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LA SCINTILLA CHE SCATENO’ LA GRANDE GUERRA

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Alan_Turing_photodi Riccardo Alberto Quattrini.
<<Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza.>>
Alan Turing, in un suo saggio: Macchine calcolatrici ed intelligenza del 1950, anticipava questo concetto.

Esattamente cent’anni fa una singola azione ne determinò altre come nel gioco del domino, ciò accadde il 28 giugno 1914 a Sarajevo, quando un giovane di nome Gavrilo Princip sparòdue colpi di pistola uccidendo l’erede al trono imperiale austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia, scatenando il primo conflitto mondiale.

Di Gavrilo Princip si èsempre saputo molto poco, ora con l’uscita del libro di David James Smith, autore di Una mattina a Sarajevo. 28 giugno 1914 la figura di questo giovane èpiùchiara. Nato nel luglio del 1894 in Bosnia, quindi poco piùche ventenne quando, dopo aver camminato per piùdi 300 chilometri e attraversato montagne e valichi, giunse a Sarajevo, con il suo pesante carico di fucili e bombe, con il fondamentale aiuto di altre due persone che era dunque riuscito a portare da Belgrado.

La terra da cui proveniva all’epoca era amministrata dall’Austria Ungheria ma soggetto alla sovranitàformale della Sublime Porta, termine che designava il governo dell’Impero ottomano, in particolare l’ufficio del gran visir e delle relazioni con l’estero. Il nome si mantenne nelle cancellerie europee fino alla caduta dell’Impero e all’abolizione del sultanato (1922). Gavrilo era il sesto di nove fratelli, uno dei soli tre che sopravvissero all’infanzia, infanzia all’insegna della povertàe dalle precarie condizioni di salute dove si ammalòdi tubercolosi.

Dunque senza un soldo, sfinito, solo spinto da un desiderio che il movimento ultra-nazionalista serbo in cui militònel 1912, abbandonando la scuola, lo aveva indottrinato, esaltato e pronto a tutto. Così, senza un piano preciso, giunse a Sarajevo.

Non ancora ventenne, lo si potrebbe definire, per molti versi, un giovane semplice e ingenuo che per nulla si preoccupòdi celare le proprie tracce, necessarie per evitare le inevitabili indagini della polizia, che non avrebbe avuto difficoltàa rintracciarlo, in considerazione che per legge, tutti i forestieri che giungevano a Sarajevo avevano l’obbligo di segnalarne il loro domicilio. Probabilmente ci aveva pensato, ma le aveva ritenute marginali visto che intendeva uccidersi in ogni caso, sperando cosìdi diventare un martire della Serbia, un assassino suicida. Quindi si recòdall’amico Danilo Ilic’un serbo-bosniaco nato in Bosnia nel 1891 che viveva con la madre, una lavandaia di nome Stoja. Nel 1913 si era trasferito a Belgrado dove era diventato giornalista e membro della Mano Nera una societàsegreta. Fu lui, dunque, a reclutare oltre a Gavrilo Princip, Nedelijko Ciabrinovic, Vaso Cubrilovic, Trifco Grabez, Muhamed Mehmedbasic e Cvietko Popovićper assassinare l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria.

La mattina del 28 giugno Ilic’e Princip uscirono per incontrare i loro compagni cospiratori e per occupare i posti, ritenuti strategici, lungo la strada dove il corteo sarebbe transitato. Non sapevano che la polizia era giàsulle loro tracce. Aveva fotografato la valigia oramai vuota, cosìla stanza e la casa dove aveva alloggiato ospite dell’amico, immortalandola per i posteri.

Furono il caso e il fato, e una straordinaria serie di circostanze che portarono l’arciduca e la sua consorte a transitare davanti a Gavrilo come due piccioni, una metafora che in altre circostanze un cacciatore accanito come l’arciduca avrebbe di certo apprezzato, ma anche l’approssimazione della congiura e le vite che essa distrusse da quella giornata.

Con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico al Regno di Serbia. il 28 luglio 1914 ebbe inizio il conflitto in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo.

I due blocchi belligeranti videro da una parte gli Imperi centrali: Germania, Austria, Ungheria, Impero ottomano e la Bulgaria ma solo dal 1915; dall’altra le potenze Alleate: Francia, Regno Unito, Impero russo e Italia anch’essa dal 1915. La mobilitazione contò70 milioni di uomini reclutati in tutto il mondo. All’inizio del conflitto ci fu l’invasione austro-ungarica della Serbia e la fulminea avanzata dell’esercito tedesco in Belgio, Lussemburgo e nel nord della Francia, dove giunse a 40 chilometri da Parigi. La sconfitta sulla Marna nel settembre 1914 congelòle speranze della Germania di una guerra breve e vittoriosa, che invece degeneròin una logorante guerra di trincea, speculare in tutti i fronti perdurando fino al termine del conflitto.

La guerra si concluse definitivamente l’11 novembre 1918 quando la Germania, ultimo degli Imperi centrali depose le armi e firmòl’armistizio imposto dagli Alleati. I maggiori imperi esistenti al mondo – tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo – si estinsero, generando diversi stati nazionali che ridisegnarono completamente la geografia politica dell’Europa.

Una volta arrestato, Gavrilo Princip,come giàaveva pensato, tentòdi suicidarsi ingerendo del cianuro, la seconda volta sparandosi. Nessuno dei due tentativi andòa buon fine: nel primo caso vomitòil veleno, mentre nel secondo caso la pistola venne allontanata prima che potesse sparare. La giovane etànon permetteva, secondo la legge, la condanna a morte, cosìgli diedero vent’anni di prigione. Ne trascorre solamente quattro nella prigione di Terezín, dopodichémorìdi tubercolosi. Era il 28 aprile del 1918 aveva 23 anni.

Cosa determinòquella singola azione nel contesto storico?

Questo. Militari morti: 9.912.000. Militari feriti: 21.380.000. Militari dispersi: 7.750.000. Civili morti: 6.740.000. Perdite effettive: 24.402.000.

Pertanto, senza scomodare la III legge della dinamica, riflettiamo sempre, prima di una nostra azione.

Bibliografia: David James Smith, Una mattina a Sarajevo. 28 giugno 1914 Editrice Goriziana. ISBN: 8861021824. Pg. 250. Euro 25.

Featured image, Alan Touring.

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