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Sul paradosso buonista. E ancora sull’ospitata del leader del M5S a “Porta a Porta”: no, Grillo non ha “abbassato la testa” davanti a Vespa!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

800px-Bruno_Vespadi Rina Brundu. No, non ha “vinto” Vespa, quando per “Vespa” intendiamo il ruolo rassicurante delle modalità istituzionalizzate di fare politica mediatica, della politica che è fumo e usata propaganda elettorale. Non sono neppure d’accordo con chi scrive che Grillo ha abbassato la testa davanti al conduttore di Raiuno. Non è così, una simile conclusione sa di paradosso buonista (il cui motto potrebbe essere l’ispirato ritornerllo: “Se sei cattivo ti tirano le pietre, se sei buono ti tirano le pietre, qualunque cosa tu farai sempre pietre in faccia prenderai); rivoltato per convenienza e semplicistica modalità di critica.

In realtà il Grillo visto ieri in tarda serata su Raiuno, rete generalista per eccellenza, è il Grillo più vero, il Grillo senza veli, l’uomo qualunque dietro la maschera creata dalla leggenda. Il Grillo che spiega più di quanto non potrebbero fare mille saggi “informati” e “impegnati”, il perché l’M5S, diversamente dai movimenti di protesta estremista del ’68, non si è trasformato in movimento terroristico, vandalico; spiega perché la sua tipologia di “accorata” protesta è soprattutto gandhiana nella sostanza.

A momenti, la presenza a “Porta a Porta” dell’ex comico, anziché ricordare la discesa in campo del “capo”, come è stato scritto, riportava alla mente quei momenti di “indecisione” e di “tentennamento” operativo che abbiamo testimoniato durante l’avventura protestaria del movimento siciliano dei “forconi”. Ricordava, insomma, i dilemmi morali che sovente si pongono sul cammino del signor Rossi qualunque, quando dilaniato tra le necessità dell’imperativo interno che in quanto uomo libero gli commanda di ribellarsi alle “ingiustizie” subite in silenzio da una vita, e la paura forte – tipica dell’individuo sostanzialmente onesto – di passare dalla ragione al torto.

Si tratta quindi di effetti deleteri e collaterali delle necessità del politically correct a tutti i costi, di quelle necessità di politically correct che, purtroppo per noi, sono diventate l’imperativo categorigo morale vincente dei nostri tempi. Come già scritto si tratta fondamentalmente di uno status quo da paradosso buonistico. Pensare che tutto ciò che servirebbe al guru-Grillo di questi tempi allo scopo di anticipare l’inevitabile leadership governativa futura, sarebbe solamente un ufficio stampa efficace, un consigliere saggio, un make-up artist della comunicazione, un esercito di facce rassicuranti e di parlatori suadenti anche per l’uditorio vespiano; fatto questo sarebbero davvero poche le pareti che il suo sogno-politico-pulito non riuscirebbe ad abbattere anche perché i muri portanti della vecchia repubblica già vacillano, mai come ora.

Featured image, Bruno Vespa, source English Wikipedia, original uploader Daniele La Malfa 

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