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Giornalismo misterioso: chi e perché ha interesse a trasformare il glorioso Corsera in un blog? (Quiz a premi).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Dopo il recente, quanto curioso, cambio di grafica del Corriere.it, non possiamo negare che il quesito posto a titolo di questo pezzo ci assilla; meglio ancora non ci fa dormire la notte. Non trovando, di nostro, una risposta davvero convincente abbiamo pensato di risolvere l’arzigogolato riddle trasformandolo in un quesito-a-premi.

Partecipate numerosi! La miglior risposta – giudicata tale da un team di “responsabili” grafici-web – verrà premiata con un rarissimo articolo di cronaca politica italica autorato da un giornalista italiano e che… non è una marchetta!

Per quanto incredibile possa sembrare ne esiste ancora uno e sarà vostro!!!

Immagine2Featured image, The New York Times, uno straordinario giornale online.

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5 Comments on Giornalismo misterioso: chi e perché ha interesse a trasformare il glorioso Corsera in un blog? (Quiz a premi).

  1. Francesco Blasi // 9 March 2014 at 10:38 //

    Comincio con una parentesi: noto non senza sgomento che nessuno se l’è sentita finora di rispondere.

    Dunque, sembra a me che ormai il giornalismo italiano -ma forse non solo quello italiano- sia caduto vittima della predicazione tuttora di incerta fonte che assegna spazi definiti e tra loro separati da compartimenti stagni alla notizia da una parte e al commento dall’altra. Per carità, la divisione è classica e tuttora sacrosanta; ma nella incomunicabilità per target di lettori non ci si era mai spinti così lontano come oggi.

    C’è chi è giunto a sostenere, l’Ordine dei giornalisti per esempio (documentarsi prego sulla polemica seguita alla lezione online obbligatoria sulla “deontologia professionale”), che la rete è medium ideale delle notizie per via della sua modalità “in tempo reale” (sic) mentre la carta stampata è auspicabile venga convertita in sede di “approfondimento delle notizie”.

    Succulenta carne a cuocere per ricche speculazioni, come si vede. E il Corriere.it? Forse, azzardo, sulla scia della compartimentazione stagna ormai in voga, all’esito di una rituale tempesta di cervelli è stato deciso che il contenitore online può essere la risposta italica a Huffington post -che il collega Stefano Tesi battezzò all’epoca del lancio “Fuffington post”.

    Insomma, una geniale inversione di media, forse con lo scopo di salvare funzione e introiti della vecchia cara carta stampata. Opinione, questa, suffragabile con la povertà di taluni contenuti online che Corriere.it da tempo già mostra con un certo orgoglio. Prova regina ne sia l’insipida recente uscita di Magris sulla cultura ai tempi della rete.

    Partendo dall’assunto che quanto è gratuito vale poco o nulla, il Corriere ha dunque aperto la sua palestra dei refusi intellettuali, la sua dicarica delle scorie residuate dalle notizie.

    Ho vinto?

  2. Diciamo che la risposta è molto informativa (e di questo ti ringrazio) ma non esaustiva. C’è di più, molto di più! Pensa per esempio che causa la nuova grafica, adesso sono alla ricerca di una nuova fonte informativa affidabile di prima mano per l’Italia. Non visito mai molti siti (di certo non visito mai l’Huffington Post, qualche neurone mi resta ancora), ne scelgo sempre uno di riferimento. Diventato il Corriere “tecnicamente” illeggibile, punto verso l’ANSA, ma anche IL FATTO ha un suo perché.

    Però l’Ansa e Il Fatto non sono il Corriere e questo occorre dirlo: da qui il problema. Il Corriere.it è stato sempre un sito di “seconda-mano” rispetto alla grande responsabilità informativa che aveva. I refusi erano uncountable (i refusi sono un vero problema online – ne so qualcosa – ma quando dietro vi è una redazione pagata non sono giustificabili in numero così alto), la qualità degli articoli meglio non discuterne, gli occhielli a sfondo-erotico sessuale davvero troppi, le marchette agli amici non se ne parla, etc etc… però la grafica non era malaccio e mercé il fatto che sul Corriere scrivono alcune firme validissime (per esempio lo stesso Grasso per la critica televisiva, ma non solo lui), era comunque il mio primo punto di riferimento informazionale.

    Quando ho saputo che dovevano fare il cambio di grafica ho gioito! Finalmente, mi sono detta, guarderanno al modello The New York Times e il giornalismo tornerà in Italia vestito anche di un abito decente (che conta, soprattutto online!). Immagina dunque il mio sgomento quando il giorno dopo anziché il Corriere ho trovato un blog… infarcito di fotografie e di articoli con una grafica che a confronto quella di Rosebud è stellare: ma dov’è la serietà?

    La prima cosa che mi è venuta in mente è quella conversazione registrata tra l’editore de L’Ora di Calabria e quel signore che gli diceva di non pubblicare l’articolo. Uno dei due, non ricordo chi, sosteneva che il fatto che lo stesso argomento fosse stato trattato in un articolo pubblicato online non importava, l’importante è che il pezzo non comparisse sulla versione cartacea. Mi sono sbellicata: un poco come dire al Papa (di altri tempi), non dire questa cosa durante la predica paesana ma sparala pure nel tuo discorso urbi et orbi…..

    Questo per dire che ho avuto l’impressione che gli azionisti del Corriere (o chiunque abbia autorizzato questa roba immonda), hanno forse pensato che il sito online non conta… meglio continuare a pensare solo alla “carta”. Adesso mi viene in mente una battuta di Totò sulla “carta bianca”…. Insomma, quando disse all’ufficiale nazista dove se la poteva mettere, ma lasciamo perdere….

    La verità è che mi cascano le braccia, speriamo che prendano provvedimenti subito perché il sito è graficamente illegibile e c’è tutto il resto del lavoro da fare. Che poi qualcuno spieghi alla redazione di quel giornale che il futuro dell’informazione è elettronica soltanto, perché non potrebbe essere altrimemnti. Magari ci mandiamo quegli esperti di neurocomunicazione linguistica di Grillo, a questo punto, infatti, bisogna tentarle tutte….

    E per intanto faccio riferimento all’ANSA perché di vedere il seno nudo di Tizia e di Caio a me non me ne frega niente, così come non mi frega niente delle marchette agli amici, dei consigli adolescenziali in prima, dell’angolo di cucina, della retorica ad oltranza (terribile l’ambaradan di ieri su questa schifezza mediatica della festa della donna – te la do io la festa!).

    Insomma questo NON E’ GIORNALISMO E QUESTO PRIMA O POI IN QUELLA REDAZIONE DOVEREBBERO CAPIRLO!!

  3. Francesco Blasi // 9 March 2014 at 20:23 //

    “…un poco come dire al Papa (di altri tempi), non dire questa cosa durante la predica paesana ma sparala pure nel tuo discorso urbi et orbi…”.

    La risposta te le sei data tu: è una questione di abissale ignoranza.

  4. Non ne sono così sicura: come detto io, diversamente da Magris, credo poco nell’ignoranza altrui, meno che meno nell’ignoranza italica. Credo di più nella furbizia italica e nella situazione contingente.

    Ho letto diversi comunicati del CDR e non c’è da stare allegri: è ovvio che i soldi sono pochi e bisogna andarci cauti. Però sono certa che con metà di quanto potrebbero avere speso per quella homepage infarcita di fotine, sarebbe stato possibile crearne una degna di un giornale come il Corsera.

    Di fatto, mentre tutto nel mondo del giornalismo è cambiato in questi anni, una delle poche cose che non è cambiata nell’immaginario del lettore è la tipologia di homepage che accompagna un vero giornale degno di questo nome. Al The New York Times questo lo hanno capito, naturalmente, da sempre.
    E non solo questo. Ciao

    ps dire che è così semplice da capire e guarda che bella questa home con la sua foto “alive” proiettata verso il futuro, che si può vedere in questo momento
    http://www.nytimes.com/

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