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Chiuso per Kindle. Ancora sulla diatriba libro digitale vs libro cartaceo e su Billy – il vizio di parlare senza conoscere (TG1).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

260x01317802288958box_pinocchioluveradi Rina Brundu. Lo spunto per questo ennesimo pezzo sull’infinita diatriba libro digitale vs libro cartaceo me l’ha dato l’ultima puntata di “Billy – Il vizio di leggere” (TG1), ovvero l’appendice televisivo-giornalistica dedicata alle ultime novità editoriali. Mentre impegnati a propagandare un testo dal titolo “Chiuso per Kindle”, gli autori hanno infatti intervistato alcuni librai i quali, libri cartacei alla mano, hanno garantito che i fattori per cui il libro digitale non potrà mai sostituire quello cartaceo sarebbero, nell’ordine:
a)     Il libro digitale non profuma b)     Il libro digitale non si può toccare c)     Il Kindle non dà consigli di lettura, task a cui si dedicherebbero con grande passione i librai non appena si varca la soglia di una qualsiasi libreria.


Non so di quali librai stessero parlando in tv, francamente se dovessi dare il mio onesto parere in merito direi che sono davvero i pochi i bravi librai (che pure esistono, per carità!) che accolgono i clienti nelle loro libreria nei modi dati ad intendere dai solerti editorialisti del TG1. Ma il vero punto in realtà è anche un altro; il punto è che entrando in libreria e trovandomi tra le scatole un “solerte” libraio pronto a “consigliarmi” sul libro da comprare probabilmente lo ridurrei in briciole tanto minimali da rendere impossibile una qualsiasi ricostruzione del suo patrimonio genetico.

Che cazzo vuol dire che il libraio mi “consiglia”? Non è compito del libraio “consigliarmi” (se proprio volessi farmi del male in questo senso opterei per l’usata pratica del confessore, ma, alla stregua di Bud Spencer in “Lo chimavano Trinità”, sono allergica). Compito del libraio è portare le migliori novità nel suo negozio, esporle dando loro la necessaria visibilità, tentare di regalare uguale dignità professionale all’autore noto quanto a quello bravo ma esordiente e mettersi a disposizione del cliente qualora questo gli/le chiedesse delle spiegazioni. Soprattutto è compito del libraio rispondere con cortesia alle domande e fare sempre sentire sia il cliente che il libro a casa.

Ne deriva che il fattore c di cui sopra (i.e. il Kindle non dà consigli di lettura), proposto dai librai di Billy non solo non ha ragione d’essere alcun input valido pro libro cartaceo ma è completamente errato e io spero che questo tip-disinformativo non sia voluto. Vero è infatti che è il Kindle – mercé le recensioni fatte online da lettori davvero informati e capaci – a dare i migliori consigli per gli acquisti al potenziale lettore. Non a caso quando si vuole imparare a guidare un aereo si va da un esperto pilota e non dall’agente commerciale interessato a smerciare il velivolo, altrimenti sarebbero guai e a mio avviso anche una “cattiva lettura” è un guaio da non sottovalutarsi.

Anche il fattore a (i.e. i libri digitali non profumano) e il fattore b (i.e. i libri digitali non si possono toccare) sono leggende da sfatare perché quando si comincia a fare della lettura digitale la nostra lettura preferita anche il Kindle diventa un oggetto speciale, personale. Per quanto mi riguarda, mai senza il mio Kindle Paperwhite che mi permette di leggere qualsiasi testo (classico o appena pubblicato) in qualsiasi momento dovunque mi trovi!

Forse la verità recita dunque che piuttosto che sparare statements opinabili via etere – graziosamente permessi dal vizio mai venuto meno nei programmi del servizio pubblico della marchetta editoriale interessata – meglio sarebbe conoscere prima di parlare e meglio sarebbe conoscere ancor prima di leggere. Nessuno pensa che la nobile professione del libraio debba sparire (tanto più che i libri cartacei non spariranno mai completamente e per data tipologia di testo è senz’altro meglio il formato cartaceo!), in parecchi pensano invece (e io sono tra quelli) che l’avvento del libro digitale possa essere una occasione unica per cambiare la tipologia di business, renderla anche più proficua, liberarla finalmente dai ricatti del middle-man, fare delle librerie una sorta di salotto di lettura dove si trattano tante cose, dove l’esperienza della lettura diventa interattiva sia digitalmente che sul piano del reale, dove il sogno catartico che la lettura induce abbia una specia di continuazione pratica.

Chiuso, morto per Kindle? Direi piuttosto risorto per Kindle e liberato dai due vecchi ladroni ai fianchi!

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