PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Della terra dei cachi mediatici 2014 (1): da Grillo a Sanremo a #enricostaisereno che finì come Tranquillo: #atuttaRenzi? E sul concetto di “fortuna da Gad Lerner a Machiavelli.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

tweetlernerdi Rina Brundu. “Che fortuna sfacciata Fabio Fazio, gli arriva Grillo a Sanremo!” ha twittato poche ore fa Gad Lerner. Difficile argomentare se la promessa (minacciata?) visita del leader del M5S in quel di Sanremo sarà una “fortuna” per Fazio. C’era un tempo, neppure troppo lontano (ottobre 2013), in cui sul blog di Beppe Grillo veniva postato un video dedicato al presentatore del Sanremo 2014 e titolato “Una vita da stuoino”. Affinché il messaggio non lasciasse spazio al dubbio la definizione del termine fu anche stampata a chiare lettere sulle immagini che mostravano un Fabio Fazio intento ad “omaggiare” ogni vip politico invitato nei suoi programmi: stuoino [stuo-ì-no] s.m. Piccolo tappeto, perlopiù di fibre vegetali ruvide, posto davanti alla porta per pulirsi le scarpe prima di entrare.

Epperò, dati i tempi, difficile anche dire se l’eventuale “calata” sulla fiorita riviera sarà una fortuna per lo stesso Grillo. Dal 1986 in poi (ovvero dall’anno in cui il comico genovese fu allontanato dalla Rai per la mitica battuta contra-Craxi sul PSI e  i cinesi “ma se sono tutti socialisti, a chi rubano?), tante cose sono accadute. Per esempio si è appurato oltre ogni ragionevole dubbio che il magna-magna non era solo dei socialisti ma una faccenda più generalizzata, all’insegna di un ideale hashtag ante-litteram #guaiaivint… pardon, #guaiachinonmagna! Grillo stesso è cambiato: manca della spontaneità, della vivacità e dell’onestà mediatica di allora. La sua “riconversione” televisiva sorprende: un altro saggio consiglio degli esperti di comunicazione PNL, o un’illuminazione sulla via di Damasco stile si fa meno fatica a far abboccare 10 milioni di pesci con l’amo di mamma-Rai che 30000 utenti registrati con l’ennesima sparata dal blog? Il dubbio mi assilla.

Sempre a proposito di fortuna, difficile prevedere quella che avrà l’ideale hashtag #atuttarenzi imperante in queste ore, essendo quest’ultimo fratello acquisito di #atuttoAlfano e quindi, almeno in terzo grado, cugino di #atuttoCasini e, dulcis in fundo, #atuttoSilvio (avrebbe mai potuto essere altrimenti?). Difficile dire, insomma, cosa sia la “fortuna” nella terra dei cachi mediatici 2014. Di certo vi è soltanto che non è stata troppa la fortuna di #Enricostaisereno, il quale Enrico è finito come il tristo Tranquillo che partito alla ricerca dell’Isola della Felicità finì nell’atollo dei comunisti farisei.

E di certo vi è anche che il concetto di “fortuna” del giornalismo e dei giornalisti italiani (leggi Gad Lerner), sembrerebbe molto diverso da quello di Machiavelli. Per il grande Segretario fiorentino (Niccolò non Matteo), la fortuna era senz’altro una forza che sfuggiva ad ogni controllo, ma era comunque arbitra delle nostre azioni solo per metà: la virtù poteva eliminarne gli effetti. Per il giornalismo e i giornalisti italiani (leggi Gad Lerner), invece, la “fortuna” sembrerebbe fare perfetta equazione con il culo-mediatico. E la virtù? #chicazzosenefrega!

Della terra dei cachi mediatici 2014: appunto!

Featured image, il tweet di Gad Lerner e l’altro di Fazio che ha chiuso la giornata di ieri anche lui sereno. E tranquillo.