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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Preghiera e accorata supplica a Padre Pio, tra un canto di Albano e una presentazione di Giletti.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Padre-Pio-youngCaro (egregio, venerabile, spettabile?)
Padre Pio, non prendere questa mia incertezza nell’usare il “titolo” che ti dovrebbe essere riservato nella corrispondenza, seppur digitale, come una mancanza di rispetto, prendila piuttosto come un segno di ignoranza delle cose dei... santi. La scarsa dimestichezza è dovuta per lo più ad un dato scetticismo sull’effettiva valenza delle dinamiche terrene che portano verso la santità. Senza considerare che dovendo scegliere tra inferno e paradiso non avrei dubbi, l’inferno mi è più congeniale per convinzione ed elezione.

Ma non è certo di simili quisquilie e pinzillachere che ti volevo parlare in questa sede: problemi ben più grandi si manifestano all’orizzonte. Mi rendo anche conto che non ho titolo per chiedere miracoli, per chiedere divine intercessioni, negando per principio il valore aggiunto dei riti e dei miti religiosi; ma avendo fallito nel perseguire altre strade più mondane (ho rinunciato anche a scrivere al professor Grasso, che è critico sempre sensibile a queste tematiche), vengo a te con l’idea che “tentar non nuoce…”. Posso anche pensare, qualora al momento risiedessi effettivamente in un empireo glorioso riservato ai saggi e ai giusti, che tu abbia altre preoccupazioni: occuparti dei poveri, della fame nel mondo, dei diritti dei dimenticati e degli ultimi e queste sono senz’altro campagne buone e giuste, chi può negarlo? Tuttavia…

D’accordo, d’accordo, vengo subito al punto anche perché, lo immagino, pure la pazienza dei santi non può essere infinita. Il punto è: in un momento di pausa, di riposo, in un momento di ozio, che immagino esista pure colà, tra le angeliche sfere, non potresti fare qualcosa per impedire che il servizio pubblico italiano, leggi RAI, continui a trasmettere ininterrottamente queste trasmissioni agiografiche, “allietate” da canti albanici e da presentazioni gilettiane nazionalpopolari, indirizzate a te e ai tuoi colleghi santi italici? Questi “inni” celebrativi provinciali e mancanti di qualsiasi pudore didattico? Questi momenti di massimo rincretinimento collettivo imposto?

Come intervenire? Che ne so… si potrebbe senz’altro mandare un fulmine ad abbattere qualche trasmettitore della frequenza, del segnale, solo che poi la bolletta del tecnico arriva a noi. Un’altra idea sarebbe quella di creare qualche “disagio” (non di grossa entità, per carità!) nei vigneti di Albano così che, distratto da tanto potare e curare, il cantante non possa essere presente quando “chiamato”. Idem, per Giletti anche se non mi risulta che abbia vigneti. La miglior maniera però sarebbe quella di “influenzare” in qualche modo il CDA RAI, fare sì che i responsabili di tanta programmazione aulica vengano rimossi, bannati… ecco non volevo scriverlo, ma essendo già sulla via dell’inferno, della perdizione imperitura, che differenza può fare?

Nella speranza che questa mia accorata supplica ti raggiunga, ave, pater, gloria e salamelecchi vari.

Rina Brundu

Featured image, Padre Pio

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9 Comments on Preghiera e accorata supplica a Padre Pio, tra un canto di Albano e una presentazione di Giletti.

  1. Caro Gavino, la mia lettera a padre Pio era l’ultima opzione, la boutade. Non seguo la televisione, particolarmente di questi tempi, ma ti giuro che accendendola tra ieri e oggi tutto ciò che ho visto è il cerchio mediatico di cui sopra. Anche irrispettoso di chi comunque coltiva questi credo. Mi chiedo solo come possa pensare un paese moderno di continuare a vivere dentro simili dinamiche minime e, ripeto, provinciali, da cortile. Neppure la piccola Irlanda, paese cattolico per eccellenza, arriva a queste sciocchezze qui. È davvero pazzesco, ma ciò che è più pazzesco sono i tuoni e fulmini del renzismo contro la RAI, senza avere evidentemente la forza di fare tabula rasa, piazza pulita e ricominciare. In questo il professor Grasso ha totalmente ragione, la RAI occorrerebbe chiuderla e poi ricominciare. Ricominciare secondo le regole di una democrazia forte, moderna, laica, attenta alle necessità di tutti nei modi e nelle maniere dovuti. Un miraggio, praticamente. Scusa, ma veramente non si può neppure scherzare troppo sulle dinamiche che vanno a scalfire, toccare, il futuro di una nazione, la formazione dei suoi giovani e in ultimo il suo avvenire a tutto tondo.

  2. Entrambe, come no!

  3. Hai tecnicamente ragione ma bastano le altre s***e mentali che mi faccio; è dunque ovvio che io uso il termine nella sua connotazione moderna che, nonostante tutto, le spetta di diritto…. vedi Churchill’s quotes.. etc etc etc….

  4. Basta, basta. Il dubbio amletico semmai è Al Bano o Albano? Sono quei quesiti impossibili che il cavalier Sisini, mitico, adorava….

  5. Ti dirò rileggendo la “preghiera” mi è venuto da ridere da sola… ho capito che è anche per questo che non frequento altri blog…. sarei bannata all’arrivo. Non so quale sia il giornalista di cui parli, come ti ho detto non ho seguito ma ho intravisto le immagini mentre guardavo una “serie” americana al computer. Mi chiedevo a che serve il canone… oltre che a incrementare il numero di poltrone in pelle umana in quel di Viale Mazzini. Speriamo anche che tra un viaggio in Oriente e una visita a scuola, Renzi passi di qui e decida di darsi da fare.. per il bene dell’intelletto degli italici elettori. Un voto valiamo.
    ciao Gavino

  6. Il problema di Renzi e’ che in RAI c’e’ solo per aprire i telegiornali.

    • Mi chiedo anche che fiducia si possa avere in un premier che dice che ora e’ arrivato il tempo della generazione Erasmus. A prescindere. Sic.

  7. Infatti. Erasmus fu un grande rottamatore. A tal punto che fu sconfessato sia dalla Chiesa cattolica, sia da Lutero. Con Guglielmo di Occam, Erasmo segna la traccia che seguiremo per diventare finalmente europei. Non lo siamo ancora perché, ora che la Riforma – dopo secoli – è da ritenersi conclusa, abbiamo dimenticato di essere cristiani come lo erano i tre grandi che qui ricordo. Ci salverà la follia e il Matteo che denota chiari segni d’imprevedibilità unità alla determinatezza del suo agire? Manca l’efficacia e lo dobbiamo aiutare.

    https://rinabrundu.com/2014/03/09/incendiato-il-tempio-di-apollo-flagias-condannato-in-eterno/

  8. Bel commento Salvo. Condivisibile.
    Ma ci meravigliamo ancora? Si, ci meravigliamo ancora perche’ purtroppo c’e’ da meravigliarsi. Quando si sentono espressioni di un premier che dice che adesso tocca alla generazione Erasmus bisogna preoccuparsi. L’impressione che si ha e’ che si proceda per slogan. Ritengo di appartenere a quella generazione dato che i primi studenti Erasmus partirono proprio quando io ero all’universita’. Non ho voluto fare domanda, non avevo ne’ gli accozzi ne’ la voglia di farmi dettare il programma, non me ne sono mai pentita e pur non avendo fatto l’Erasmus non intendo spostarmi per fare spazio a chi l’ha fatto. Per il resto aggiungo poi, magari stasera….

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