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Sui “complotti europei” visti da Giulio Tremonti

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Tremontidi Michele Marsonet. L’ultimo libro di Giulio Tremonti, uscito da poco per i tipi di Mondadori, fa indubbiamente riflettere. S’intitola “Bugie e verità. Le ragioni dei popoli”, ed è in sostanza un atto d’accusa nei confronti di Berlino e Bruxelles colpevoli, secondo l’autore, di aver ordito nel 2011 un complotto per far cadere l’ultimo governo Berlusconi (nel quale lo stesso Tremonti ricopriva la carica di ministro dell’Economia e Finanze).

Qualcuno potrebbe obiettarmi che si tratta di tesi già note, al che rispondo: mica tanto. Intendo dire che alcune cose già si sapevano, mentre altre vengono viste nelle pagine del libro sotto una luce nuova. Il politico valtellinese è convinto che nell’anno anzidetto si sia verificato un vero e proprio “golpe” ai danni dell’Italia (e non del solo Berlusconi) attuato in sede UE, ma di matrice soprattutto tedesca e in secondo luogo francese.

Tremonti fa innanzitutto notare che il 21 luglio 2011 l’Europa approvò senza esitazioni il programma di bilancio italiano. Pochi giorni dopo si scatenò invece l’inferno. L’allora presidente della BCE, il francese Jean-Claude Trichet, prima consenziente alla linea di approvazione europea, cominciò subito dopo a lanciare pesantissime bordate contro il governo italiano dando origine alla famosa tempesta dello spread che portò alla sua caduta.

Finora si era parlato sì di complotto, ma esso si riferiva per lo più ad accordi tra alcuni Paesi europei che trovarono una sponda nel nostro presidente Giorgio Napolitano. Qui invece è avanzata la tesi che, in realtà, la crisi sia stata “cucinata” nella cancelleria di Berlino con il completo accordo francese. L’intento era quello – sempre secondo l’autore – di gettare sulle spalle dell’Italia i problemi delle banche tedesche e francesi.

Il fatto è che il nostro sistema bancario era molto meno esposto nei confronti degli Stati (allora) in crisi come Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia. Un misero 5% rispetto al 42% del sistema tedesco e al 32% di quello francese. Il nostro Paese chiese allora il ricorso agli eurobond, che fu seccamente rifiutato. Di qui la lettera della BCE che scatenò gli spread mettendoci subito in ginocchio.

A quel punto gli avvenimenti assumono un ritmo incalzante. Il presidente della Repubblica installa il governo tecnico di Mario Monti, gradito nelle grandi capitali europee, governo che però inasprisce ai massimi livelli la politica fiscale causando un risentimento anti-europeo che non ha fatto che crescere negli ultimi tempi (prova lampante il grande successo del movimento di Beppe Grillo).

Naturalmente mi limito a riassumere poiché le analisi contenute nel volume sono assai più complesse. Si noti però che Tremonti non utilizza i propri ragionamenti in chiave anti-UE, né si sogna di chiedere l’uscita dall’euro (per lui pericolosa, per non dire tecnicamente impossibile). Al contrario: sollecita un “ritorno alla politica per ridare un futuro all’Europa”, e propone un’integrazione effettiva dell’Unione, non basata sulla megaburocrazia, bensì sui fattori culturali, sociali ed economici.

Una conclusione che, visto il contenuto del libro, appare un po’ ottimistica. Tremonti è già stato accusato di fare “fantapolitica”, ed era forse inevitabile che ciò accadesse. Tuttavia le pesanti ombre calate sui rapporti inter-europei non sono solo il frutto di fervida fantasia. Tanti sono i fatti non spiegati che inducono a non sottovalutare il libro e a cercare di capire cos’è realmente accaduto in questi ultimi anni.

Senza dubbio ha avuto il suo peso anche la debolezza politica di un Paese come l’Italia che non riesce a dotarsi di un sistema efficiente, in grado di produrre governi stabili. Ma resta sullo sfondo la sensazione – per molti la certezza – che la maggior parte dei guai provenga dalle ambizioni egemoniche della Germania, per nulla disposta a essere nella UE una nazione come le altre.

Featured image, Corrado Guzzanti imita l’immarcescibile Giulio Tremonti, fonte Wikipedia

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1 Comment on Sui “complotti europei” visti da Giulio Tremonti

  1. Andrea // 6 April 2014 at 20:17 //

    Ma qualcosa di vero ho sempre pensato ci potesse essere, ma rimangono anche colpe gravi del governo Berlusconi che fondamentalmente ha assecondato l’andamento degli eventi, non realizzando quello che succedeva, anche per le pressioni di un ambiente industriale italiano molto critico verso l’euro. Alle volte ho pensato che una parte industriale del Veneto in particolare e della Lega non vedessero di malocchio una nostra uscita dall’euro, desiderata anche da certi ambienti industriali tedeschi e forse anche francesi. Purtroppo sono tutti politicanti da bar, come fondamentalmente è stato Berlusconi.

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