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I casini di Pier Ferdinando Casini (al capolinea?)

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

225px-Pier_Ferdinando_Casinidi Michele Marsonet. L’intervista che Pier Ferdinando Casini ha rilasciato a “Repubblica” sabato 1 febbraio contiene almeno un paio di elementi sorprendenti. Il primo è quello più ovvio ma meno interessante dal mio punto di vista, anche se riconosco senza difficoltà che possa risultare invece il più succoso per molti altri.

In sostanza l’ex leader della UDC si arrende, per così dire, all’evidenza. Impossibile spezzare il bipolarismo, soprattutto dopo l’accordo tra Renzi e Berlusconi. Il terzo polo centrista (o “popolare”) da lui vagheggiato per tanti anni si è rivelato una chimera e nulla più, e l’ennesima spaccatura con Monti all’interno di Scelta Civica ha messo una pietra tombale su ogni idea di questo tipo.

La conclusione? Un ritorno nel centrodestra con Forza Italia e Alfano. Più facile a dirsi che a farsi, ovviamente. Bisogna infatti vedere cosa ne pensano NCD e, soprattutto, Berlusconi, anche perché non è chiaro di quali e quante truppe Casini possa ormai disporre. A occhio e croce sono assai esigue.

Tuttavia, come dicevo prima, vi è un altro elemento ancora più sconcertante nella suddetta intervista. Il terzo polo, a detta di Casini, esiste e non è certo quello che lui ha cercato di costruire in passato: l’ha fatto Beppe Grillo alle elezioni.

Si tratta però di capire quale significato abbia in tale caso il termine “polo”. Chi lo usa intende di solito riferirsi a un raggruppamento politico di vaste dimensioni nel quale sono comprese forze diverse ma accomunate da un’ispirazione di fondo, che si traduce in un programma preciso sulla cui base si chiede il voto agli elettori.

Non sempre funziona così – tutti lo sanno – e spesso abbiamo visto “poli” che assomigliavano tanto all’armata Brancaleone del celebre film di Monicelli. Però la semantica politologica dice che il senso della parola è quello prima indicato.

Stupisce quindi che un politico di lunghissimo corso come Casini, esponente della “autentica” DC e non di sue pallide imitazioni (come per esempio Letta e Renzi), appaia così rassegnato a considerare M5S come un vero e proprio polo destinato, in modo ineluttabile, a contendere per lungo tempo la scena a centrodestra e centrosinistra.

Si vorrebbe infatti sapere qual è il programma dei grillini; che cosa propongono oltre la semplice contestazione di tutti e tutto e la tesi che i problemi vadano risolti nel web raccogliendo l’opinione di alcune migliaia di persone.
Eppure Casini afferma nella stessa intervista che la vera partita si gioca contro un populismo anti-europeo e anti-istituzionale che mette a soqquadro il Parlamento. E a suo avviso quello sarebbe un “polo”?

Mi sarei atteso da un politico di cotanta esperienza l’indicazione di un auspicio o, se si preferisce, di una speranza. Auspicio e speranza che un bipolarismo forte metta fine alle carnevalate aggressive inducendo gli elettori a non votare solo per protesta.

E invece, a quanto pare, dobbiamo tenerci Grillo e il suo movimento come componenti fissi dello scenario politico nazionale. Il guru Casaleggio potrà a questo punto dimostrare che le sue capacità di vaticinio sono reali.

Featured image, Casini.

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