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MASTERPIECE (RAI3), il talent letterario: una modesta critica in un singolo aforisma. O quasi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

220px-Fotodijoycedi Rina Brundu. Un talent letterario? Why? Pourquoi? Perché? Pe(c)ché? O usando le ispirate parole di un gigante della letteratura mondiale: “Bababadalgharaghtakamminarronnkonnbronntonnerronntuonnthunntrovarrhounawnskawntoohoohoordenenthurnuk!” ― James Joyce, Finnegans Wake(1939), in Dublin-London.

(che reso nel nostro  idioma diventa,

più o meno: “Bababadalgharaghtakamminarronnkonnbronntonnerronntuonnthunntrovarrhounawnskawntoohoohoordenenthurnuk!”)

Libera traduzione di Rina Brundu, sempre in Dublino.

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Ma contro l’omologazione, l’uniformazione, l’integrazione, il tentativo istituzionale di livellamento della capacità d’intelletto (e del suo diverso sentire), vanno bene anche questi altri detti dello scrittore ribelle, dannato e geniale per eccellenza.

1)    “I’ve put in so many enigmas and puzzles that it will keep the professors busy for centuries arguing over what I meant, and that’s the only way of insuring one’s immortality.”

(Ho inserito così tanti enigmi e indovinelli (nda: nei miei scritti), che terranno i professori occupati per secoli a discutere su ciò che intendevo dire: questo è l’unico modo per assicurarsi l’immortalità).

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2)    “The artist, like the God of the creation, remains within or behind or beyond or above his handiwork, invisible, refined out of existence, indifferent, paring his fingernails.”

(L’artista, come il Dio della creazione, rimane dentro o dietro, o oltre o sopra il suo lavoro, invisibile, depurato dell’esistenza, indifferente, occupato a farsi le unghie).

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3)    “I will tell you what I will do and what I will not do. I will not serve that in which I no longer believe, whether it calls itself my home, my fatherland, or my church: and I will try to express myself in some mode of life or art as freely as I can and as wholly as I can, using for my defense the only arms I allow myself to use — silence, exile, and cunning.”
― (da  A Portrait of the Artist as a Young Man)

(Vi dirò ciò che farò e ciò che non farò. Non servirò ciò in cui non credo più, sia che si chiami casa mia, la mia patria o la mia chiesa: e proverò ad esprimermi in qualche modo o in qualche arte tanto liberamente e in maniera tanto piena quanto mi sarà possibile, usando per difendermi le sole armi che mi concedo di usare: il silenzio, l’esilio, l’astuzia).

(da Ritratto dell’artista da giovane).

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4)    “Shut your eyes and see.”

“Chiudi gli occhi e vedrai”.

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5)     “The object of the artist is the creation of the beautiful. What the beautiful is, is another question.”
―  (da A Portrait of the Artist as a Young Man).

L’obiettivo dell’artista è di creare il bello. Che cosa sia il bello è naturalmente un’altra faccenda.

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And last, but not least:

6)    “This race and this country and this life produced me, he said. I shall express myself as I am.”
― (da A Portrait of the Artist as a Young Man)

“Questo popolo, questo paese e questa vita mi hanno prodotto, disse. Mi esprimerò così come sono”.

(da Ritratto dell’artista da giovane).

Featured image, l’immenso nel 1915.
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6 Comments on MASTERPIECE (RAI3), il talent letterario: una modesta critica in un singolo aforisma. O quasi.

  1. Caro Franco,
    in realtà quello è l’ipse-dixit che ognuno dovrebbe fare suo, non importa quale sia il suo field of expertise. Nel mio caso il problema sarebbe più complicato perché io, purtroppo o per fortuna, sono il prodotto di mondi differenti, spesso profondamente diversi.

    Credo inoltre che sarebbe più facile mettere mano e risolvere il problema burocratico nella pubblica amministrazione italiana che “cambiare” o “usare” me, ne convieni?

    Il punto che si faceva sopra era di altra natura. Non vi è nulla di più dannante della “scrittura”, quando intesa come istinto creativo, quando è malattia, morte, in termini kafkiani; tentare di ammaestrarla scambiandola per un’arte che si impara è quanto di più offensivo possa esserci, specialmente per coloro che (e non sono pochi), tentando di razionalizzare quell’istinto con cui sono nati ci hanno lasciato le penne, tra i tanti, in questo momento di stanchezza, mi viene in mente la Sylvia Platt, ma la lista è infinita.

    Se il talent l’avessero chiamato “l’angolo dell’editor”, laboratorio scritturale e/o creativo non avrei avuto nulla da dire ma, ripeto, chiamarlo talent letterario è un’offesa e, purtroppo, un segno dei tempi. Se consideriamo poi che il tutto accade in un Paese di grandi poeti ma che da un punto di vista narrativo – esclusi, su un piano più popolare Collodi, Salgari e Guareschi – non ha prodotto mai nulla di sostanziale…. Beh è tutto dire. E chi la pensasse diversamente ovviamente non ha la più pallida idea di cosa abbiano prodotto gli inglesi, gli irlandesi, i tedeschi, i russi, gli americani… finanche gli australiani. Dato che queste robe sono state il mio piano quotidiano per vent’anni credo di poter dire la mia senza grossi problemi.

    Ti dirò di più… mentre ascoltavo (per venti minuti, poi mi è venuta la colite esattamente come quando leggo un pezzo scritto da me), l’unica cosa che mi veniva in mente era che vi era più genialità, senso creativo, istinto verso la ribellione e la dannazione nel reiterato e mediatico “Capra” di Vittorio Sgarbi, che in tutte le fesserie che stavo ascoltando in quel programma; per inciso, si trattava di una versione povera dei consigli editoriali dati dall’immenso Stephen King nel suo “On writing”. Con la differenza che King E’ LO SCRITTORE. Come vedi veniamo dalla montagna….ma…..

    Infine, se si può criticare questo programma televisivo, e chi lo fa vivere con onestà e volonterosamente, con una data serenità, non ho difficoltà a dire che bisognerebbe frustare nella pubblica piazza i critici o pseudo-tali che lo acclamano. Altro segno dei tempi.

    Un augurio per un sereno Natale, Franco. A te e alla famiglia. E grazie ai tanti che mi hanno scritto via e-mail. Baci. RB

    • Ma come non è uno bravo quello che riusando ciò che è già molto apprezzato va dietro le esigenze statistiche dei molti che guardano la TV?

    • …E comunque è defunto se non sbaglio con poco rumore. Del resto in TV non ha retto nemmeno ballando (davvero) con quelli bravi e si son dovuti inventare ballando (uno bravo ed uno no) sotto le stelle…

      • sul fatto che morisse senza fare rumore non ho mai avuto dubbi…. ritenevo solo che fosse meglio evitare pure il rumore della nascita…. l’udito e’ un bene prezioso.

  2. e non faccio fatica a condividere ogni singola parola che hai scritto
    personalmente ho trovato la faccenda così oltraggiosa da sospendere a più riprese i numerosi tentativi di commento avviati per manifesta (mia) incapacità di reprimere lo sdegno ed evitare di scadere nell’invettiva più becera
    in una parola: sgrunt!
    e doppio sgrunt!!

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