costantemente il posting dei blogger più conosciuti e sovente agiscono di conseguenza: non male per una metodologia mediatica informativa ancora giovane! Qui in Irlanda il problema non si pone; forse è pure per questo che riusciamo ancora a parlare con qualche libertà pur senza vivere “dentro le leggi del Regime”; non è poco, é piuttosto una fortuna preziosa che non si dovrebbe mai dare per scontata!

 

Featured image, Roberto Benigni, source Wikipedia English.

6 Comments on The Rise of the Power Blogger, quando la critica vive (1): il caso dell’era renzista in Italia. Un de profundis intellettuale e ancora sulla scomparsa del Roberto Benigni di lotta.

  1. Non fa una piega!

    • Grazie Emilio, c’ést la verité che non fa mai pieghe.
      Piuttosto, sei tu che hai scritto questa poesia? Mi piacerebbe proporne qualcuna per Rosebud prossimamente dal tuo sito, posso? Grazie RB

      Fuligine e vertigine

      Vertigine
      nel guardare in dietro.
      Fuliggine
      in ogni mio pensiero,
      ormai quei giorni, quei mesi,
      sono per me un incubo,
      un buco nero.

      Lentamente
      ritrovo i pezzi del puzzle,
      i passaggi della mia esistenza:
      monete d’oro,
      di cui non posso fare senza
      e stavo smarrendo
      senza decoro.

  2. Ci mancherebbe! Tutti gli autori di Rosebud sono citati in più luoghi.
    https://rinabrundu.com/notizie/

    ok. saluti.

  3. Quasi come disse Oliver Queen nella celebre serie TV “Smallville”:

    Certamente queste parole vanno viste in un contesto realistico – non pronunciate da un classico super eroe multimilionario in costume – e vanno adattate al contesto da paese delle meraviglie dell’Italia, eppure si vede che è un discorso vecchio, nulla di nuovo, se non fosse che qui non c’è più che agisce e l’ultima speranza sembrano essere i blogger.
    Ho sentito pure di un archivio storico di Twitter dagli Stati Uniti. È vero?

    Il problema secondo me è la regressione della cultura nelle generazioni nuove o comunque pari e immediatamente successive a quella di Renzi.

    Non mi interessa sinceramente perché Benigni non ha ancora tirato fuori la sua sacra e divina Commedia o la sua comica lingua affilata, voglio dire: già ai tempi della prima caduta di Berlusconi, un paio di anni fa con l’arrivo di messere Monti, Benigni era piuttosto fiacco e invecchiato. Perché però diavolo, nessuno è riuscito a prendere il suo posto?

    Renzi avrebbe potuto benissimo, col suo fare, eppure è diventato politico. Nuovi politici, nuovi comici e critici?

    Penso che dovrebbe essere così, ma manca la forza, la cultura, o altro?

    C’è Crozza, molto bravo, molto comico, molto arguto, molto critico, eppure non ha la stessa portata che aveva Benigni. Lo stesso charme, la stessa grandezza nell’infinitamente piccolo.

    Non è un discorso nuovo, non è un discorso semplice. È attuale e nuovo allo stesso tempo però.

    Cosa fare?

    Scanzi ha parlato di un “perenne orgasmo” da parte dei media e dei giornali nei confronti di Matteo….

    che qualcuno di più bravo mi aiuti a concludere questo discorso!!

    • Tra Benigni e Crozza preferisco Crozza anche se sono entrambe comicità epidermiche, nulla a che vedere con la grandezza del sublime Totò di sketches quali l’onorevole Trombetta e di poesie quali “a livella.

      Ma perché chiuderlo il discorso visto che l’orgasmo continua? Apriamolo invece. Tra l’altro l’orgasmo mediatico italico non è con Renzi ma con il potere…. Renzi è solo l’agente di turno poi…. avanti un altro. Grazie per il tuo intervento, ciao.

      PS Solo che se si riuscisse anche solo un giorno ad aprire il Corriere.it e il TG1 senza la faccia di Renzi, sarebbe un grande passo per l’umanità come diceva uno in faccende più eroiche affaccendato.

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