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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Da Sarah a Yara, le trame criminali della realtà che supera la fantasia. E sui “terrori” secondo Ludwig Wittgenstein.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

20101205_yara_jpg_pagespeed_ce_DZe86hUKRQdi Rina Brundu. Ci sono prospettive di visione multipla anche delle tragedie, delle grandi tragedie come quelle che hanno avuto per protagoniste Sarah Scazzi e Yara Gambirasio. Colpisce la complessita della trama criminale e il suo divenire. Nel caso Scazzi il “tocco” era sostanzialmente shakesperiano con gli antieroi semplici e ad un tempo complicati, votati alla menzogna per necessità e destino. Nella storia di Yara Gambirasio impressiona la “qualità” tecnica di una trama unica degna della più ispirata mente creativa e tuttavia mai pensata prima.

È indubbio per esempio che le analisi scientifiche abbiano fatto molto di più del dare un nome a Ignoto1 l’orco assassino che ha stroncato la vita della sua giovane vittima in maniera agghiacciante. Sorprendono, meravigliano le vicende dimenticate, le menzogne coperte dal velo pietoso del tempo trascorso e che pur affiorano con grandiosa determinazione dal passato remoto, dalle nebbie spesse della nostra Italia provinciale. I vecchi peccati gettano lunghe ombre e si ripropongono dotati di una carica distruttiva impensata e impensabile, mentre le tragedie diventano multiple e riguardano le vite di infiniti altri individui.

Riguardano le vite dei componenti della famiglia Guerinoni, vite estranee ai fatti criminali contestati ma pur sempre sconvolte dall’apprendere del nuovo apparentamento con un uomo che potrebbe essere un pericoloso killer; riguardano un padre malato che ha allevato due figli per quarant’anni come fossero i suoi salvo scoprirli di un altro in circostanze drammatiche; riguardano una giovane donna che si ritrova senza famiglia all’improvviso e forse gemella di un criminale; riguardano una moglie e dei bambini innocenti che hanno perso il padre dall’oggi al domani, si ritrovano loro stessi perduti senza colpa alcuna.

E riguardano la vita di Ester Arzuffi, la madre, donna tutta d’un pezzo determinata a salvare la facciata del suo perfetto mondo antico a tutti i costi, negando l’evidenza se necessario, il deus ex-machina che suo malgrado “sa” e che, qualora l’accusa mossa a Giuseppe Massimo Bossetti di essere l’assassino di Yara fosse confermata, ha sempre saputo. Forse non sempre ma certo dal momento in cui si era diffusa la notizia che l’uomo ricercato dalle forze dell’ordine era figlio illeggittimo di quel Giuseppe Guerinoni figura molto presente nella sua gioventù.

I “rumours”, il gossip, i pettegolezzi, i dettagli dimenticati, i particolari scabrosi sussurrati e inconfessabili che circondano questa tragedia di ogni tempo sembra di coglierli, invece, nel sottofondo. Alla distanza paiono conciliaboli di formiche impazzite e mettono terrore addosso. Diceva Ludwig Wittgenstein: “In una giornata si possono vivere i terrori dell’inferno; di tempo ce n’è più che abbastanza”. Così è accaduto per Yara e ad infinite altre vite spezzate, da mostri.

Featured image, Yara.

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3 Comments on Da Sarah a Yara, le trame criminali della realtà che supera la fantasia. E sui “terrori” secondo Ludwig Wittgenstein.

  1. Mi assilla un dilemma: Avremo prossime generazioni di persone che porteranno la traccia genetica delle colpe degli antenati, oppure si faranno decadere le istituzioni del matrimonio e della famiglia perché più nessuno provi più senso di colpa per il solo fatto di essere un figlio naturale?

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  2. Marina // 2 July 2014 at 15:11 //

    Signor Pibond,

    Lei certifica con superba non chalance la Sua assoluta e imperturbabile sicurtà che Lei stessa è figlio di Sua madre nonché di Suo padre. Ben ne sia lietezza nell’aere. Ma che noi sappiam bene che certezza non v’è. Ahimé né per Lei né per noi, che s’abbia aldunque nuclei di atomi e cellule impazzite o altra cosa che restino nel nucleo originale e lì prosperino e gemmino nel tempo, inequivoche nella loro pristina determinatezza. Ma il tempo che è galantuono, farà strame del gossippare che va facendosi più esteso e largo in fasce di popolazione che anch’essa (orribile cosa !) anela ad essere cerziorata della propria identità. E se domani si rivelasse che nessuno cuoce nel proprio letto ? Ardire il pensarlo, ma che cruccio il saperlo, che orrore il rivelarlo alle pubbliche genti che ridacchierebbero notturne nelle loro anguste o auguste magioni. Tieniamoci il dubbiar allora, che verace verità non è di questo mondo e che gli altri spifferrino quel che non è vero, che magari sapranno cosa vuole l’eterogenesi dei fini, costipata in anguste serre, ove il disisperium non ha adito.

    Marina Eccelsa Garibotti

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  3. Marina Eccelsa apre la strada ad un altro dilemma. L’eterogenesi dei fini convergono sullo smascheramento dell’orco o sulla messa in berlina di un intera generazione di una presunta adultera?
    Un fatto è certo: l’orco è ancora latitante, l’adulterio è ancora presunto ma tutti pensano al cornuto che non c’entra nulla con la morte della povera Yara.
    A me questo gossip creato dal connubio della scienza con la giustizia puzza di totale separazione di senso etico dalla convivenza civile. Occorre convincerci che il DNA è un carattere anagrafico personale e come tale va trattato. Non si capisce perché il nome del padre e della madre non compare più sui documenti d’identità (e questo perché non comparisse più la parola “ignoto” per i figli di nessuno), quando per cercare un orco occorre ricercarlo tra 25000 soggetti tra i quali molti scoprono, senza chiederlo, chi è il loro padre naturale!

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