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C’era una volta il berlusconismo… Sulla facezia dei 12.000 club di Forza Italia (stile vecchio PCI) e su altre favole dei nostri tempi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

800px-1895_Dictionary_-_Castle_SCHEMAdi Rina Brundu. C’era una volta il berlusconismo ma adesso che è morto e sepolto parliamone, ecchessaramai! Leggo della dura presa di posizione di Silvio Berlusconi: la politica è in crisi e noi dobbiamo rinnovarci. Si tratta di “uno sforzo che dobbiamo affrontare tutti insieme mettendo da parte interessi personali, ambizioni individuali e la difesa di rendite di posizione”. Alla stregua, insomma, di un cucciolo di ippopotamo che mentre si rivolta nel fango ha una improvvisa crisi esistenziale: mamma, voglio diventare farfalla!

Il problema è che sarebbe più facile che un ippopotamo diventi farfalla e che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un forzista (un berlusconista) cambi pelle. Impossibile!, anche perché ciascuno di quegli elementi costitutivi di Forza Italia (i.e. i forzisti), che Berlusconi vorrebbe cambiare è fatto a sua immagine e somiglianza. Riflette il capo. Purtroppo, quasi mai ne riflette i pregi, per lo più ne riflette i difetti. Non vi è nulla di strano in questo perché non è dato principato dove a vassalli, valvassori e valvassini sia concesso splendere più del principe; qualora questo avvenisse si porrebbe immediatamente un problema, da risolvere.

Ne deriva – Machiavelli lo sapeva bene – che tutto ciò che può offrire una tale reggia è un parterre di cortigiani, di yes-men (e tantissime yes-women, un merito, nulla da eccepire!), pronti a compiacere il principe pur di risplendere di luce riflessa o di godere della sua imperitura riconoscenza. Dentro un principato come è quello forzista – che ha comunque caratteri di apparente democraticità e non ripropone intatte le dinamiche degli antichi principati descritti dall’immenso Segretario fiorentino (Niccolò non Matteo!) – si verificano situazioni anche distopiche, da mondo all’incontrario, laddove si può incontrare l’onesto-belief del “comandato” di essere effettivamente libero, di trovarsi insomma in una posizione di potere compiere una scelta e, finanche, l’onesto-belief del “comandante” di essere in grado di “concedere” quella libertà.

Non è così! Per nessuno degli attori. L’unico modo per far sentire una voce diversa (che risulterà sempre “stonata”) dentro Forza Italia è quello di abbandonarla come hanno fatto innumerevoli “traditori”. Ad un tempo, l’unica modo perché il comandante raggiunga davvero il target di cui sopra è che lui stesso metta da parte gli “interessi personali, ambizioni individuali e la difesa di rendite di posizione”. Detto altrimenti non si tratta, forse, di cambiare la squadra quanto piuttosto di cambiare l’allenatore.

Da questo punto di vista fa pure sorridere l’idea dei 12.000 club di Forza Italia sparsi sul territorio. L’impressione è che Silvio Berlusconi voglia copiare le vecchie dinamiche PCI, ma Berlusconi dimentica che il grande boom-locale di quel partito non fu dovuto alla tipologia di credo propugnato dal berlusconismo, quanto piuttosto al suo esatto contrario. E se è vero che le dinamiche descritte da Machiavelli per quanto riguarda principi e principati saranno sempre quelle e non muteranno mai, è pure vero che gli uomini – gli altri uomini, la maggior parte degli uomini – sono per loro natura inclini a ripudiare-servitù, si ribellano. Questo per dire che quel “miracolo” di cooptazione ideologica fortissima che riuscì a realizzare il comunismo italiano non è assolutamente alla portata del berlusconismo, there’s no doubts about that!

E senza dimenticare che al tempo di Internet la sola idea di impegnarsi nella costituzione di 12.000 club “reali” di un partito non ha capo né coda. La gente oggidì non ha tempo di frequentare sedi di partito e l’unico modo per raggiungere i potenziali elettori è di essere presenti online, fare un pop-up su un tablet o su uno smartphone (40 milioni di italiani sono collegati via smartphone, immagina!), etc etc etc. Ma questo naturalmente Berlusconi – chiuso nel suo avito castello circondato da coccodrilli famelici e fatto muovere da dinamiche obsolete come quelle dei suoi programmi tv – non lo sa, forse qualcuno dentro Forza Italia avrebbe pure voluto dirglielo ma poi… meglio non contraddirlo… il capo. Sic.

Featured image, il castello di Pierrefonds.

 

5 Comments on C’era una volta il berlusconismo… Sulla facezia dei 12.000 club di Forza Italia (stile vecchio PCI) e su altre favole dei nostri tempi.

  1. “… un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un forzista (un berlusconista) cambi pelle. Impossibile!”. Quanto meno, io metterei un punto interrogativo al posto dell’esclamativo, perché le vie del Signore sono infinite. L’idea dei club non è male. Potrebbe funzionare se, al posto di una connotazione politica, vi si desse una forma civica gestita di comune accordo con il PD che si rinnova. Non credo alle forme associative gestite su piattaforme mediatiche senza il fondamento su gruppi che hanno la necessità di risolvere problemi di vita in comune. Insomma i problemi sociali di tutti iniziano nel proprio condominio ed è in questo ambiente che occorre ridare un senso civico alla convivenza. Basta “Contro …”, solo “Per …”! Col punto esclamativo.

  2. Le vie del Signore saranno pure infinite ma le vie del berlusconismo sono sempre quelle!
    saluti

  3. No, non sono d’accordo con lei sui “club”; non potrebbe mai funzionare quella forma di aggregazione socio-politica al giorno d’oggi (e dunque non varrebbe la spesa – e poi, chi paga?).

    Su questi argomenti chapeau a Grillo e a Casaleggio! Il problema di Berlusconi resta il fatto che la loro “generazione” di riferimento è un’ altra… Una generazione-di-riferimento più a “disagio” in Rete e ad un tempo non certo il futuro del Paese. Ecco perché servono altre strategie: ma perché dovremmo suggerirle noi ai suoi esperti di marketing strapagati? Sono certa che ci arriveranno da soli.

    Però viste anche le tantissime letture che ha avuto questo pezzo mi preme aggiungere che quando ho parlato di “berlusconisti” e di “forzisti” nell’articolo intendevo i colonnelli-in-carriera – a vario titolo – e non certo gli elettori di Forza Italia che uguali agli altri sono nel loro diritto a scegliere i loro rappresentanti e non ritengo debbano rendere conto a nessuno delle loro scelte.

  4. Io, invece, sono d’accordo con lei. Infatti, scrivo che ” L’idea dei club non è male. Potrebbe funzionare se ..”, e personalmente nel mio condominio non chiedo soldi a nessuno per parlare di politica, né, tantomeno al signor Berlusconi. Il fatto è che cerco un referente, a parte lei che si occupa di comunicazione! Vorrei trovare qualcuno che giri nella mia via e che mi aggreghi nel senso indicato nel resto della mia prima risposta. Quindi niente colonnelli, ma giovani con forte senso civico salveranno la nostra Patria! A proposito di colonnelli, alle ultime elezioni politiche fui seguace di Giannino per tre giorni.

  5. Comunicazione? Per carità quella lasciamola agli esperti PNL che ho pure visto seguono Rosebud (che ci troveranno?).

    Mai scritto una virgola perché gli altri mi leggano: ho sempre scritto perché avevo qualcosa da dire e non mi sono mai preoccupata se il messaggio arrivava . Come ben si evince (è raro che io editi un articolo, butto giù e pubblico!). E’ il bello di non avere elettori da convincere…

    Ma un suo pezzo che racconti quella sua breve avventura come seguace e sostenitore politico di Giannino, quello sì che lo vorrei pubblicare, lo mandi quando vuole!

    🙂

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