PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

L’Arena: sugli “incisi” nel giornalismo “sano e onesto” di Giletti, l’anti-Santoro. Dalla brillante dialettica di Grillo all’intervista a Ornella Piredda, la donna che ha denunciato lo scandalo rimborsi della Regione Sardegna.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Deledda3di Rina Brundu. “Guarda Giletti, tu hai una responsabilità pazzesca… la televisione è immagine… ho visto la tua trasmissione: mentre parlava la Lupo, la regìa inquadrava la Moretti, che è bella…. la televisione è immagine, i talk show sono truccati…. Non è il tuo caso…” così parlò un Beppe Grillo in vena di formule da captatio benevolentiæ durante la seconda parte dell’intervista sanremese concessa a Massimo Giletti. Di fatto con l’utilizzo di cotanta retorica disimpegnata e di una dialettica brillante (… i politici… fanno i decreti legge… mettono insieme il femminicidio e la TAV, poi ti dicono, scegli, si o no? Se rispondi no sei ha favore della violenza sulle donne!), il leader del M5S ha giornalisticamente sdoganato il conduttore del programma di approfondimento similpolitico, L’Arena, con suo (dello stesso conduttore) sommo piacere. Poco dopo, intervistando Giovanni Toti (Forza Italia), Giletti si è infatti lanciato: “Hai fatto bene a scegliere noi per la prima volta (intendiamoci, per la prima ospitata nei salotti televisivi)… si parla di 4 milioni (i.e. di ascoltatori).

Lo confesso, tra questi telespettatori ci sono anche io, da parecchie settimane, e ho piena coscienza che in qualche modo dovrò scontare il peccato a posteriori. Nel frattempo l’assidua frequentazione aiuta a fare un’analisi più approfondita dello stile giornalistico gilettiano. A oggi potrei forse dire che Massimo Giletti, nonostante le indubbie velleità, sia l’anti – Santoro per eccellenza (sebbene ormai citi Travaglio e gli articoli de Il Fatto più della Bibbia e più del conduttore di Servizio Pubblico). Non a caso laddove Santoro vive di sermoni, pistolotti, incipit tanto corposi che nelle giornate meno ispirate ti fanno venire il latte alle ginocchia e considerare con una data simpatia la pratica giapponese del seppuku, Giletti vive di incisi… molto…. incisivi, o giù di lì.

Questo per dire che solo isolando l’intrinseca “valenza” di frasi incidentali come: “Noi abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con l’M5S e siamo sempre stati alle loro regole: cinque domande chiuse…”, “Giovanni (i.e. Toti)… tu hai una grande esperienza…”, “Attenzione! A ciò che ha detto Renzi…”, “io sono contro la caccia alle streghe nei confronti dei politici… noi facciamo un giornalismo sano e onesto”, “sul tema si sono espressi personaggi importanti come Mentana”, “Vincenzo Mollica che è uno dei grandi giornalisti del TG1”, si ha perfetta coscienza di come nel fantastico mondo del giornalismo gilettiano non si scontenta nessuno, tutti sono immuni da ogni peccato e tutti hanno ragione: ha ragione il leader maximo del movimento a 5 stelle, ha ragione il senatore dissidente Orellana, ha ragione Renzi, ha ragione Letta, ha ragione l’assessore siciliano ricettore di prebende monumentali, ha ragione il vicino di casa che ascolta Bach a tutto volume alle tre di notte e via così almanaccando.

Ahi novello Grillo-sdoganatore che cos’hai fatto! Vero è però che nel mare magnum di opinabili perle gilettiane (straordinario, quanto infelice, il ringraziamento a Alitalia che, a suo dire, avrebbe compreso le difficoltà di fare un programma come il suo, venendo incontro a uno degli ospiti della trasmissione!), durante l’odierna puntata del suo programma, si è senz’altro fatto notare il servizio dalla Sardegna omertosa, tristo sfondo dello scandalo dei rimborsi regionali. Difficili da dimenticare – per ogni sardo degno di questo nome – le parole di un vecchio di Siniscola che, mentre la giovane reporter faceva domande sugli whereabouts di uno dei consiglieri coinvolti nel suddetto scandalo, ha tuonato: “Noi non pensiamo, noi non parliamo!”. Scena indegna, indegnissima, del tanto sangue versato dai ragazzi del ’99 tra le trincee della prima linea della Grande Guerra, ma non solo. Scena indegna, sommamente indegna, e solo parzialmente “curata” dall’intervista a Ornella Piredda, la coraggiosa funzionaria demansionata per avere fatto, in Regione, qualche domanda di troppo sulle ricevute delle spese effettuate dai consiglieri. E che in relazione alle stesse ricevute si sarebbe sentita rispondere: “Il regolamento non prevede che si consegnino pezze giustificative per le spese…”.

Fa male al cuore pensare che per avere “ficcanasato” in queste faccende la signora sia stata demansionata, il suo stipendio sia stato decurtato, sia stata messa alla berlina dai colleghi, abbia perso la casa e fatto una malattia della faccenda. Fa male al cuore pensare a questa Sardegna di oggi, amministrativamente e politicamente abbandonata, terra di suicidi, di gelosie, di comportamenti molesti, terra dimentica delle sue antiche virtù e della sua indiscussa nobiltà dell’anima.

Alti e bassi da giornalismo gilettiano dunque, ma per favore qualcuno glielo dica al conduttore de L’Arena che l’8 marzo (a meno che non sia la festa del maccarone al pomodoro!) NON DEVE avere alcun significato né vero né retorico: l’8 marzo è semplicemente il giorno che precede il 7 marzo e arriva prima del 9. La speranza dell’Italia anti-sessistra potrà iniziare solamente quando si sarà capito e metabolizzato – anche nelle trasmissioni del servizio pubblico “da 4 milioni…” – questo semplicissimo e basilare concetto. Il resto è conseguenza delle cose. Delle buone cose.

Featured image, Grazia Deledda, una grande donna sarda di una Sardegna… diversa.