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Caso Floris: l’affare lo fa la RAI. E sulla nuova generazione di giornalisti bastardi ma talentuosi che vorrei.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

totodi Rina Brundu. “Ho dovuto fare di tutto per sopravvivere, tuttavia, tutto è accaduto perché mi sono dedicato ad un preciso programma che si può sintetizzare con uno slogan: “Non muoio neanche se mi ammazzano”. È una frase del grande, grandissimo, Giovannino Guareschi che per qualche ragione mi pare calzi perfettamente quando si vuole descrivere la tragicomica telenovela della presunta-certa-quasi-ma-non-troppo partenza di Giovanni Floris dalla RAI; l’unica differenza è che l’aforisma dovrebbe terminare con l’affermazione “Non lascio il servizio pubblico neanche se mi ammazzano”.

Come non capirlo. Anche l’immenso principe de Curtis concorderebbe: ‘cca nisciuno è fess e Floris lo è meno di tutti. Non so se questo famoso contratto multimilionario che starebbe per firmare il conduttore di Ballarò (RAI3) con Urbano Cairo il patron de La7 sia stato già firmato, ma so che ciò che ho sempre percepito come telespettatrice del suo programma è che Giovanni Floris ci penserà a lungo prima di abbandonare la fattoria delle vacche grasse. Dovessi fare una scommessa direi che non lascerà: di nuovo, come non capirlo.

Capisco molto meno Urbano Cairo che sarebbe pronto a sborsare quattro milioni per accaparrarsi Floris, senza considerare gli altri milioni già sborsati per crearsi questa scuderia di “nomi famosi” di cui si legge oggi sui giornali online. Si legge anche che La7 sia la “Cnn italiana” ma su questo particolare aspetto si fa finta di non avere letto, non è necessario commentare tutto. Sulla faccenda dei “nomi famosi” si può scrivere molto invece. Secondo m creare una scuderia di “nomi famosi” è un conto, capire perché sono famosi è tutto un altro. È un poco come se Liz Taylor, che amava i diamanti, si fosse messa a collezionare infinite pietre preziose chiamate “Excelsior”, “Gran Mogol”, “Cullinan I”, “Cullinan II” e guardasse a quel nome come ad una garanzia di autenticità.

Senza mettere in discussione la professionalità di nessuno, la maggior parte di quei “nomi famosi”, ma anche dei nomi famosi che arrivarono negli anni ’80 e ’90 in casa Mediaset, sono ed erano “famosi” perché hanno e avevano lavorato in RAI che, per ovvie ragioni, è IL PALCOSCENICO – anche giornalistico – di riferimento. Qualora Floris passasse effettivamente a La7 – pur essendo questo conduttore un professionista di ottima qualità – l’affare non lo farebbe Cairo ma lo farebbero i dirigenti RAI che avrebbero finalmente una chance, una opportunità sostanziale – regalata dal renzismo imperante su un piatto d’argento – di crescere una nuova generazione di giovani reporter, conduttori, macchinisti e affini – sempre per citare l’immenso – veramente valida. Nonché pagata con compensi rispettosi della condizione economica degli spettatori che li guardano. Ma anche una generazione di professionisti del servizio pubblico immune dalle deprecabili logiche partitiche che hanno sempre avvelenato la “professionalità” nei sistemi mediatici italiani (altro che Cnn!!), capace di portare dentro un diverso know-how e preparata per le logiche e le dinamiche future, che saranno tutt’altre. Sarebbe finalmente ora!

Preciso (dato che ho letto che il suo sarebbe uno dei nomi che circolano per sostituire Floris), che per “nuova generazione” non si intende la Giulia Innocenzi che abbiamo già visto un paio di mesi ad Announo prima di cliccare altro tab; per “nuova generazione” si intende davvero una “nuova generazione” di professionisti mediatici, possibilmente formata da giornalisti che non sono altri “figliocci” di Tizio e di Caio. Da questo punto di vista li preferirei orfani. Meglio ancora, bastardi. Sì, francamente preferisco I giornalisti bastardi, basta che abbiano talento!

Featured image, Totò

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