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Scontro a Bersaglio Mobile: tra Travaglio e Ferrara Mentana gode. Sul perché La7 non sarà mai la CNN e sul giornalismo da reinventare.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

imagesdi Rina Brundu. Il grande umorista austriaco Karl Kraus diceva che “il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo”. Una grande verità, sempre, ma soprattutto dopo quanto abbiamo visto durante l’ultima puntata di Bersaglio Mobile il programma di “approfondimento giornalistico” condotto da Enrico Mentana su La7. A guardare quella trasmissione, condita a suon di insulti tra Ferrara e Travaglio, di insinuazioni da cortile, di “somaro” e quant’altro gridato ai quattro venti, parafrasando Kraus si potrebbe forse concludere che il giornalista “fa” peggio se ha tempo.

Evidentemente i tre giornalisti citati di tempo ne hanno tantissimo e questo è quanto mai curioso, visto e considerato che oltre l’assoluzione di Berlusconi al processo Ruby le notizie da commentare non sono poche in questi giorni di metà estate: dall’invasione della Striscia di Gaza alla caduta dell’aereo della Malaysia Airlines colpito da un missile sparato dai filorussi nei cieli d’Ucraina, non sembra proprio che l’attualità più grave ci faccia mancare nulla. Eppure il giornalismo italiano è ridotto da un lato a far esistere questi altri “duelli” profondi, a moderarli con “accortezza” per la serie ti do tanto spago quanto ne serve per non impiccarmi e dall’altro a pubblicizzarli come hanno fatto per esempio luoghi giornalistici “più prestigiosi” che dovrebbero proprio evitare di trasformare in video-occhiello succulento e acchiappaclick questi momenti davvero bassi del giornalismo italico.

Mi manca la Fallaci, mi manca Montanelli. Mi manca il loro stile che sarà stato senz’altro magnificato dal tempo, da quell’alone mitico che invariabilmente avvolge tutti coloro che sono diventati un “nome” da ricordare in un qualsiasi campo, ma è indubbio che il loro mondo, la loro età aveva e mostrava altra dignità. E altro rispetto per il mestiere. Personalmente la questione mi fa ancora più “male” perché Giuliano Ferrara e Marco Travaglio sono tra i giornalisti italiani che ho sempre seguito di più. Mentana no. Di Mentana non ho mai capito quale sia il suo claim-to-glory e l’ho sempre visto alla stregua di un conduttore televisivo RAI, stesso modello di Giovanni Floris. In tutta onestà penso che Enrico Mentana debba molto a quel Silvio Berlusconi la cui vita privata (e pubblica nel suo caso, è giusto dirlo), è stata oggetto del contendere “questionable” che si è visto in Bersaglio Mobile.

Mi sbaglierò, non sarebbe la prima volta, ma penso che La7 non sarà mai la CNN. Questo non è un gran problema perché anche nel giornalismo sarebbe meglio tentare sempre di farsi un nome DOC, costruirsi una identità propria e originale piuttosto che fare il verso a realtà distanti e per questo motivo sovente connotate da virtù esagerate, ideali, ma è indubbio che lo statement voglia dire qualcosa. Vuole dire per esempio che il giornalismo italico sembrerebbe quasi “destinato” a vivere nel limbo a cui invariabilmente è condannato chi confonde la notizia con il gossip urlato e l’analisi con le ragioni di parte. La faziosità. Secondo Oriana Fallaci “Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità ovunque essa sia. E se non lo fa è, (nell’ordine): un imbecille, un disonesto, un fanatico. Il fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero. E a questo credo io mi piegherò sempre, per questo credo io pagherò sempre: ignorando orgogliosamente chi non capisce o chi per i suoi interessi e le sue ideologie finge di non capire”.

Ripensandoci mi manca pure Gianfranco Funari quando diceva: non sono un giornalista sono un giornalaio. E con tutto il rispetto per i giornalai.

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Altre frasi-to-remember di Karl Kraus sul giornalismo:

  • Il giornalista è uno che, dopo, sapeva tutto prima.
  • Come cominciano le guerre? I diplomatici raccontano bugie ai giornalisti, poi credono a quello che leggono.
  • I giornali hanno con la vita all’incirca lo stesso rapporto che hanno le cartomanti con la metafisica
  • I giornalisti scrivono perché non hanno niente da dire, e hanno qualcosa da dire perché scrivono

A quanto pare poi repetita iuvant:

16 giugno 2013 – Giornalismo online: sullo scontro al vertice Giuliano Ferrara – Enrico Mentana. E un’apologia di Ferrara: “No, non vado via, resto qui a rompere i c…”.

Featured image, Karl Kraus.

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