PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Sul caso Alessandra Mussolini e sulla povertà umana e informazionale della Stampa nostrana.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

collagedi Rina Brundu. “Mussolini's grand-daughter caught up in underage pros*i*ution scandal in Italy after her husband is accused of paying teenage girls for se*”, “La nipote di Mussolini invischiata in uno scandalo di prostituzione minorile in Italia dopo l’accusa al marito di avere pagato delle minorenni per fare se**o” titolava pochi giorni fa il tabloid inglese Daily Mail. Il Daily Mail è però solo uno dei tantissimi giornali che, all’estero, si sono occupati dello scandalo Mussolini, uno dei pochi cognomi italiani che, fuori dai confini, fa ancora notizia.

Ma più della risonanza estera che ha avuto questo ennesimo caso di lenzuola-sporche italiane, mi hanno colpito dati editoriali al vetriolo comparsi sui nostri quotidiani, a dimostrazione che non c’è mai limite all’umana malvagità. Per quanto incredibile possa sembrare, proprio tra le pagine dei nostri organi d’informazione “più seri” sono comparsi paragrafi su paragrafi a memoria dei giorni in cui Alessandra Mussolini chiedeva la castrazione chimica per i pedofili e lanciava con il tipico trasporto questa o  quell’altra invettiva a supporto di questa o quell’altra crociata. Un poco come se in risposta al dolore di una madre a cui hanno appena rapito il bambino, il giornale della parrocchia pubblicasse un articolo per rammentarle dei giorni in cui l’aveva mandato senza chaperon alle gite dei boy-scouts.

Pazzesco! Non vi è dubbio alcuno che l’Alessandra Mussolini di questi tempi sia persona e donna ferita. Non vi è dubbio alcuno che sia parte lesa nello scandalo che ha coinvolto il marito, sia moglie offesa, sia madre preoccupata e addolorata, sia persona più fragile. Ne deriva che davanti alla fragilità degli altri si fa sempre un passo indietro, e se non si è capaci di dire qualche parola che possa aiutare sarebbe quanto meno più dignitoso stare zitti.

Ma ciò che mi fa veramente incazzare davanti al ridicolo status-quo informazionale è il fatto che si spari senza pietà su Alessandra Mussolini per il semplice motivo che è sempre stata persona che ha avuto il coraggio di dire ciò che pensava, anche quando il suo pensiero, spesso, era tutto fuorché politically-correct. E ancora ti sorge il dubbio che si spari su di lei senza pietà non solo perché ha sempre avuto il coraggio delle sue idee ma soprattutto perché è sempre stata donna che ha sempre avuto il coraggio delle sue idee. E donna che non ha mai scelto di vivere il suo essere donna con spirito di subalternità.

Nell’Italia bigotta, incancrenita e ipocrita che ha appena finito di festeggiare il suo 8 marzo, festa sessista per eccellenza, affogandolo dentro mari e oceani di retorica mediatico-telelevisiva senza limiti e senza vergogna, c’è davvero di che preoccuparsi. Ma non troppo, almeno per chi pensa che appena una voce libera viene zittita ce ne sarà sempre un’altra che prenderà il suo posto. Io per esempio non ho alcuna intenzione di zittirmi, non per ancora almeno.

Featured image, Dolores Ibarruri (1895-1989).

4 Comments on Sul caso Alessandra Mussolini e sulla povertà umana e informazionale della Stampa nostrana.

  1. Ben tornato Salvo! Ti ringrazio ma ci terrei a precisare che la mia non è una difesa ad oltranza di Alessandra Mussolini, l’avrei scritto per chiunque si fosse venuto a trovare nella sua situazione. Il tema semmai è sempre (di nuovo, reiterato), l’approccio giornalistico italico a simili situazioni che è sempre basato su due pilastri portanti: la parte juicy e gossipara, e l’altra di “vendetta” politica, essendo questo o quel giornale al soldo di questo o quell’editore che ha un interesse meramente politico nelle sue quotidiane scritture.

    A me invece preme l’idea di libertà di espressione, non a caso ho messo nella featured image la Dolores Ibarruri che era pure donna con le palle ma stava dall’altra parte, per dirla con termini obsoleti. Ovvero, a me preme che la voce di donne che hanno il coraggio delle loro idee non venga zittita, qualunque cosa dicano queste donne. Perché se dicono una cazzata si risponde nel merito della cazzata, ma non si cerca mai di zittire per averla detta, men che meno con modalità immonde.

    Da dire vi è che vorrei questo fosse fatto per gli uomini e per le donne. Per tutti. Come sai io non scrivo mai articoli “a favore” di Tizio o di Caio (li considero marchette); non lo faccio neppure quando approvo un dato comportamento… ;ma in questo caso come blogger mi è parso di poter intervenire perché tutto vorrei essere tranne un essere viscido che profitta del momento di difficoltà di chiunque per finirlo (ne ho purtroppo visti parecchi di essere simili nella mia vita, qualcuno straordinario nella sua iniquità!).

    Le mie battaglie preferisco combatterle quando si sta tutti in piedi – e senza colpi bassi – perché allora anche il perderle ha tutto un diverso significato.

  2. Ciao Gavino. Ripeto non beatifichiamo la Mussolini sia perché sono allergica ai santi sia perché immagino abbia le sue “colpe”. Lo spero almeno. Ma usare le cazzate fatte marito o da chicchessia per attaccare le sue idee politiche (e non) è immondo: qualsiasi sia il cognome che si porta. Che si chiami Mussolini è solo incidentale rispetto al mio punto. Certo, per i giornali esteri fa una differenza, ma i giornali esteri non si sono comportati come quelli italiani e si sono limitati a raccontare i fatti. Se avessero usato il metro-italiano probabilmente l’avrebbero accusata dei crimini di guerra del nonno. E di chi per lui.

  3. Comprendo ciò che dici Salvo, ma per me non ci sono SESSI più forti, ci sono persone, uomini o donne, diverse, capaci di venire fuori, sempre e comunque.

    Oltre la Mussolini, ci sono anche altre persone figli o figlie, parenti di personaggi famosi eppure muoiono all’ombra di quella fama-altrui.

    Ci sono poi coloro che non hanno santi in paradiso – io sono una di queste persone, immagino anche tu – che vengono comunque fuori con le loro idee; e questa è un’altra verità.

    Poi ci sono i fatti della vita: a volte belli molto più spesso brutti che incombono su ognuno di noi come spade di Damocle.

    Ebbene noi non dobbiamo mai permettere che quei fatti uccidano il meglio in noi; la capacità di dire il nostro pensiero (to speak up our mind), fa senz’altro parte di quel meglio. Di quel meglio che ci rende diversi, indipendentemente dal cognome che portiamo.

  4. Beh quella è una legge della democrazia: se sei nell’occhio del ciclone per le belle cose lo devi essere anche per quelle meno belle; ma i nostri peccati dovrebbero pesare sempre sulle nostre spalle mai su quelle altrui, VIP o NIP che siamo!

Comments are closed.