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Quello che il renzismo non dice, dal vertice per Gaza all’operazione Mare Nostrum. E sull’intervento di Angelino Alfano al TG1.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

Per l’E-Book clicca qui.

Rina Brundu

Si svolgerà quest’oggi, a Vienna, l’incontro tra il Segretario di Stato americano John Carry e i suoi colleghi inglesi, francesi e tedeschi per discutere l’escalation della crisi medio-orientale e un possibile cessate il fuoco nella striscia di Gaza. Dopo le iniziative di Papa Francesco sembrerebbe essere arrivato il momento della discesa in campo dei pezzi politici da novanta e naturalmente l’Italia è assente….

Articolo inserito in “Diario dai giorni del golpe bianco” (Ipazia Books 2017). Continua la lettura, clicca qui (o sulla sottostante coperta) per il link alla pagina Amazon dove potrai visionare sia la versione e-book che la versione cartacea del testo.

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info@ipaziabooks.com

5 Comments on Quello che il renzismo non dice, dal vertice per Gaza all’operazione Mare Nostrum. E sull’intervento di Angelino Alfano al TG1.

  1. Non se ne usciamo! Secondo me il problema riguarda solo gli stati confinanti col Mediterraneo. Spagna, Francia, Italia, Nazioni rivierasche con l’Adriatico, Grecia, e Turchia devono far lega per avviare a soluzione il problema immigrativo. In tal senso, solo che ne avesse la capacità, l’Italia potrebbe riassumere quel prestigio internazionale che non ha mai avuto.
    Sarà, la mia, un’idea sballata, ma – perdinci bacco – i giornali e i giornalisti non hanno forse anche il dovere di esporre qualche soluzione oltre a manifestare il loro sadico godimento sui malanni che ci affliggono senza incoraggiare il governo con un minimo di consenso e con proposte meditate? Costoro riferiscono solo gli intrallazzi dell’èlite dando spazio anche ai personaggi che annientano gli effetti di ogni progetto che superi l’azione politica della settimana corrente. Gli opinionisti (sono troppi!) scrivono solo sul binario delle loro sgangherate ideologie di destra di centro e di sinistra tutte ormai asservite a corporazioni inquinate da corruzione e mafia.
    Ieri pomeriggio, passeggiando con un amico su un tratto della Circonvallazione Appia, mi mostrava un cantiere in piena attività per costruire, a Roma, l’ennesimo centro commerciale.
    C’è gente che butta via il denaro, perché ne ha troppo: è vero. Ma è anche vero che in Italia la politica insiste nel diminuire le opportunità di investimento, al punto che le tasse rodono i ricavi delle aziende che vedono svanire i loro utili. Il male non è solo italiano. E’ europeo. Durerà sino a quando le banche manderanno banchieri a fare i Ministri dell’Economia e cooperanti a fare il Ministro del Lavoro. Il conflitto d’interessi impera.
    Per l’Italia la soluzione è semplice: 1. abolire le tasse sulle tasse e le tasse improrpie; 2. abrogare tutte le leggi sul lavoro successive alla legislazione del 1923. Considerare il lavoro come una tra le altre opportunità di guadagno. Ergo il lavoro non è un diritto, ma un’opportunità che ogni cittadino ha il dovere di percorrere nello stato propagatore di opportunità attraverso gli ordini e le istituzioni democratiche in un regime di consapevolezza. Per ultimo, ristabilire la sacralità della proprietà privata!

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  2. L’Italia aveva prestigio internazionale… ai tempi di Balbo. Siamo noi che abbiamo volato su New York in tempi non sospetti, non viceversa….

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    • Italo Balbo in missione a Tobruch il 28 giugno 1940 fu vittima di un complotto. E’ certo che il quadrunviro sostenesse che l’Italia fosse del tutto impreparata ad affrontare la seconda guerra mondiale. Lui contrario, vinsero i gerarchi al seguito di Grandi che, contro Galeazzo Ciano (nei suoi diari scrisse che “non era sicuro se augurare agli italiani “una vittoria o una sconfitta tedesca”), sostenevano che le operazioni belliche si sarebbero svolte come una passeggiata. Mussolini cedette e, stretto nella morsa in cui Hitler, nel 1936, l’aveva conficcato (il patto con Ribbentrop che Ciano non voleva sottoscrivere), dichiarò la guerra nel famoso discorso del 10 giugno 1940.

      Il prestigio internazionale dell’Italia era solo di facciata. Si sapeva per certo che le Crociere atlantiche erano percorse da idrovolanti adatti solo al trasporto di buste col francobollo commemorativo.

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      • Il prestigio internazionale dell’Italia non era di facciata, ma era di sostanza, basti pensare a tutto ciò che si è prodotto allora a livello scientifico e che tra i tanti ragazzi di allora c’erano pure i ragazzi di Via Panisperna. E non solo loro. Magari potessimo vivere un periodo di balbismo… sarebbe il primo -ismo di cui andare fieri in un secolo, o quasi.

        L’esasperazione politica e le cretinate mussoliniane (basti pensare alla nefandezza delle leggi razziali), sono altra cosa e non sono quelle che si rimpiangono.

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  3. Il prestigio è dei pochi italiani che, nonostante le nefandezze di Mussolini e di Togliatti, sono riusciti a far risalire l’Italia al quarto posto tra le potenze economiche mondiali. Ora siamo al precipizio. Le nostre Corporate si fanno quotare a Londra e a noi rimangono solo le fabbriche che non creano utili in Italia ma solo profitti negli USA, tra i paesi arabi, in Cina, e oggi, anche in Brasile, in Russia, in India e in Sudafrica. Occorre considerare il Capitale formato dall’utile, come auspicava Pareto (Scuola di Losanna) e non più solo dal profitto (così vuole ancora oggi la scuola di Londra) dal quale vien tratto l’interesse e nessuna utilità per lo sviluppo economico e sociale. Il Capitale va considerato come un valore che produce ricchezza diffusa nella società e non come corrispettivo derivante da un mercato che guarda solo al dividendo delle azioni come i soli effetti della produzione, dei consumi e delle operazioni speculative sulla valuta e sul debito causato dalla finanza pubblica.
    Meditate, gente … meditate!

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