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Incendiato il tempio di Apollo. Flagias, condannato in eterno

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

475px-Angelo_Bronzino_001di Pietro Bondanini. Gli atti umani si svolgono in corsi epocali durante i quali Fatti imprevedibili non sequenziali determinano discontinuità, provocando biforcazioni dalle quali i gruppi umani possono ineluttabilmente separarsi per seguire ognuno la propria sorte . -----------------------------------------

Erasmo da Rotterdam nel suo famoso Elogio della follia, nel porsi la domanda su cosa chiedono gli uomini ai santi se non cose folli, adatta al suo dire alcuni versi dell’Eneide di Virgilio[1] laddove riferisce dell’arrivo di Enea a Cuma accompagnato dalla Sibilla giù nell'oltretomba, di sotto il lago d'Averno. Nel Campi Elisi incontra l'ombra di Anchise, che rivela al figlio che è stato scelto dagli dei per fondare l'Impero di Roma.

Tra gli altri dannati Flegias, Re dei Lapiti, che, per vendicare la morte della figlia, tentò di incendiare il tempio di Apollo a Delfi, non fu perdonato, tanto che il dio, dopo averlo crivellato di frecce, lo scaraventò nel Tartaro e per condanna dovette stare per l’eternità con un grosso masso sempre sul punto di cadergli addosso schiacciandolo. A gran voce Flegias urla: “Apprendete giustizia dall’esempio, e a non spregiare gli dei”.

La Sibilla spiega: “Se avessi cento lingue e cento bocche, e un’ugola di ferro, non potrei abbracciare in tutti, gli aspetti i delitti, non potrei elencare tutti i tipi di pena”.
Non, mihi si linguae centum sint oraque centum,
Ferrea vox, omnis scelerum comprendere formas,
omnia poemarum percurrere nomina possim.

Merita soffermarsi sulla clamorosità del tentato incendio al Tempio di Delfi, per svolgere qualche considerazione utile a esporre l’impressione che s’intese dare all’episodio dai tempi di Augusto a quelli della nascente riforma della chiesa introdotta da Martin Lutero.
La differenza, innanzi tutto, si rileva dal fatto che Erasmo adotta il testo virgiliano cambiando alcune parole, laddove: Omnis scelerum formas (tutti gli aspetti dei delitti) diventa Omnis fatuorum … formas “tutte le forme di pazzia”. Inoltre, Omnia poenarum … nomina: da “tutti i tipi di pena” diventa Omnia stulticiae nomina “tutte le forme di pazzia”; sicché il testo virgiliano si trasformi in: “Se avessi cento lingue e cento bocche, e un’ugola di ferro, non mi basterebbero per enumerare tutte le forme di pazzia, né i nomi di tutti i folli”.
Non, mihi si linguae centum sint oraque centum,
Ferrea vox, omnis fatuorum evolvere formas,
omnia stulticiae percurrere nomina possim.

Perché l’autore dell’Elogio abbia modificato alcuni versi di Virgilio nel parlare dei Voti di superstiziosi (XLI), considerando l’abitudine assai diffusa nell’adattare, a proprio uso, i versi dei grandi poeti per dar risalto a concetti sostanzialmente diversi dall’originario, non avrebbe importanza se la questione non lo divenisse nel considerare la validità del mito di Flagias nella sua estensione ultramillenaria.
Ai tempi di Virgilio – epicureo – contavano i fatti.

Flegias offese Apollo e Apollo, più potente di Flegias, lo punì. Flegias, nel Tartaro, urla il suo dolore procurato dal masso che continuamente lo minaccia (la giustizia), invitando a non spregiare gli dei (la legge).
Virgilio non dice altro: chi fa danno è punito senza possibilità di risarcimento. La cosa piaceva ad Augusto che aveva commissionato l’opera, tramite Mecenate.

Erasmo, invece, sembra leggere nell’episodio un’altra cosa: non dà risalto ai fatti ma alle persone.
Il Cristianesimo sopraffece la Romanità quando i soggetti cessarono di rivolgere la supplica all’imperatore che si proclamava dio, ma ai santi. Così si generò un santo protettore per ogni circostanza e per ogni genere di attività e gli ex voto invasero i santuari. Tra i tanti di cui sono zeppe le pareti e persino le volte di certe chiese – a detta di Erasmo – non si è mai visto il caso di chi fosse guarito dalla follia, o che fosse diventato, almeno un poco più saggio (vel pilo sic factus sapientior)?

Le osservazioni di Erasmo portano a considerare il duplice significato del mito. Il primo riguarda Virgilio che considera l’ineluttabilità del castigo dopo il delitto.  Il secondo, Erasmo, considera la follia come fatto i cui effetti si riflettono sullo stesso folle. Entrambi pongono un macigno in testa al reo, ma il secondo non menziona la pena perché il reo che alimenta la follia è il sacerdote che non ignora quanto ciò (gli ex voto) sia utile per i suoi piccoli guadagni (non ignari quantum hinc lucelli soleat accrescere). Per tutti è l’invito urlato di Flagias  a non spregiare, per vendetta, i simboli religiosi! Nell’Elogio, Flagias non è citato perché è lo stesso autore Erasmo che lo impersona e sul quale si riversò il macigno dell’eresia proclamata dal Papa e da Lutero.

Dopo lo scandalo di Cristo risorto, imperante il dio Tiberio, si succedono miracoli, prodigi e follie: Costantino vinse la battaglia di Ponte Milvio, Maometto distrusse gli idoli del tempio alla Mecca, un inventore ignoto dotò l’aratro del vomere e mise il giogo ai buoi, Colombo salpò da Palos, Lutero affisse novantacinque tesi al portale della Cattedrale di Wittenberg. Si avvicendarono follie ognuna lasciando tracce profonde sino ad arrivare in quel dell’Aquila alle ore 3:32 del sei aprile 2009 dove, qualche mese dopo la sciagura del terremoto, si riunirono i potenti del mondo … enunciando grandi promesse senza decidere nulla … e i fatti continuano a susseguirsi inevitabili e imprevedibili. Non successe nulla anche dopo il 5 luglio 1294, quando, dopo ventisette mesi di conclave, all’unanimità fu proclamato Papa Pietro Angelerio del Morrone,  col nome di Celestino V.

A ogni Follia si associa un personaggio che recita la parte del protagonista che concede la tutela a chi crede in lui. Ai tempi di Augusto vigeva il principio in base al quale, senza tener conto del torto subito dal potente, la vendetta conduceva il reo alla morte civile e, se non condannato a morte, a vivere col macigno della colpa in bilico sul capo; col cristianesimo nessuno è dio in terra, ma giunsero i santi da invocare e imitare per salvare l’anima, e il prete per indicare la via del bene.

Oggi il prete gestisce con sospetto ogni prodigio, e i santi continuano a essere proclamati, ma con prudenza, perché la chiesa si riforma con il lento lavorio di asportare dal trascendente ciò che la ragione spiega. La gestione della cura del dolore per i danni causati dai fenomeni naturali, non appartiene più al parroco a all’esorcista, ma è propugnata da soggetti laici auto referenziati che si qualificano ideologi, scienziati, artefici, specialisti in tutto, ed anche intellettuali di ogni genere. Costoro, chiusi nel ristretto cerchio della specializzazione e nell’ignoranza di ciò che è bene e di ciò che è male nei riguardi degli effetti esogeni delle loro opere, fanno proseliti nell’accaparrarsi la credulità della gente procurando danni sociali incalcolabili.

Flegias vive ancora tra noi, nessuno lo condanna più, ma come sempre, in troppi, dobbiamo sopportare sulla nostra coscienza, una colpa spesso inconscia o dimenticata.
Parafrasando Virgilio, le forme dei delitti, sono diventate le varietà di pazzi e i nomi dei castighi si sono trasformati in “tutte le forme di follia”. Erasmo, nel riesumare le parole della Sibilla scrisse, usando la desueta lingua latina, cento lingue e cento bocche, e un’ugola di ferro, non mi basterebbero per i nomi di tutti i folli.
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Se esistono forme di Follia, vuol dire che esistano anche forme di Non Follia. La Non Follia che cos’è? Se, da tutta l’umanità sottraiamo i Folli, quanti sarebbero i Non Folli? Ecco perché Erasmo scrisse che fosse guarito dalla follia, o che fosse diventato, almeno un poco più saggio! Chi sono i Non Folli? Esiste una persona di specchiata normalità? Durante la nostra esistenza l’abbiamo forse incontrata?
Torno all’antica Grecia per riferire del paradosso della sorite[2] (mucchio), proposto dal sofista Eubulide di Mileto.

E’ abitudine di noi occidentali di voler ridurre tutto ciò che vediamo in bianco e in nero. In realtà tutto è quasi grigio e, per render meglio l’idea, prendo ad esempio il color rosa che è dalla mescolanza del rosso puro (RGB = 255,0,0) col bianco (RGB = 0,0,0). Infatti se prendiamo un foglio rosso e, uno bianco della stessa dimensione, ognuno dei quali tagliato in mille pezzettini e mescoliamo il tutto, otteniamo un mucchio di pezzettini che danno l’impressione di essere il color rosa perfetto. In realtà si tratta di un’illusione: i colori rosso e bianco perfetto non esistono perché oltre certi limiti sia il bianco sia il nero come il bianco e il rosso, non sono altro che le varie apparenze del grigio. Infatti se dal mucchio togliamo tutti i pezzettini color rossi, ricostruiremo la collezione dei pezzettini bianchi che, in realtà sono di color grigio molto chiaro.

Col paradosso della sorite desidero solo rendere chiaro che è confuso il passaggio dall’“A” a “NON A”[3]. Dire che, nel cercare cosa è più rosa e cosa è meno rosa, tra mille pezzettini rosa, si può solo fare una cernita nell’insieme A e NON A, operando, entro misure accettabili, la separazione usando un colore neutro di riferimento: il grigio medio (RGB = 127,127,127).
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Ogni corso generazionale è caratterizzato da una Follia nella quale i folli sguazzano. L’evidenza di costoro appare mirabile dal modo di essere dell’Uomo come Ideatore, Artefice o Guerriero nell’introdurre il passaggio da una teoria all’altra nel fare accettare una nuova moda o nel modificare un costume di vita. La storia classifica i folli tra i geni, tra i costruttori e tra gli eroi chi s’impegna ed intraprende, mentre gli altri – non folli – non li menziona per niente, perché la loro esistenza è segnata dal non capire ma dall’adeguarsi ad ogni circostanze della vita. Nelle scienze umane il fenomeno delle follie si può circoscrivere lungo un border-line che veste specifiche proprie per ciascuno dei profili psichici, sociali e politici.

Gli atti umani si svolgono in corsi epocali durante i quali Fatti imprevedibili non sequenziali determinano discontinuità, provocando biforcazioni dalle quali i gruppi umani possono ineluttabilmente separarsi per seguire ognuno la propria sorte.
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[1] Virgilio, Eneide, VI; 625-627.
[2]  Dato un mucchio di sabbia, se si elimina un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. È ancora un mucchio, quando rimane un solo granello? E se un solo granello non è un mucchio, allora in quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio?
[3] Le cose non sono precisamente bianche o nere; ci sono gradazioni. E’ difficile credere che ciò sarebbe visto come rilevante contro la negazione classica; ma si può citare una letteratura irresponsabile che mira a ciò. Willard Van Orman Quine – Philosophy of logic

Featured image, l’Allegoria del trionfo di Venere, dipinto a olio su tavola (146×116 cm) di Agnolo Bronzino.

3 Comments on Incendiato il tempio di Apollo. Flagias, condannato in eterno

  1. Parleremo tutti un’unica lingua, oppure ogni cittadino di questo mondo potrà continuare a parlare la propria e l’interlocutore parlante l’altra, capirà come se ascoltasse la propria? Riprenderemo la costruzione della torre di Babele, oppure, ci avvieremo cogliendo altre due opportunità: ognuno resterà in casa propria, oppure colonizzeremo altri pianeti migrando in essi?
    “Gli atti umani si svolgono in corsi epocali durante i quali fatti imprevedibili non sequenziali determinano discontinuità, provocando biforcazioni dalle quali i gruppi umani possono ineluttabilmente separarsi per seguire ognuno la propria sorte”.
    La storia dell’umanità scorre su una linea unica o su più linee che si ricongiungono e si separano?
    Uguagliare l’imperatore a un dio, concepire i santi come persone venerabili, accettare la razionalità come il solo mezzo per trasformare in azione una decisione assunta dalla volontà espressa sotto forma d’intenzione, sono gli elementi costituenti del paradigma che nella storia ha portato l’uomo a percorrere una lenta ed inesorabile evoluzione?
    Penso che, nella storia, i Cambiamenti abbiano alcune volte segnato i passi più importanti della crescita umana: sono le scoperte geografiche e scientifiche, le invenzioni con i conseguenti progressi tecnologici, i conflitti bellici, sociali ed economici, e le catastrofi naturali.
    Le scoperte, e con esse le invenzioni, sono la più importante fonte di cambiamento e la causa di rotture negli equilibri sociali che hanno provocato stati di grave disagio per l’impatto sulle abitudini di vita. Gli strascichi di obsolescenza e le riconversioni sociali hanno costretto popolazioni intere a migrare dalla campagna alla città e da un continente all’altro.
    Le guerre, pur con i loro connotati di terribilità tali da apportare gravi sciagure, non favoriscono l’adattamento e recano danno indistintamente a vincitori e vinti. Infatti, a fronte dei danni materiali sia pure ingenti, i conflitti non sembrano ridurre le etnie perseguitate al disfacimento. Dopo le guerre, gli indici demografici segnalano una notevole diminuzione dell’età media accompagnata, peraltro, da un grande aumento della popolazione. I conflitti che hanno lo scopo di razzia, di conquista e di genocidio non generano crescita sotto il profilo umano e sono del tutto inutili per chi li mette in atto. Cessata la belligeranza, vincitori e vinti tornano al normale svolgimento delle loro occupazioni e succede anche che i vinti traggano maggior vantaggio rispetto ai vincitori. Giappone, Germania e Italia, perdenti alla seconda guerra mondiale, sono oggi ai vertici dell’economia mondiale, mentre i vincitori stentano a mantenere il primato nel mantenimento dell’equilibrio politico mondiale.
    Le catastrofi naturali danno scossoni rilevanti alla nostra esistenza: le grandi epidemie, i terremoti e gli tsunami, pur funesti in termini di vite umane, determinano cambiamenti poco apprezzabili per i superstiti che, a danni accertati, proseguono nel percorso dopo aver progettato ripari più efficaci contro le avversità naturali.
    I mutamenti climatici si sviluppano in tempi sufficientemente lunghi per essere assimilabili senza recare rilevanti danni sociali per una società evoluta come la nostra; è peraltro una sciagura per le popolazioni nomadi del Sahara che dalla pastorizia non riescono a stabilizzarsi per mancanza d’acqua e per assenza di capacità nell’uso di tecnologie moderne.
    Ecco quindi che posso affermare che, alla base dello sviluppo della civiltà, i maggiori stimoli derivano dalle scoperte geografiche, scientifiche e tecnologiche: per il resto, l’Umanità, come da sempre, è solo nelle mani di Dio.
    Tratto da:
    Da

  2. Con Matteo Renzi, inizia a emergere la generazione Erasmus!

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