PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Sugli strani lamenti di Beppe Grillo

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

800px-Malox_Plus_(UK)di Michele Marsonet. E così mandiamo a Bruxelles 17 grillini. Ci vuole un bel coraggio – vien da pensare – per lamentarsi e imprecare come sta facendo l’ex comico genovese, secondo il quale il risultato è dovuto a “un’Italia di pensionati”.
Ma cosa credeva Beppe Grillo, che gli italiani fossero tutti impazziti, che i suoi concittadini fossero “in toto” o quasi disposti a farsi rappresentare al parlamento europeo da lui e dai suoi seguaci?

Si può anche capire il sospiro di sollievo che tanti oggi hanno tirato dopo i sondaggi catastrofici della vigilia. E tuttavia a me diciassette eurodeputati sembran tanti, anzi tantissimi (anzi per la terza volta: troppi). Soprattutto pensando in base a quali idee e a quali programmi sono stati eletti.

Il grillismo è solo il nulla sotto vuoto spinto. Urla, insulti, minacce di tribunali popolari via web, e basta. La denuncia, da sola, non è sufficiente. Bisogna anche avere un progetto di organizzazione – per quanto minimale – della società. Occorre non confondere la Rete con il mondo reale.

E, soprattutto, è consigliabile non far cadere le braccia ai non adepti quando si parla in pubblico. Cosa che puntualmente avviene a ogni intervento, a ogni intervista degli attuali deputati pentastellati. Con l’unica eccezione dello stesso capo che urla a pieni polmoni e del suo guru Casaleggio, perso nei suoi scenari degni di Scientology.

Certo, se siamo arrivati a questo punto la colpa non è (o almeno non è tutta) di Grillo. Se i politici avessero cominciato prima ad annusare il vento, se avessero capito per tempo che era l’ora di piantarla con ruberie e malversazioni perché la gente non ne può più, lo scenario non sarebbe lo stesso.

E invece siamo qui a rallegrarci per il (tristissimo) fatto che una pattuglia di 17 M5S siederà sugli scranni del parlamento europeo. Ma quale “pattuglia”, di grazia? 17 eurodeputati – lo ripeto per l’ennesima volta – sono tantissimi. E’ un battaglione, si vedrà poi se corazzato o meno.

Il fondatore del movimento dovrebbe esserne felice, altro che imprecare. E se, come pare, non lo è, significa solo che ha perso contatto con il mondo reale, fantasticando sfracelli ben più corposi di quello che si è verificato.

Non è affatto fisiologico che la lotta si sia svolta soltanto tra PD e M5S, facendo figurare gli altri come comparse. Non è fisiologico perché al partito democratico dovrebbe contrapporsi un partito di segno opposto, conservatore o moderato che dir si voglia. E non un movimento di cui, ancor oggi, continua a sfuggire la natura.

Ieri su un quotidiano nazionale è uscita una vignetta, che poi ha spopolato nei social network, in cui si diceva più o meno: “I grillini si preparano bene ai loro compiti di europarlamentari. Stanno imparando a tradurre ‘vaffan…’ in 27 lingue”. Fa sorridere, ma non penso sia così distante dalla verità.

Non rallegriamoci troppo insomma, a Bruxelles si faranno notare. Solo chi vive in una torre, reale o metaforica, collegata al mondo esterno unicamente via web, può credere che il successo (perché tale io lo considero) grillino rappresenti una novità positiva.

Featured image, Maalox preso da Grillo contro l’acidità di stomaco.